Nelle steppe dell’Asia Centrale

Denise Negri

28-02-2004

“Nelle steppe dell’Asia Centrale” di A. Borodin le mie emozioni si librano nell’aria, prendono forma, si intrecciano, si confondono, si insinuano nelle pieghe della mente e si mescolano con la musica. Due temi, due binari paralleli si guardano, si tengono quasi per mano, poi si allontanano, attraversano distese infinite, tornano ancora a cercarsi, si sfiorano ma, pur vicini, rimangono staccati, separati. Nulla all’apparenza li accomuna, eppure nella loro corsa il destino fa da irriverente calamita. Prima o poi si incontreranno, ad uno scambio di binario forse, ad un angolo di strada qualsiasi, in un piccolo frammento di vita.

Ed ecco l’occasione attesa per tanto tempo, eccola in una telefonata, in una lettera, in un messaggio. Allora le emozioni ridiventano le tue, sono le stesse che abbiamo provato insieme ascoltando quel brano musicale, dove due spunti si snodano sulle corde di un nostalgico violino, sul pizzicato ritmico di un possente contrabbasso. Passo dopo passo siamo sempre più vicini, le nostre mani si rincorrono.

Una nota acuta, sospesa nell’aria: l’emozione ci sovrasta, spezza le catene pesanti dell’orgoglio, dello sterile tenersi tutto dentro, la paura di manifestare i nostri sentimenti viene superata. E siamo nudi, di fronte alle nostre inibizioni, fragilità, convenzioni e convinzioni secolari, retaggi che ci chiudono in una fredda corazza e ci dividono da chi a noi è invece legato.

E finalmente, i due “elementi” si intrecciano in un arazzo di suoni, dove la tavolozza del musicista sprigiona tutta la ricchezza dei suoi timbri. L’emozione di un istante, di un piccolo momento unico e forse senza alcuna replica possibile. Piccoli frammenti che ogni “quotidiano vivere” accosta, distrattamente; pezzi avvicinati, accomunati in un puzzle mai finito.
Tu chiamale se vuoi emozioni”…