Sul cornicione

Enzo Martino

22-12-2004

Seduto su un cornicione di un grande palazzo. Sono seduto così in alto che mi sembra di riuscire a toccare le nuvole. Un aereo attraversa il cielo. Mi domando quante persone su quell’aereo hanno paura, paura di morire, paura di esprimere i propri sentimenti… come me in questo momento, o forse, non provo paura ma risentimenti per non essere andato via con un aereo simile a questo.

Osservo le persone giù da basso, tutte corrono, affannate per raggiungere e aggiungere alla loro vita chissà cosa. Dovrebbero fermarsi ogni tanto e guardare dall’alto, dall’alto di un cornicione, come sto facendo in questo momento.

Capirebbero che correre non serve. Serve costruire ciascuno la propria libertà, libertà di fermarsi a guardare dentro se stessi e ascoltare i nostri desideri. La mente ci pone domande che non trovano risposte, e allora in quel momento serve fermarsi e ascoltarsi.

Adesso sono solo su questo cornicione, ma chissà quante persone salirebbero con me solo se avessero la consapevolezza che di questo si può godere, che è bello osservare gli altri, e intanto chiedersi cosa serve per sentirsi bene con se stessi e con le altre persone.

Guardo una scolaresca di bambini che attraversa la strada per andare nel parco di fronte alla loro scuola. Alcuni di loro, più vivaci, corrono veloci buttandosi per terra mentre le maestre cercano, non riuscendo, di tenerli a bada.

Vorrei scendere giù e parlare con i bambini: la vita e la libertà sono preziose ed è nostro dovere averne cura. Vorrei dire loro che parlarsi e comunicare sono beni di cui godere e che sapersi porre delle domande è necessario perché la vita è composta soprattutto di domande, domande che troveranno una risposta, a volte, solo dopo anni di esperienza, di errori, di pazienza, di costanza, di determinazione.

Vorrei saper parlare con i bambini, ma tanti pensieri mi turbano e non sempre lasciano spazio alla libertà di essere me stesso. Molto tempo è passato da quando le mie domande si rincorrevano dentro lo stesso cortile con quelle di altri bambini.

Desidero gridare la mia rabbia, la malinconia. Non ho il coraggio di urlare e allora soffro come un cane in silenzio. Forse con il tempo riuscirò a cambiare. Ognuno forse desidera cambiarsi; occorre una persona amica e la vita ci sorriderà.

Com’è facile esprimersi dall’alto di un cornicione! Qualcuno si accorge di me. E’ una signora anziana, che, affacciandosi dalla finestra mi vede. È strano che non abbia paura, mi attendo delle urla e invece nulla. Come se nulla fosse, mi chiede di entrare in casa a prendere da bere qualcosa di caldo. In giornate fredde come queste, serve qualcosa che riscaldi dentro, che scaldi il cuore di una persona sola, basta un tè e una parola e forse un poco di compagnia e tutto può cambiare. La vita è fatta di gesti, senza di questi, ci tocca vivere in aridità con il prossimo e con noi stessi.

Entro senza oppormi, mi siedo su una sedia e cominciamo a parlarci, come se fossimo amici di lunga data. Quello che è strano è che non mi chiede la ragione che mi ha portato sul cornicione. Dopo aver sorseggiato il tè caldo, mi chiede se ho voglia di stare a farle compagnia, è evidente che si sente sola. Comincio a capire che forse anche lei è da diverso tempo seduta su un cornicione come me.

Le esperienze, legano le persone inevitabilmente; e se queste si ritrovano, tutto diventa più facile e godibile.


 

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