Emozioni dall'arte

Massimo Battarini

28-04-2004  

Lunedì, 29 Marzo ore 14.00. Nell’aula dove regolarmente ci incontriamo l’atmosfera che si respira è intensa. Tutto ruota attorno ad un’immagine proiettata su una delle pareti; è il quadro de “Il ritorno del figliol prodigo” dipinto da Rembrandt poco prima della sua morte. Ad illustrarci il dipinto e a narrarci la vita del pittore, abbiamo avuto con noi il prof. Stefano Zuffi. Egli, grazie alla sua capacità di coinvolgimento, ci ha fatto viaggiare attraverso le dimensioni dello spazio e del tempo.

Il mio sguardo si sofferma piacevolmente su un particolare del quadro: l’abbraccio tra il padre e il figlio. Sulla destra del dipinto, c’è un’altra figura che mi colpisce invece negativamente: si direbbe l’altro figlio, rappresentato con un mantello rosso simile a quello del padre. La loro parentela, a mio avviso, è riconoscibile anche da alcuni tratti somatici tra i due personaggi.

Le parole del prof. Zuffi aprono la strada all’immedesimazione. Al termine della sua esposizione, ciascuno dei presenti esprime le proprie riflessioni. Siamo disposti a ferro di cavallo di fronte all’immagine e io sono l’ultimo del giro.

Prima che arrivi il mio turno, ho ascoltato le impressioni di tutti gli altri compagni del gruppo e con diversi di loro mi sono trovato in accordo. In particolare con Marcello e Cosimo. Il primo ha ipotizzato che è anche il padre che corre incontro al figlio (nella parabola lo intravede da lontano) e tramite il figlio, anche il padre ritrova la propria identità. Cosimo evidenzia come il figlio, avvolto dall’abbraccio paterno, non abbia il volto visibile e ne ricava l’idea di un figlio che non ha ancora maturato una identità adulta riconoscibile dagli altri. Questo si potrà realizzare solo attraverso il confronto con la società, ma questa, rappresentata dal pittore attraverso le figure che stanno sulla destra, mantiene una posizione critica sia verso la misericordia del padre che verso il figlio.


 

Personalmente, ho rivissuto un periodo importante della mia vita quando, successivamente alla morte improvvisa di mia mamma, il rapporto tra me e mio padre è andato scemando, e ci siamo allontanati l’uno dall’altro. Col passare del tempo sia io, sia mio papà, ci siamo accorti che, ignorando l’accaduto e noi stessi senza confrontarci, saremmo giunti ad un “punto di non ritorno”. Un giorno ci siamo riabbracciati e tramite un lunga chiacchierata, abbiamo esternato ciò che avevamo tenuto dentro di noi per tanto tempo, scoppiando in un pianto liberatorio. Il legame tra me e mio padre da quel giorno è molto più profondo, come non lo è mai stato da quando ricordo di aver parola. Tramite il quadro, ho rivissuto il nostro riabbracciarci, il ritrovarci. Oggi il nostro rapporto è in continua evoluzione. Tutti e due abbiamo trascorso periodi di lontananza da noi stessi prima di riconoscerci e ricercarci nuovamente.

La figura del padre nel dipinto è rappresentata con le mani aperte che calorosamente avvolgono il figlio ritrovato. E’ illuminata anche un’altra figura, quella in piedi del fratello. Questo personaggio ha le mani chiuse, è ancora in una condizione di staticità, non gioisce per l’incontro tra il padre e il fratello minore.

Rembrandt ha raffigurato il quadro dopo avere appreso della morte del proprio figlio. Dal mio punto di vista, il pittore, oltre all’amore che ha voluto comunicare attraverso le due figure al centro del quadro, presuppongo che abbia voluto rappresentare anche l’ambivalenza dell’essere umano. E dunque il contrasto fra chi si apre verso il prossimo e chi rimane offuscato dalla gelosia, dall’egoismo e da tutti i sentimenti negativi che portano gli uomini ad allontanarsi reciprocamente.
Il fratello ha sempre potuto godere dell’amore paterno essendo stato al suo fianco, ma ha sempre avuto gli occhi offuscati dall’unica cosa che occupava la sua mente; vale a dire il desiderio dei beni materiali. Egli rimane pertanto chiuso e isolato dalle figure intorno a lui. Nella parabola del padre misericordioso, egli rimprovera il padre perché, mentre per lui non ha mai ucciso un agnello, al fratello, che ha sperperato tutti i suoi beni, permette di fare festa e banchettare con gli amici.

I due diversi atteggiamenti del padre e del figlio geloso sembrano riassumere due tratti che convivono con l’uomo da sempre: la solidarietà e l’individualismo. Ed è evidente come il viso del padre chinato sul figlio sprigioni molta più solarità di quello dell’altra figura “indifferente” del fratello.