La direzione giusta

Eric Bozzato

02-07-2004  

Sto leggendo un libro di Erich Fromm "Essere o Avere"; mi affascina molto, e stasera ne ho letto una pagina che mi ha portato con la mente qui al gruppo, alle singole persone che ne sono parte, e che con le particolarità di ognuno formano un insieme, un gruppo appunto. Erich Fromm, fra le tante cose, dice questo:

APPRENDERE

Gli studenti che fanno propria la modalità esistenziale dell'AVERE assistono alla lezione udendo le parole dell'insegnante, col fine di imparare il più possibile a memoria, e riuscire a superare un esame. Ma il contenuto non diventa parte del loro personale sistema di pensiero; essi non lo arricchiscono, non lo modificano, al contrario lo immagazzinano passivamente.

Questi studenti si prefiggono un'unica meta: conservare ciò che hanno appreso. Rimangono estranei fra loro, sono legati solo dalla conoscenza di affermazioni fatte da qualcun altro. Non devono né produrre né creare qualcosa di nuovo, questi individui del tipo "AVERE" tendono a sentirsi turbati da nuovi pensieri o idee, questo perché il "nuovo" può mettere in discussione l'insieme di informazioni che già si possiedono; infatti per chi l'AVERE costituisce la principale forma di relazione con il mondo, le idee che non sono facilmente incamerabili sono preoccupanti, come qualsiasi altra cosa cresca e si trasformi e pertanto sia incontrollabile.

Al contrario, gli studenti che fanno propria la modalità di rapporto col mondo incentrata sull'ESSERE presentano diversi atteggiamenti rispetto ai primi; si preoccupano della materia, e questo li interessa. Anziché essere passivi recipienti di parole e idee, ascoltano, odono e, cosa della massima importanza, RICEVONO e RISPONDONO in maniera attiva, produttiva. Ascoltando si formano in loro nuove idee, nuove domande, nuove prospettive. Il loro ascoltare è un processo vitale; prestano orecchio con interesse, odono davvero quel che l'insegnante dice, spontaneamente si rivitalizzano in risposta a ciò che sentono. Non acquisiscono semplicemente conoscenze, un bagaglio da portare a casa e saper ripetere a memoria; ognuno di loro è stato coinvolto ed è mutato, ognuno dopo la lezione è mutato, è diverso da prima. Naturalmente questa modalità funziona solo qualora l'insegnante offra argomenti stimolanti; vuote chiacchiere non possono trovare, come risposta, la modalità dell'ESSERE.

Sento che la seconda modalità di porsi nei confronti della conoscenza, sia uno dei nostri obiettivi; riesco a sentirlo e sempre più spesso e a condividerlo all'interno di questo gruppo, con l’insegnante, gli studenti e gli altri carcerati; sento che, a modo nostro, questo accade, ed è arricchente. Non so dire precisamente a cosa servirà nel pratico, o forse sì, ad ogni modo questo mi piace e quindi ve ne sono grato.