Qual è il tuo posto?


Fuggi e mentre fuggi sfidi, cerchi qualcuno che si accorga di te
e se lo trovi lo sfidi tentando di fargli credere che tu non hai
bisogno di nessuno, sfidi e non ti fidi perché troppo spesso sei
stato "tradito".

 

Livia Nascimben


L'altro giorno ero in una gelateria qui a Sesto, ero in coda, e mentre aspettavo il mio turno mi guardavo attorno.. sopra ad un calorifero c'erano degli opuscoletti buttati lì in modo disordinato, ne ho preso uno: "Eroina: la morte nel sangue", recitava il titolo in grande, e poco sotto un'altra frase: "Dico no alla droga, dico sì alla vita".

Inquietante. Forte. D'effetto. Nero, bianco, viola, questi i colori utilizzati per raccontare una modalità d'espressione della sofferenza e, implicita, una domanda di aiuto e di riconoscimento, la droga.

Due pagine mi hanno colpita più di altre: mentre leggi alcuni degli effetti collaterali dell'eroina, vedi il disegno di un uomo stilizzato che da in piedi si piega su se stesso fino a ritrovarsi sdraiato su un pavimento nero..

"Carie, gengiviti, raucedine, vomito, problemi digestivi, costipazione, abbassamento della vista, contrazione delle pupille, sudori freddi, pruriti, indebolimento del sistema immunitario, coma, malattie respiratorie, paralisi, ridotta capacità sessuale e a lungo termine impotenza, problemi legati al ciclo mestruale nelle donne, incapacità di raggiungere l'orgasmo, perdita di memoria e delle capacità intellettuali, introversione, depressione, pustole sulla faccia, nausea, inappetenza, insonnia o sonnambulismo, paranoia.

Il dolore fisico e la sofferenza spirituale aumentano man mano che la persona diventa assuefatta. La ridotta produzione di ormoni, diminuisce la tolleranza al dolore nell'individuo e lo porta ad avere sempre più bisogno della droga."

Bene, io mi chiedo: quanta sofferenza, quanto dolore, quanta disperazione può provare una persona che sceglie che sia un dolore più tollerabile entrare nella spirale inarrestabile della droga con i suoi terrificanti effetti collaterali, piuttosto che affrontare l'origine del proprio malessere sentito come spaventosamente incontenibile altrimenti?

Quanto piccolo, buio e angusto si deve percepire il proprio spazio entro cui vivere e esprimersi e quanto lontane e sconosciute si devono sentire le persone che ti sono accanto, se l'unica strada che ti sembra percorribile, per non morire, sia andare incontro alla morte per sentirti vivo?

E, quella ragazza di 23 anni, di cui ci hai parlato, che ha rischiato di morire per "un'overdose di cocaina e alcool", quanto soffriva, quanto era sola?

Mentre leggevo la tua lettera ho sentito un vuoto allo stomaco, ma anche una sensazione di calore. Mi sembrava di avere davanti agli occhi la scena: una ragazza sofferente dal volto di bambina mentre viene portata all'ospedale di corsa a sirene spiegate per riuscire a strapparla alla morte, e te, mentre le tieni la mano e la "inciti a farsi forza". Il calore l'ho provato immaginandomi che lei dal tuo sguardo sentisse di avere accanto qualcuno che non la stava giudicando, ma sostenendola facendola sentire importante.

Viaggio troppo di fantasia? Forse sì ..o forse no, a me non sembra di sparare parole al vento.. Le cose che scrivo le sento, non pretendo che siano la verità, certo sono un mio modo di leggere ciò che vivo. Comunque, passiamo oltre!

 

Sfida o fuga?

Secondo me si intrecciano continuamente. Senti che non hai più spazio per muoverti né aria per respirare, senti di non poterti fidare di nessuno e di non avere mezzi per affrontare le difficoltà della vita, hai perso il rispetto di te stesso e degli altri, stai tremendamente male, stai per soffocare, per morire.. aiuto, devi fare qualcosa prima che sia troppo tardi, e l'unico modo che hai per sentirti vivo è imbatterti in una sfida, di qualunque natura essa sia, vai contro le regole, le leggi, lo stato, i limiti personali e della società, rubare come drogarsi, uccidere come fumare, rapinare come smettere di mangiare, costruire come distruggere, cambia la modalità d'azione, ma forse la spinta è la stessa, devi provare emozioni che da tempo non riesci a sentire, devi cercare lo "sballo", devi cercare lo "scossone", devi sentirti un eroe, devi duellare con la morte, devi provare e provarti che sei vivo ..anche a costo di morire per incominciare a vivere nella mente di chi fino a quel giorno non ti ha legittimato a farlo, devi, devi, DEVI.

Sfidi e mentre sfidi fuggi. Fuggi dalle paure, dalla sofferenza, dalle difficoltà ..da te stesso. Fuggi e mentre fuggi sfidi, cerchi qualcuno che si accorga di te e se lo trovi lo sfidi tentando di fargli credere che tu non hai bisogno di nessuno, sfidi e non ti fidi perché troppo spesso sei stato "tradito".

Sfidi e fuggi, fuggi e sfidi e ti racconti un sacco di storie per continuare a dare senso al tuo comportamento: ti racconti che come hai iniziato a drogarti così, se lo desiderassi veramente, potresti smettere; ti racconti che rubi perché non hai i soldi per sfamare la tua famiglia, ma se lo Stato ti garantisse un lavoro, smetteresti di farlo; ti racconti che puoi continuare a non mangiare fino al momento in cui capirai che il tuo corpo ha bisogno di un pezzetto di pane per continuare a funzionare e che solo in quel momento mangerai..

Ti imbrogli per continuare a sostenere un progetto assolutamente fallimentare e distruttivo per te stesso e per gli altri ..poi però un giorno, inaspettatamente, succede che l'illusione di onnipotenza catastroficamente crolla.

"Il termine eroina deriva dalla parola greca Heros, che significa eroe o guerriero (metà uomo, metà dio) e venne così chiamata perché coloro che l'assumevano provavano l'illusione di eroismo. Ma l'uso dell'eroina porta tutt'altro che all'eroismo e all'onnipotenza. Il rischio di ammalarsi o di morire per un eroinomane è 30 volte maggiore che per il resto della popolazione."

Così dal sentirti onnipotente e col mondo tra le mani che ti illudi di poter controllare, ti ritrovi, bene che ti vada, sofferente in un ospedale o in un carcere o sperduto in qualche angolo della terra, con un mucchio di macerie che devi necessariamente rimuovere con molta, molta fatica e lavoro prima di rincominciare a costruire, ..oppure morto per la strada o in un'ambulanza o nell'appartamento che stavi svuotando, ma in quel caso non puoi sperare di trovare qualcuno disposto ad aiutarti a riprendere il cammino né ti puoi rendere conto che solo per il fatto di avere addosso "tutti i segni del mondo" non sei niente e hai il sacrosanto diritto di sfidare, questa volta costruttivamente, le avversità e i tuoi limiti, utilizzando le tue risorse e quelle di chi hai vicino per costruire, arredare e abbellire uno spazio dove poterti esprimere al meglio.

Perché alcuni ce la fanno e altri no? Perché alcuni seguono una strada "pericolosa" e altri no? Perché alcuni sopravvivono a tanto dolore e altri soccombono? Perché alcuni distruggono e altri costruiscono? Basta una mamma sufficiente buona, un padre che ti insegna il senso del limite e un ambiente capace di accoglierti per come sei, perché tu riesca a diventare una persona felice e per bene?

E, ancora, perché tu eri su quell'ambulanza come volontario e quella ragazza, sulla stessa ambulanza, in fin di vita per un'overdose? Perché alcuni scelgono di utilizzare parte del proprio tempo per salvare vite umane mentre altri sembrano far di tutto per volerle distruggere?

Troveremo mai risposte esaurienti a queste domande? Intanto continuiamo a lavorare..

"L'avventura più grande è trovare il tuo posto nel cerchio della vita", dal Re Leone.