Incontro del Gruppo della trasgressione

Rossella Dolce

18-02-2006

Viene letto lo Scritto di Dino: “Lo Zio, l’Amichetto, la Bilancia e la Tinca

Giampietro: Ritrovo molti spunti interessanti nello scritto, come la passione del pescatore che porta a concentrarsi anche in una situazione difficile con il caldo, la fatica dello stare fermi ad aspettare sotto il sole. Trovo ambigua la posizione dello zio che porta al senso del tradimento. Mi colpisce la nonna che è la figura positiva del racconto e credo che questa prima trasgressione raccontata abbia lasciato molto il segno. C’è poi un senso di superiorità nei confronti dell’amichetto e comunque la soddisfazione di tirare su la tinca da solo.

Raffaele: io credo anche che ci sia una riflessione sulla tranquillità e serenità, come una dimensione dell’essere umano.

Giò: Io invece ci sento il peso dell’ingiustizia subita e del rancore. Mi viene in mente il collegamento con un altro scritto di Dino sulla vasca con i pesci rossi in cui si parla sempre di un’ingiustizia che però provoca una reazione diversa. Il pescatore diventa qui un giudice e la tinca il premio che ripaga dal senso di conflitto e di tradimento subito.

Armando: A me sembra che parli di tradimento e di una trasgressione che viene premiata. C’è anche il sentimento di vergogna quando si viene traditi in una cosa che si pensava di fare insieme. La tinca è sì il premio per la scelta di seguire comunque la strada che aveva tracciato con lo zio e con l’amichetto, però visto che ha saputo portare avanti il suo progetto, penso che si sarebbe sentito vincitore anche senza tinca.

Dimitar: a me trasmette un elogio alla trasgressione, perché qui tutti trasgrediscono: lo zio, che rappresentava l’autorità, lui, l’amichetto che poi non dice niente, la nonna che gli dà un’approvazione (e mi sembra la più grave tra tutte queste trasgressioni).

Daniela: mi ha fatto immaginare il bambino che si prepara e aspetta, come tutti ci prepariamo e aspettiamo qualcosa che ci è stata promessa e poi mi è sembrata una violenza il fatto che qualcuno arbitrariamente senza motivo smonti tutto. Non ha evidenziato il dolore provato. Mi piace che si veda che quando l’autorità trasgredisce, una cosa sbagliata diventa giusta.

Giò: dice che il pesce sembrava lì per farsi catturare, mi sembra che nel momento in cui lo prende acquista un’identità e ha un ritorno, una risposta al suo carattere. Gli altri non pescano nulla perché hanno tradito per primi.

Leonardo: Io ci vedo il sentimento della solitudine e l’importanza dell’affetto.

Rossella: mi piace tutto il processo fatto di tante scelte e tante trasgressioni che portano alla legittimazione della trasgressione di Dino: il fatto che il tradimento sia nell’aria già all’inizio e faccia pensare che quello non è più un luogo in cui potersi sentire protetto, il tradimento dell’autorità riconosciuta e dell’amico, l’impulsività con cui prende la scelta e il conflitto emotivo legato alla confusione nel non avere più l’autorità a cui rivolgersi, il pesce che sembra farsi catturare apposta e alla fine la nonna che non punisce e in qualche modo solo consola senza essere lei un’autorità.

Armando: torna al paese con il frutto di un fallimento anche se non suo (divorzio genitori) e non è accompagnato da un adulto per la pesca in cui un adulto era necessario. Prima la passione per pesca poteva essere il motivo per andare a pescare, poi con queste cose era una sfida. Per questo penso che sarebbe stato contento anche se non avesse pescato nulla. La cosa che più mi colpisce è la testardaggine di fronte al rifiuto, poi l’incrocio con lo zio sul ponte e poi non c’è più nulla, non racconta il ritorno a casa con le emozioni, basta la sfida. Quando un simbolo di cui ti fidi viene meno, ti vergogni perché gli hai dato fiducia e infatti lui non dice a nessuno quello che è successo. Solo adesso lo racconta, forse perché ha una sfida più grande e importante.

Giò: Dino in quel momento non è più bambino, come il suo amichetto con lo zio, lui prova vergogna, tradimento, sfida, valore e segreto che sono tutte cose tipiche dell’adolescenza. Anche il voler fare da solo è voler essere adulto, uomo.

Mariella: Il tradimento è stato sulla promessa e sulla complicità, il no immotivato è il più difficile da subire perché umilia. La vergogna è legata a qualcosa che hai fatto insieme ad un altro, l’umiliazione deriva dall’assenza di spiegazione di un rifiuto. Lancia la sfida al tradimento e quando butta la rete, la tinca è una vittima di tante cose, non un premio anche perché non penso ci sia qualcosa che potesse ripagare. Mi ha colpito che mentre camminava verso il ponte pensasse che poteva tornare indietro, poi invece ha rappresentato per lui la possibilità di andare “oltre”.

Vito: secondo me c’è qualcosa di più dietro al tradimento.

Laura: reazione al tradimento per dimostrare comunque le sue capacità, per superare il sentimento che prova. L’autorità diventa ingiusta perché viene associata prima ad una cosa che si vuole fare e poi diventa di colpo autoritaria.

Armando: l’umiliazione è di fronte a qualcuno ma la vergogna è quello che si prova davanti a sé stessi per aver dato fiducia alla persona sbagliata.

Giò: può essere una mia fantasia, ma per l’atmosfera irreale dell’incrocio sul ponte io ho pensato che lo zio e l’amichetto fossero immagini su cui Dino proietta il tradimento sentito come abbandono dei genitori. 

Ruggero: nel momento in cui si prova passione per qualcosa viene la voglia di superare dei limiti.

Enzo: Mi sembra che lo scritto molto bello si fermi nel momento cruciale quando poi doveva descrivere il suo rapporto con lo zio, con l’autorità.

Aparo: a me lo scritto evoca come si possa perdere la fiducia in una relazione. Non si perde in realtà tutta di colpo, ma questa è come una favola conclusa in maniera dolorosa con il fatto che quel ragazzo che voleva diventare uomo è stato tradito dalla persona importante.

Poi ci sono varie suggestioni soggettive come la bilancia che è un attrezzo da pesca ma fa anche pensare alla dea della giustizia; il ragazzo si trova precocemente e inopportunamente a fare il giudice riguardo alla credibilità dell’autorità. Dalla pesatura trova che lo zio non vale, mentre lui sì perché ha preso la tinca e questo dà corda al senso di onnipotenza.

Gianni: il ragazzo ha delle prospettive formate dall’educazione e si incammina sul sentiero. Qui però trova altre cose e torna dalla nonna con un successo ma modificato da queste cose. Torna perché è da lì che viene il bene.

Leonardo: l’importanza delle guide nella vita di una persona. La mancanza di una guida mette in crisi anche la fiducia nel consiglio altrui.

Armando: vengono meno le figure più importanti una ad una, a quel punto può continuare ad affidarsi a figure inadatte o far prevalere l’arroganza e cercare da solo la strada. Cercare altre figure esterne sarebbe stata la via giusta ma in quel momento e a quella età tutti si credono più grandi.

In questo scritto però c’è anche Dino adulto, in art.21, che ci tiene ancora ad andare a pescare anche con i molti divieti che ha. Andare a pescare per dimostrare di essere adulto con il gruppo a San Vittore non è però reato.

Vito: facendo quello che si è sentito di fare è riuscito e in più ha preso una tinca, forse però adesso non pensa più “prendi quello che ti serve”

Aparo: io preferisco trattare questo scritto non in relazione alla persona Dino Duchini, ma come un mito, come una favola. La perdita della figura di riferimento rende difficile stare nel mondo. Lo scritto dice che una volta persa la fiducia nell’autorità, si viene allettati dal piacere di guidare da soli e di decidere in privato cosa è bene e cosa è male. Io lo sento complementare agli scritti di Dimitar “l’uomo che cantava alle pecore” e “la Città”.

Mariella: il ragazzo si rende complice del tradimento nel momento in cui tace l’accaduto e non riconosce un’altra autorità.