Come mai nessuno si accorge di nulla?

Ivano Longo

20-06-2003  

Devo restare fermo e fare tutto quello che mi dicono, presto se ne andranno e tutto sarà finito. Mi urlano di stare fermo, di aprire la cassa che non succederà nulla. Il guadagno della mia giornata di lavoro, poche centinaia di euro passano dalla cassa alle mani di uno dei due rapinatori.

Ho paura, mi sono spaventato e il cuore mi batte forte, hanno una pistola, me la puntano contro. E se partisse un colpo? Le gambe mi tremano, la testa mi gira, sento che sto per svenire; ma non posso, devo restare qui, immobile, devo resistere.

Li guardo mentre dal mio negozio si prendono tutto quello che capita. Sono nervosi e forse più spaventati di me, continuano a minacciarmi, a strillare di stare fermo.
-Stai fermo! Non ti muovere!-
Ma io non mi sto muovendo, sono pietrificato dallo spavento e dalla paura.
E se adesso entrasse qualcuno? Mia moglie, un cliente?
Sento freddo e caldo allo stesso tempo, cerco di non pensare, presto tutto sarà finito.

Uno di loro, il più giovane si avvicina, mi fruga nelle tasche, poi mi strappa dal collo la catenina d’oro, quella con il crocefisso che mi hanno regalato i miei figli a Natale.
Il più cattivo dei due mi chiede dove sono gli altri soldi.
- Non ce ne sono più, ho solo questi- gli rispondo.
Qualcuno mi colpisce, perché? E' la verità che non ci sono altri soldi.
- Prendete tutto quello che volete, ma fate presto per l’amor di Dio-.

La pistola mi viene puntata in faccia.
E' finita, questo mi spara.
Non ho il coraggio di guardarlo negli occhi, mi concentro sul suo giubbotto, è un giubbotto di pelle nera come ce ne sono tanti, sotto indossa una maglietta rossa.
Non sento le sue parole, ho la mente annebbiata, il tempo sembra essersi fermato, indossa dei jeans e calza scarpe da tennis.

La sua pistola è ancora lì, diritta sulla mia faccia.
Sarà un ragazzo sui 20, 25 anni, ha lo sguardo giovane ma cattivo.
Ho voglia di sedermi, mi sento stanco.
Poi si guardano fra di loro, -andiamo- dice uno uscendo dal negozio.

L’altro è ancora con me, la sua pistola non mi lascia un secondo, mi punta, come se volesse sparare da un momento all’altro.
-è finita, è finita, devo resistere ancora un po’, restare calmo e non fare gesti improvvisi-.
Vedrai che anche lui se ne andrà.
Il tempo passa lentamente, sento alcune goccioline di sudore scendermi sul collo.

Come mai nessuno si accorge di nulla, eppure ho una doppia vetrata e da fuori si vede tutto, qualcuno avrà sicuramente visto o notato qualcosa e chiamerà la polizia.

L’ultimo rapinatore strappa il cavo del telefono,
-Se chiami subito la polizia torno e ti ammazzo, capito!- esclama, poi senza darmi le spalle esce dal mio negozio.

Mi appoggio con le mani sul bancone e mi accorgo di aver trattenuto il respiro per quasi tutto il tempo della rapina. Ho bisogno di sedermi, le gambe non mi reggono più. È finita.

Mi siedo e rimango lì come ipnotizzato.
La cassa ancora aperta, c’è disordine, si sono portati via tutto, anche i centesimi.
Bastardi, perché? Perché hanno scelto me?

Ho sempre lavorato onestamente, e i soldi che guadagno quasi non mi bastano.
Provo rabbia, avrei voluto reagire, dovevo reagire, ma sono vecchio, che stupido che sono stato, potevo saltargli addosso, reagire, togliergli la pistola e farli scappare, sicuramente se avessi reagito sarebbe andata così, erano più spaventati di me, sono dovuti venire in due.

Sicuramente erano due drogati, quelli veri scelgono le banche e non un negozio come il mio. Ma la prossima volta non mi troveranno impreparato, mi comprerò una pistola e poi vedremo chi la spunta.