In alto i cuori |
Luca Raineri |
28-09-2004 |
Gli incontri che stiamo svolgendo in queste settimane in carcere
mi stanno entusiasmando.
A me il quadro di Van Gogh sembra un manifesto di ottimismo. Può sembrare
assurdo, ma davvero quel che io vedo principalmente in quel dipinto non è
la ronda incessantemente identica dei prigionieri o le mura invalicabili che
non lasciano spazio al cielo. Io ci vedo il bicchiere mezzo pieno, ciò
che mi resta negli occhi sono le farfalle e il passo accennato fuori dal cerchio
da parte del personaggio in primo piano (l'autoritratto di Van Gogh?). Ad essere
sinceri ce n'è abbastanza per ritenere che il bicchiere, più che
mezzo pieno, sia traboccante; anch'io intitolerei questo quadro "Le
Farfalle".
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Mentre si parlava di Van Gogh, del quadro, e delle circostanze in cui è
stato dipinto, continuava a rimbalzarmi in testa l'immagine di Nietzsche.
Nietzsche, che, come Van Gogh, in quegli stessi anni stava manifestando i
primi segni di disturbi mentali; Nietzsche, che, come Van Gogh, aveva capito
che il mondo oggettivo è significativo solo se visto attraverso il
filtro della nostra insostituibile soggettività, e che per questo,
come Van Gogh, veniva ritenuto dagli ambienti colti un folle visionario. Nietzsche,
tragico come Van Gogh, ma come lui carico di un'inesauribile esigenza di comunicare.
Nietzsche, ottimista come Van Gogh.
Appena tornato a casa, ho scaricato il file del quadro e l’ho stampato
a grandezza naturale; poi mi sono messo a scartabellare fra le pagine di "Così
parlò Zarathustra". Ne ho selezionato alcune righe dell'ultima
sezione e le ho scritte sul retro del quadro: l'altra faccia della stessa
medaglia.
Ma se non vuoi piangere, se non vuoi sfogare nel pianto la tua
purpurea malinconia, allora, o anima mia, dovrai CANTARE!
Il passo rivela già se uno sta procedendo sulla propria strada... chi
si avvicina alla sua meta BALLA! Anche se sulla terra ci sono paludi e spesse
afflizioni, chi ha piedi leggeri corre anche sul fango e vi danza sopra. Ancor
meglio essere pazzi di felicità che pazzi di infelicità, ancor
meglio ballare goffamente che zoppicare.
In alto i cuori, fratelli, in alto, più in alto!