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GRUPPO DELLA TRASGRESSIONE |
Redazione |
10-05-2004, Il piacere dell'abuso |
Aparo
Prendo spunto dalle vicende in Iraq per porre qualche domanda.
Prendiamo atto innanzitutto del fatto che un uomo può:
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Cosa ci permette di sentirci e dichiararci membri e promotori di una civiltà che combatte l’abuso del potere e, allo stesso tempo, di essere attori dell’abuso, lieti di farci fotografare mentre l’abuso viene praticato?
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Si tortura e si abusa, ufficialmente, per ottenere informazioni utili a debellare gli abusi, ma perché si celebra e si immortala la propria allegria durante l’esercizio dell’abuso, come in un reportage fotografico che ci riprende con gli amici in cima a una vetta appena conquistata?
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Non possiamo fare a meno di confrontarci con dei dati di fatto: noi esseri umani possiamo esaltarci quando riusciamo ad aiutare i nostri simili -e non solo- a superare uno stato di impotenza, ma anche quando misuriamo la nostra forza rendendoli impotenti, quando applichiamo le nostre risorse per aiutarli ad autodeterminarsi, ma anche quando riusciamo ad annientare ogni loro possibilità di farlo.
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Ricordi d’infanzia:
bambini e bambine, ora cittadini liberi e detenuti, che, oltre a giocare
spensierati a palla e raccogliere fiori per farne coroncine, sono stati
protagonisti di piccole e grandi torture a spese di animali o persone. |
Livia
Da bambina, andavo al mare coi miei nonni; in spiaggia c’erano le formiche
con le ali: strane formiche, volavano anziché camminare! A me piaceva
prenderle e fare diventare formiche “normali”, senza ali, così
le potevo controllare e ci potevo giocare. Quando mi stufavo, prendevo la racchetta
di legno e facevo i palleggi con quelle formiche come se fossero state palline.
Per anni questo è stato il mio divertimento dell’estate!
Fabio
Quando ero ragazzo, in un giorno di pioggia, ho trovato un corvo; l’ho
messo in una cassetta per le lettere perché si riparasse; poi volevo
tirarlo fuori ma non ci riuscivo, così ho incendiato un pezzo di carta
e ho fatto fumo nella speranza che uscisse da solo dalla cassetta, ma è
morto soffocato!
Sara
A me da bambina piaceva acchiappare le farfalle, le mettevo in una barattolo
per tenerle, ma morivano; cercavo di rianimarle inserendo una foglia con sopra
dell’acqua perché bevessero, ma, ovviamente rimanevano morte! Per
imitare la collezione di farfalle tropicali di mia madre, ho pensato di farle
un quadretto con i miei trofei agganciando con gli spilli le farfalle su un
cartone.
Antonella, raccontata da Livia
Antonella mi ha raccontato che nel suo cortile, quando era piccola, una gatta
aveva fatto dei gattini; per proteggerli, un giorno che doveva stare via da
casa per molte ore, li aveva messi in un frigorifero da buttare riposto nel
sottoscala, solo che quando è andata per riprenderli i gattini erano
tutti morti!
Diego
Quando andavo alla bottega vedevo i padroni acchiappare i topi, incendiarli
e successivamente liberarli, loro correvano mentre bruciavano. Ce ne erano troppi!
Dino
Ho partecipato a diverse torture nell’infanzia: a 5 anni tiravo i sassi
ai treni in movimento; tagliavo le code alle lucertole; andavo a caccia con
dei miei parenti, anche se non sparavo. In ogni caso, non ho mai provato piacere
nel vedere la violenza, ma sono stato capace di praticarla. Nel cercare di cambiare
le cose che secondo me non andavano bene, ho praticato la violenza, non ho tenuto
conto delle conseguenze, e il tutto senza partecipazione emotiva.
Orazio
Da bambino ero vispo. In terza elementare la maestra mi metteva in castigo in
ginocchio sopra i ceci, faceva un male pazzesco! E alla sera mi rifacevo: prendevo
le rane e le gonfiavo soffiandoci dentro attraverso una cannuccia; la mattina
seguente facevo gli scherzi alle maestre che si spaventavano e regolarmente
mi rimettevano in punizione!
Una volta ho catturato un gatto, ho legato alla sua coda un barattolo, dentro ho messo del petrolio, gli ho dato fuoco e poi l’ho lasciato andare per la piazza del paese.
Ai tempi del Carosello, ogni sera una signora nostra vicina di casa diceva il rosario e la televisione stava spenta, mentre io volevo guardare Rin Tin Tin, così un giorno le ho spaccato la tv. Per punizione mi hanno legato ad un albero, mi hanno lasciato là per tre giorni e ho preso un sacco di botte, anche frustate con un ramo d’ulivo; avevo spaccato la tv, ma quella punizione è stata ingiusta.
Giovanni
Io, invece, catturavo i serpenti, poi gli davo fuoco e li liberavo; loro correvano
e quando si fermavano erano morti!
Mio padre era bidello; a scuola le prendevo sempre, per ogni marachella che facevo e anche per quelle degli altri: dopo le botte della maestra, arrivava mio padre, mi pestava e mi portava dalla preside, e sempre botte prendevo!
Cosimo
Ai tempi delle medie ricordo che ero una peste, ero molto cattivo. Prendevo
un mio compagno di classe, il più sfigato, quello emarginato, fragile
e lo trattavo male, lo insultavo verbalmente, ma non solo; insieme ad altri
miei compagni lo posizionavamo attorno ad una colonna e lo tiravamo per gambe
e braccia, oppure in classe disponevamo i banchi a mo’ di ring e giocavamo
ai lottatori contro di lui. Ripensando ai sentimenti di allora, vederlo soffrire
mi faceva sentire potente, gli altri mi ammiravano perché dimostravo
coraggio.
Silvia
Io avevo la passione per le lucertole: le prendevo, gli spezzavo la coda e le
portavo contenta a mia madre. Sapevo che la coda ricresceva e, ogni volta, facevo
la scena di quella coi sensi di colpa per avere inferto del male, ma poi tornavo
a divertirmi con le lucertole! Mi divertivo anche a schiacciare le formiche
coi polpastrelli. Provavo piacere nel sentire i corpi sgretolarsi sotto le mie
mani.
Luca
Da piccolo facevo degli esperimenti scientifici, uno consisteva nel mettere
a punto un sistema efficace e pratico per eliminare le formiche: le facevo appiccicare
sulla colla da parati, poi gli versavo sopra diverse soluzioni preparate con
aceto, dentifricio, detersivo e le guardavo corrodersi.
Se provavo sentimenti di delusione e amarezza verso i miei genitori o amici, trovavo sempre il modo di rifarmi, di dimostrare loro che ero forte e potente, freddo.
Al collegio universitario dove vivo alle matricole vengono fatti scherzi pesanti; io ora li subisco, l’anno prossimo sarò dall’altra parte e probabilmente anche io farò degli scherzi, pensando che non è poi la fine del mondo: a volte prendere le distanze da un qualcosa richiede molto più sforzo che non seguire la massa.
Perché l’essere umano è incline alla tortura?
Dino
A volte si fanno in anticipo agli altri delle crudeltà che pensi gli
altri potrebbero fare a te domani; nella guerra è così ma anche
nella quotidianità.
Luca
Vedo una spiegazione alla tortura nel bisogno, male orientato, di sentirsi potenti,
di agire la potenza. E nel fatto che, se da piccolo sei cresciuto a suon di
botte, se da adolescente te la prendevi coi più deboli, da adulto non
vedi altra via che continuare a fare ciò che hai sempre fatto e visto
fare, probabilmente senza nemmeno accorgerti dell’anomalia di comportamento.
Eric
E’ difficile avere consapevolezza di ciò che si fa e delle conseguenze
delle proprie azioni. Sembra che in molti ci si senta lontani da ciò
che succede nel mondo, che si abbia scarsa coscienza del bene comune; la massa
non è colpevole direttamente delle torture in Iraq, della fame nel mondo,
dei problemi idrici, ma ognuno è responsabile di non sprecare l’acqua,
l’energia, le risorse umane.
Il potere lo lego a qualcosa di pericoloso, sia nel piccolo che nel grande. Spesso il potere è in mano a poche persone consapevoli, ma ciniche, che sfruttano l’ignoranza delle persone. Io, per vicende personali, ho difficoltà a sentirmi parte dello Stato e a volte mi chiedo: ma se l’umanità va come sta andando, perché devo diventare un buono? Vivo in una società che mi addita come un delinquente, come un tossicodipendente, una società che mi vuole rieducare, ma come? A cosa?
Cosimo
A volte ciò che muove verso comportamenti devianti è il sentimento
di vendetta. Più volte, al gruppo, abbiamo detto che con un reato, un
sintomo o un comportamento fuori dai binari si tenta di ripagarsi di ciò
che si è subito, si cerca di passare dal ruolo di passeggero a quello
di conducente.
La massa è complice dei delitti: io dormivo fino alle due del pomeriggio e poi non facevo nulla perché la giornata mi sembrava già finita e quella era una tortura che procuravo a me stesso. Lavorare è faticoso ma, sulla lunga distanza, paga.
Walter
Il bambino opera in condizioni di inconsapevolezza; l’uomo può
discriminare fra ciò che è bene e ciò che è male.
Il benessere interiore è sentirsi sazi del piacere di stare con gli altri.
Per stare bene hai bisogno degli altri; se non ci riesci, fai del male, provi
del malessere, fai danno, non riconosci negli altri le loro potenzialità.
Quando io ho provato una forte rabbia, volevo fare del male a me stesso e agli
altri.
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Nota: i cittadini che lo desiderano e i membri
del gruppo sono invitati a recuperare ricordi, fantasie ed emozioni su esperienze in cui sono stati vittime e/o protagonisti attivi di abusi, e a svilupparne
alcune riflessioni evidenziando i sentimenti e le motivazioni che possono spingere
un individuo ad abusare del proprio potere sull’altro.