La prima fiera dove porto dentro

Giovanni Crisiglione

03-02-2011  

Quanto è difficle vivere? Questa domanda ricordo di essermela posta la prima volta quando avevo circa 6-7 anni. All’epoca non ho trovato una risposta, poi l’ho abbandonata per anni. Adesso l’ho riscoperta e mi sa che la formula magica per rispondere non la troverò mai.

Ma negli ultimi anni mi sto impegnando per vivere da uomo libero; non parlo della libertà materiale, che mi manca da quando sono recluso in un penitenziario, parlo della libertà della mente, ingabbiata da anni in un miscuglio di rabbia e paure, derivate, secondo me, dalla mia incapacità di riconoscere le mie fragilità e le mie insicurezze. Credo di non avere avuto, da piccolo, la fortuna di trovare qualcuno che mi desse gli strumenti per affrontare i limiti che la vita ti mette davanti e che, se affrontati nel modo giusto, ti aiutano a crescere e a diventare uomo.

Io, oltre a non avere questa fortuna, ho deciso che, secondo me, sarebbe stato meglio prendere una scorciatoia, usando qualsiasi mezzo per fare prima e raggiungere i miei obiettivi senza dover chiedere niente a nessuno.

Solo che neanche così è stato facile, in quanto non sono nato per essere un delinquente, di questo sono ormai certo, quindi ho dovuto trasformare tutta la mia rabbia in odio puro contro tutti e tutto e, per farlo, ho usato un ingrediente molto importante: la droga. Solo così mi sentivo pronto ad abbattere tutti quei limiti che mi venivano posti, limiti di cui era difficile comprendere il senso, anche perché, francamente, il senso non sembrava chiaro nemmeno alle persone che cercavano di impormeli.

 

Giovanni Crisiglione - Foto di Alessio Ferraro

 

La scorsa estate, parlando con il dott. Aparo, ci chiedevamo come impostare un’attività che potesse tornare utile a me e a chi come me ha avuto un passato difficile, a chi era come me detenuto e, in più, ingabbiato dentro di sé, ma allo stesso tempo un’attività che potesse essere anche utile agli operatori che lavorano nel sociale, educatori, insegnanti, ecc …

Abbiamo pensato a una grande palestra, in cui ognuno avrebbe potuto mettere del proprio per ottenere lo stesso risultato comune; quindi abbiamo cercato di ottenere un’alleanza, inizialmente tra gli operatori del ser.T e il Gruppo della Trasgressione, di cui io sono membro, e poi con chiunque avesse voluto collaborare con noi. Così è nato il progetto dell’Officina di Via Belgioioso.

Il primo obiettivo era quello di far conoscere all’esterno questo progetto e i suoi primi risultati, quindi si è pensato ad un convegno. Non è stato facile organizzarlo. Il Gruppo della Trasgressione si è presentato alla prima delle due giornate della Fiera che si è tenuta a Bollate il 28 e 29 gennaio 2011 con il mito di Sisifo.

Perché il mito di Sisifo? Perché secondo me ci si possono leggere dentro tanti messaggi:


Le mie emozioni sono state tante mentre mi allenavo a capire e a portare in scena le diverse parti del mito. Ho dovuto scavare a fondo dentro di me, affrontare le mie paure e, credetemi, molta ansia, molta tensione. Ma alla fine della giornata ho avuto molta soddisfazione, molto divertimento, ho proprio goduto del risultato ottenuto e della partecipazione di chi mi stava a guardare, ad ascoltare e anche a ringraziare. Sono molto soddisfatto di me stesso. Oggi una conferma ce l’ho, sto percorrendo la strada giusta per diventare un uomo e questo bagaglio di esperienza l’ho acquisito e sono sicuro che mi tornerà utile in futuro.

Nella seconda giornata il “Gruppo Giornale” ha portato la rappresentazione di una storia vera che riguarda un detenuto; si è preso spunto da un articolo di giornale che parlava della dipendenza dal gioco delle macchinette e quindi si è pensato di chiamarla “Una slot machine per chiedere chi sono”, visto che la giornata del 29 gennaio era incentrata sul tema dell’identità.

La preparazione è stata molto faticosa, anche se io sono stato dietro le quinte, nel senso che mi sono reso utile nella preparazione tecnica della rappresentazione. Vivere le fatiche dei ragazzi che dovevano portare in scena la rappresentazione e mettersi in gioco insieme agli operatori del ser.T mi ha dato molto; sono riuscito a rafforzare i rapporti con gli operatori, parlando delle rispettive difficoltà nel costruire qualcosa in cui credevamo entrambi. Nel frattempo mi sono sentito riconosciuto come persona capace e seria e questo ha contribuito ad aumentare la mia autostima, offrendomi ulteriori motivazioni di impegno con alleati più sicuri e più credibili.

Quindi, tirando le somme, devo dire che le due giornate sono state molto positive e che comunque siamo partiti bene. Ora spero che l’esterno si accorga che il lavoro dentro il carcere può dare un contributo importante per aiutare soprattutto i giovani. Dobbiamo portare il nostro progetto fuori di qua per allearci con le scuole e diventare più forti. Ti dà una bella soddisfazione riuscire a fare qualcosa di utile per chi corre il rischio di cadere dove sono caduto io e, intanto, avere la possibilità di crescere sempre di più, magari sfruttando il Gruppo esterno della Trasgressione, per potermi confrontare sempre di più con me stesso e con tutto quello che mi circonda.