E' difficile valutare quanto
l'azione criminosa discenda da una scelta. O meglio, è
difficile valutare quanto la gamma delle scelte possibili - fra le quali è
stata selezionata la scelta criminosa - sia, a sua volta, l'esito di una scelta.
Ogni decisione è
l'espressione di una scelta che è stata selezionata all'interno di una
gamma limitata di soluzioni possibili, una gamma che si riduce o si amplia,
via via che il soggetto si lascia alle spalle i bivi che ha incontrato nella
vita.
Luigi
Chiatti è stato capace di guidare se stesso nel volere la morte delle
sue vittime? Quali criteri utilizziamo per comprendere l'accaduto? Qual è
la prima reazione che abbiamo di fronte ad un fatto del genere?
La legge prevede che un soggetto giudicato incapace di intendere e di volere
non può essere condannato, dunque non potrà andare in carcere,
ma in un luogo dove curarsi.
Bisogna riflettere su come
il giudizio e la pena vengono definiti non solo sulla base di dati tecnici,
ma anche in base alle reazioni emotive e alle attese del cittadino. Quanto più
è grave, doloroso, traumatizzante un reato per la società, tanto
maggiore sarà la spinta del corpo sociale a rispondere in maniera forte,
intensa, esemplare.
DI fronte a un grave reato, la reazione non è quella di rimanere ad occhi
incantati di fronte all'ignoto, come si fa per le cose belle. Se avviene qualcosa
di brutto, se la cosa è incomprensibile, il
cittadino comune è indotto ad allontanarla da sé quanto più
possibile.
Il reato che è al confine della scelta, è anche ai confini della
comprensibilità. Se la cosa è incomprensibile, destabilizzante,
se turba gli animi, non solo il cittadino, ma anche l'istituzione ha bisogno
di reagire inscrivendo questa cosa in uno schema che permetta di affrontarla,
possibilmente senza offendere i sentimenti del cittadino comune. E
la reazione più comune del cittadino è che quanto più il
reato e il dolore che ne consegue sono gravi, tanto maggiore sarà la
sensazione di minaccia e di insicurezza personale, la voglia di sentirsi protetti,
la voglia di escludere
permanentemente il portatore della minaccia.
Ma questa esclusione
si può materializzare in maniera drastica solo attraverso una distorsione
del senso del reato, solo attraverso un ergastolo, che è possibile comminare
solo a patto di giudicare chi ha commesso il reato capace di intendere il senso
della sua azione.
I genitori di Lorenzo Paolucci
sono andati in giro per l`Italia per cercare psichiatri ed avvocati che li difendessero
dalla eventualità che Luigi Chiatti venisse giudicato incapace di intendere
e volere.
Ma dopo qualche tentennamento processuale, Luigi Chiatti ha avuto l`ergastolo
perché è stato giudicato
in grado di intendere il senso delle sue azioni.
Ma chi violenta e uccide
un bambino gratuitamente, un pedofilo che produce dolore in nome di nessun vantaggio,
può essere
considerato capace di intendere e volere? D'altra parte, se non lo si ritiene
tale non si può condannare la persona! Questo è il primo paradosso!
Bisogna quindi giudicare per forza capace di intendere e volere anche chi
abbia commesso le più insane e incomprensibili atrocità, per poterlo
portare in carcere.
Qual è il confine
utile a dirimere ciò che viene praticato in clima di responsabilità
da ciò che si produce in altre condizioni? Partiamo da ciò che
è evidentemente ombroso, incomprensibile, difficile, per elaborare strumenti
grazie ai quali dubitare anche delle cose apparentemente facili. E
allora addentriamoci nei territori in ombra! Indaghiamo fra queste cose
che non si capiscono, ma che - per non disorientare il cittadino e la legge
- devono essere definite comprensibili, cioè devono essere forzatamente
inscritte in un'area in cui si assume che il soggetto possa valutare e scegliere.
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| Rembrandt, Filosofo in meditazione, 1632, Parigi - Musée du Louvre (1) |
In realtà ogni comportamento costituisce una domanda. Se ammettiamo
l`inconscio, ammettiamo la domanda implicita in ogni comportamento compreso
il reato.
Ma se ammettiamo una continuità tra la domanda interna al crimine efferato
e la domanda veicolata dal piccolo reato, cominceremo a veder traballare alcune
importanti categorie: le categorie della responsabilità e della scelta
pienamente consapevole.
Ma allora, se si può
sempre ipotizzare una parziale incapacità di intendere, dobbiamo parlare
di responsabilità parziale anche per chi ruba uno stereo? Ma così,
non si apre il rischio di arrivare a dire che nessuno è responsabile
di quello che fa, nonostante viviamo in una società che prevede e che
si regge sulla responsabilità dell'individuo?
La domanda se un soggetto
sia capace o incapace di intendere e volere è sbagliata
perché basata su una premessa sbagliata! E` sbagliato ipotizzare
che ci possa essere una completa capacità di intendere o una completa
incapacità di intendere, perché noi ci muoviamo all'interno della
realtà umana, contrassegnata dal fatto che l'essere umano ha sempre dei
margini di scelta e, allo stesso tempo, non possiede mai completamente la sua
scelta!
Il problema è che la legge assolve per il cittadino una importantissima funzione: quella di orientare; una funzione che passa in secondo piano nell'aula del tribunale, quando la questione si concentra attorno alla misurazione della capacità di intendere.
Cosa sceglie chi uccide un bimbo senza alcun tornaconto, dopo essere entrato
in un tunnel di immagini legate l'una all'altra in modo da portare ad uccidere,
anche se inizialmente non era quello lo scopo. Luigi
Chiatti non ha premeditato l'omicidio, che è invece arrivato dopo una
serie di eventi che lo hanno portato fino al punto di non ritorno, dove si azzerano
i margini di scelta.
Accade che nello stesso
momento si sceglie e non si sceglie!
Sul piano della realtà vengono prodotte ogni giorno micro-trasformazioni
che portano a delle piattaforme a partire dalle quali rimangono possibili solo
una gamma limitata di ulteriori scelte. Le possibilità
che seguono queste trasformazioni sono contrassegnate dai limiti che sul
piano di realtà queste trasformazioni hanno determinato o, eventualmente,
dall'allargamento di possibilità che queste trasformazioni hanno generato.
E' meglio bigiare a scuola
o fare il compito in classe e prendere un brutto voto? Dipende! Ma entrambe
le soluzioni aprono delle possibilità e ne chiudono delle altre.
E' indispensabile che la legge reagisca al reato, ma a noi tutti spetta di interrogarci
sulle ombre, le lacune, le bucce di banana su cui possiamo scivolare..!
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