Nella prospettiva
qui proposta si ritiene che la figura del Doppio non sia un tópos necessario
del narcisismo, ma che l'assetto narcisistico sia però una condizione
indispensabile perché il Doppio si realizzi.
La produzione del Doppio si dà cioè in presenza di una carenza
dell'investimento libidico oggettuale e assolve per il soggetto la funzione
di proteggere le parti arcaiche più riluttanti di fronte ai limiti
che la realtà e i codici sociali impongono.
Più specificamente, ci si prefigge di indicare, seguendo la traccia di tre racconti sul tema, che il Doppio non accompagna la condizione narcisistica se non quando sia contemporaneamente presente una spinta ad abbandonarla.
Si propone
cioè che, perché si produca l'esperienza del Doppio, sia necessaria
una condizione soggettiva fortemente dinamica, aperta da un lato a un estremo
tentativo di custodire le parti narcisistiche, dall'altro all'assunzione di
un'identità, per così dire, "a rischio".
Il Doppio
si presenta come una resistenza della struttura psichica al desiderio - vivo
e conflittuale del soggetto - di venire individuato e storicizzato dalle proprie
scelte.
Finché
il Doppio è presente, per il soggetto si sospende il tempo nel quale
vengono intessute le relazioni oggettuali; il flusso temporale soggettivo
viene scandito dai contatti che si verificano tra le due figure; l'orizzonte
psichico è segnato dalla necessità di sospendere o di controllare
fortemente gli investimenti oggettuali e dalla tensione ora ostile, ora di
ricerca, che corre fra le due polarità.
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LAVORO IN CORSO
Le molteplici forme del Doppio e del rapporto con esso del soggetto
corrispon-deranno ad altrettanti tentativi di preservare le parti narcisistiche
dalla conta-minazione con la realtà o a rassicurarle quando la spinta
emancipativa renda il confronto stesso inevitabile.
Abbiamo visto finora:
· i tratti comuni che fanno da premessa alla formazione del Doppio:
la condi-zione narcisistica, in contrasto con la spinta al cambiamento;
· gli obiettivi che la sua formazione persegue: opporsi alla spinta
maturativa preservando le parti narcisistiche, o assecondarla rassicurandole.
Ci si prefigge a questo punto di investigare come, partendo da premesse co-stanti,
il rapporto col Doppio segua di volta in volta un percorso diverso.
L'esame della vasta produzione artistica sul Doppio ci ha consentito di identifi-carne
tre tipi principali che, pur rispecchiando coerentemente quanto abbiamo posto
come premesse comuni, conducono il protagonista verso soluzioni diver-se,
che saranno di volta in volta la morte, l'isolamento, la vita.
Si è scelto pertanto di avvalersi di tre esempi che ci sembrano ben
raffigurare le problematiche e gli sviluppi di ciascun tipo: Lo studente di
Praga1, La storia mera-vigliosa di Peter Schlemihl2, II compagno segreto3.
Essi propongono personaggi e si-tuazioni differenti fra loro, ma per tutti
e tre il racconto inizia con la descrizio-ne di un momento cruciale, una svolta
nella storia del personaggio.
I tre protagonisti vivono un momento dinamico, caratterizzato dal progetto
di realizzare un cambiamento significativo rispetto alla condizione precedente.
Baldovino, Schlemihl e il capitano si accingono a imprimere una svolta al
loro percorso personale.
Baldovino sta per innamorarsi della contessina von Schwarzenberg e si ripro-mette
di lasciarsi alle spalle uno stile di vita spensierato ed estraneo a ogni
re-gola; Schlemihl si è deciso finalmente a chiedere aiuto a un ricco
signore per superare la sua amara indigenza e proiettarsi nel mondo del lavoro;
il capitano di Conrad, al suo primo incarico, si accinge a salpare e a cimentarsi
per la pri-ma volta con un equipaggio ai suoi ordini.
Sono quindi comuni ai tre una condizione di scarsa individuazione e l'estranei-tà
volontaria o necessaria a un rapporto responsabile con la propria realtà.
Prima di inoltrarci in una più approfondita disamina dei tre esempi
converrà riassumere brevemente cosa si intende per Doppio, o meglio
per dinamica del Doppio, giacché per ciascuno di essi si cercherà
di evidenziare i tratti distintivi del rapporto fra il protagonista e il suo
Doppio. Diremo innanzi tutto che non ci sembra utile ricorrere alla definizione
di Doppio per quei fenomeni proiettivi parziali che non danno luogo alla consapevole
sensazione di intimità con una figura globale, che è invece
fra i requisiti del Doppio stesso.
Doppia sarà l'immagine globale (ombra, riflesso, ritratto) o persona
(il sosia) che, pur essendo diversa e autonoma dal protagonista nell'azione,
contiene dei tratti per lui così intimi da riconoscerli come propri.
Fra i due è presente un legame di cui il protagonista è consapevole
e che lo in-quieta. La presenza del Doppio genera puntualmente nel protagonista,
tanto quanto nel lettore, uno strano turbamento, una sensazione unheimlich4
pertur-bante.
Verso il Doppio si vivono infatti sentimenti di intimità ed estraneità
al tempo stesso: il Doppio partecipa della sfera più profonda del soggetto,
ma è escluso dal suo quotidiano.
I contatti fra il protagonista e il suo Doppio sono sempre improvvisi, imprevi-sti,
non programmabili, ma intensi e gravidi di conseguenze.
L'esistenza del Doppio è sempre nota al protagonista. Il Doppio è
una Gestalt nota che vive esperienze per il protagonista ignote e dalle quali,
per scelta pro-pria o costrizione esterna, è escluso.
Requisito essenziale della dinamica del Doppio è la tensione esistente
fra i due, caratterizzata dalla ricerca costante che uno o entrambi i personaggi
fanno del-l'altro.
Nel momento stesso in cui uno dei due percepisce l'esistenza dell'altro, si
inau-gura la corsa per raggiungerlo, riprenderlo, eventualmente eliminarlo.
La presenza del Doppio infatti non si dà soltanto come fenomeno conoscitivo,
ma sempre come polarità verso la quale agire.
La formazione del Doppio nasce sempre come agito, in luogo di un sentimento,
come materializzazione di una tensione conflittuale che non si risolve finché
i due personaggi rimangono nell'azione autonomi e complementari al tempo stesso.
Alle due figure del Doppio viene così delegata la funzione di veicolare,
incar-nandola, la conflittualità fra spinte emancipative e regressive,
che il soggetto non accoglie come esperienza psichica interna.
Si evidenzia con ciò la duplice funzione della figura del Doppio: da
un lato preservare le parti narcisistiche dalle spinte maturative; dall'altro
rappresenta-re del soggetto e per il soggetto la presenza delle parti stesse.
Caratteristica ulteriormente distintiva della dinamica del Doppio è
il disorien-tamento e la resistenza che qualsiasi personaggio del racconto
e il lettore stesso vivono verso l'accettazione di una doppia figura, là
dove ci se ne attende una sola: il disagio profondo di vedere riaperta ed
evidenziata una frattura che il soggetto aveva storicamente superata.
Con l'esperienza del Doppio si verifica un riattraversamento all'indietro
dello stadio dello specchio5, prima del quale il bambino esperisce il riflesso
speculare come figura estranea e da sé indipendente.
Unheimlich per il lettore non è soltanto il secondo personaggio, ma
la diade stessa, in quanto struttura bipolare intima, profondamente e arcaicamente
radi-cata, ma desueta nella sua esperienza quotidiana.
Nebulosamente diadica, come vedremo più avanti, è infatti la
condizione del soggetto quando per le prime volte il riflesso speculare lo
conduce a conoscersi attraverso un'immagine di sé che è fuori
di sé, un'immagine che, mentre lo conduce a indicare col proprio nome
qualcosa che gli è esterno, gli consente al tempo stesso di individuarsi
fuori della relazione con la madre
Il Doppio, figura di compromesso fra due polarità conflittuali, oppone
resi-stenza verso l'individuazione tanto quanto il rapporto con esso testimonia
la spinta verso l'individuazione stessa.
Il persecutore
Nello Studente di Praga vediamo prodursi il Doppio proprio quando
lo spensie-rato studente, nauseato dalla vita dissoluta e indifferente a ogni
regola fino ad allora condotta, incontra la contessina von Schwarzenberg e
di lei si innamora.
Mentre Baldovino si trova nella sua stanza, gli viene proposto da uno strano
personaggio di scambiare il proprio riflesso allo specchio con enormi ricchezze.
Accettata la proposta, per Baldovino inizia una serie di peripezie causate
pun-tualmente dalla sua immagine speculare. Questa, divenuta autonoma, si
fa bef-fe dei propositi dello studente, si sostituisce a lui mantenendo lo
stile di vita che Baldovino meditava di abbandonare.
La vicenda si conclude con la morte del protagonista che, dopo aver vanamente
tentato di agguantare il suo Doppio, non trova altra soluzione che il suicidio.
Già con la pistola in pugno, vede improvvisamente il suo Doppio ghignargli
vicino, gli spara contro, ma accanto alla scomparsa dell'altro è lui
stesso a mori-re col petto sanguinante dove l'altro era stato colpito.
Nello Studente di Praga vediamo immediatamente rispettata la prima premessa
posta. Baldovino è integralmente dedito al piacere e refrattario a
ogni regola o codice sociale.
Egli vive secondo i dettami di un "principio del piacere" che persegue
il soddi-sfacimento pulsionale senza alcuna mediazione o differimento.
Amato da Liduska, ne rifiuta l'amore, mantenendosi estraneo a qualsiasi rap-porto
oggettuale e impegno sociale. Baldovino però, proprio mentre medita
di cambiare vita, ha occasione di salvare la contessina Margit. Nell'innamoramen-to
di Baldovino vediamo rispettata anche la seconda premessa posta.
Lo studente vive infatti una spinta ad abbandonare l'assetto narcisistico
prece-dente e, parallelamente, si protende verso un investimento oggettuale
respon-sabilizzante.
Sfidato a duello dal fidanzato di Margit, lui, invincibile spadaccino, accoglie
la richiesta del padre della ragazza di far salva la vita al rivale.
Potremo leggere nel proposito di risparmiare l'avversario una maggiore tolle-ranza
verso il differimento di un obiettivo a lui caro: avere unicamente per sé
l'amore della contessina. E ancora, nell'accoglimento della richiesta del
padre di lei, l'accettazione del rapporto con una figura paterna normativizzante.
Il suo Riflesso però, animato dall'intento di conservare lo stile di
vita che fino al momento del cambiamento Baldovino ha condotto, lo precede
nel duello e uc-cide il fidanzato di Margit.
Dopo quest'episodio gli avvenimenti precipitano fino alla morte già
descritta di Baldovino.
Di fronte alla morte del protagonista ci domanderemo che cosa, da un punto
di vista dinamico, imponga che la vicenda si concluda con tale epilogo.
In primo luogo, la conflittualità fra spinte emancipative e resistenza
al cam-biamento, al fine di preservare le parti narcisistiche, rimane sempre
agita senza mai venire recuperata all'interno del proprio spazio psichico.
La storia del protagonista rimane giocoforza segnata non già dalle
sue scelte (risparmiare il fidanzato di Margit), ma dagli agiti cui dà
luogo il Doppio, che anche in questo caso si limita a fare ciò che
Baldovino avrebbe magari desiderato, e che in passato avrebbe senz'altro fatto.
In secondo luogo, il tempo soggettivo di Baldovino (mentre il rapporto con
Margit sembra accompagnare l'evoluzione del protagonista) viene però
scandi-to soprattutto dagli incontri con il Doppio e dagli interventi decisivi
di questo sullo svolgimento degli avvenimenti.
Il Doppio impedisce il primo bacio con la donna, uccide l'antagonista in amore
di Baldovino.
Le fasi dell'innamoramento non vengono così scandite dalla progressione
di in-timità fra i due, ma dagli ostacoli che ogni volta il Riflesso
vi oppone.
In terzo luogo il Riflesso rimane sempre autonomo ed estraneo al protagonista.
Da lui Baldovino si sente perseguitato come da una sorgente del tutto esterna.
Vedremo in ciò la più importante delle ragioni che conducono
il protagonista al tragico finale.
Fra lo studente e il suo Doppio si costituisce una dinamica vittima?persecutore
dove ciascun personaggio assolve rispetto all'altro entrambi i ruoli.
Il Riflesso, persecutore di Baldovino in quanto si compiace di ostacolarlo
nei suoi progetti emancipativi, ritorce contro di lui la costrizione che lo
studente implicitamente esercita sulle proprie parti narcisistiche, senza
concedere loro uno spazio rappresentazionale.
Il progetto del protagonista di cambiare repentinamente stile di vita offende
le parti arcaiche meno pronte e più riluttanti all'investimento oggettuale
e le co-stringe ad asservirsi, senza una previa integrazione, a un potere
centrale che non concede loro espressione.
Le parti narcisistiche dello studente si comportano come gli iloti che, deprivati
del diritto di rappresentarsi politicamente all'interno della "polis",
insorgono presto o tardi contro il potere dominante.
In William Wilson si evidenzia anche meglio che la parte persecutoria viene
condotta dalle parti più mature del personaggio, le quali stavolta
si materializ-zano nel sosia omonimo.
Questi, all'inverso che per lo Studente di Praga, appare al Wilson protagonista
proprio quando egli sta per commettere -come l'autore stesso dice- "le
turpitu-dini peggiori".
Nel rapporto col Riflesso persecutore possiamo inoltre cogliere, puntualmente
riproposti, i passaggi della lettura freudiana della paranoia7 dove l'amore
omo-sessuale inaccettato del soggetto per l'oggetto viene prima mutato in
odio per l'oggetto e, successivamente, con un ulteriore inversione di senso,
in odio del-l'oggetto persecutore verso il soggetto vittima.
Abbiamo inteso lo sdoppiamento di Baldovino come l'oggettivazione della sua
conflittualità e l'immagine speculare quale ricettacolo delle parti
narcisistiche resistenti al cambiamento. Nel Riflesso trovano dunque ospitalità
proprio le parti con le quali maggiormente lo studente si è intrattenuto,
le parti più amate.
Ma, come nel secondo movimento individuato da Freud, l'immagine speculare
con i suoi contenuti narcisistici si trasforma da oggetto d'amore in oggetto
di odio.
Infine vediamo che la ricerca condotta dal Riflesso assume netti contorni
perse-cutori, in quanto inabilitanti ogni iniziativa o progetto del protagonista.
Sul Riflesso viene così proiettata la resistenza che Baldovino stesso
oppone al cambiamento verso il quale pure è proteso e, cambiato di
segno, l'amore omo-sessuale che lo studente vive verso le parti di sé
trasferite sul Doppio. L'epilogo giunge con l'ennesimo agito del suicidio?omicidio
del Doppio in luogo di un virtuale recupero rappresentazionale delle parti
espulse.
Il Riflesso rimane estraneo allo studente fino al momento che ne precede la
morte, mentre il crescendo degli agiti si conclude con una riprova della loro
impraticabilità.
Il compromesso nevrotico
Peter Schlemihl viene inizialmente identificato dall'autore
soprattutto per il progetto di cambiare la propria misera condizione economica.
Egli si presenta con una lettera di raccomandazione a un ricco signore, ma
mentre passeggia insieme a molti ospiti nella tenuta sontuosa di questo incon-tra
uno strano personaggio che realizza ogni desiderio dei presenti prima anco-ra
che si manifesti.
L'"uomo in grigio" propone a Peter Schlemihl un baratto: la sua
ombra in cam-bio di un borsellino magico dal quale estrarre denaro a volontà,
senza possibili-tà di esaurirlo.
Schlemihl accetta, ma si renderà conto in breve che la mancanza dell'ombra
lo rende inviso a chiunque se ne accorga. Inizia così, poco dopo il
baratto, una in-terminabile ricerca dell'uomo in grigio per recuperare la
propria ombra.
La ricchezza conseguita, nel frattempo, lo farà accogliere come principe
in una piccola cittadina, ma anche qui l'ombra mancante lo ostacola rendendo
impos-sibile la realizzazione dell'amore nato con una fanciulla del paese.
Dopo ripetuti fallimentari tentativi di recuperare il proprio Doppio, Schlemihl
si vedrà costretto ad allontanarsi definitivamente dal consorzio umano.
Accettato il proprio isolamento, si dedicherà alla scienza, sfruttando
la magica risorsa degli stivali delle sette leghe, di cui, tra mille traversie,
è venuto in posses-so.
Il racconto si conclude con una lettera di Peter Schlemihl all'autore dove
il pro-tagonista, dopo aver completato volumi di tassonomizzazione del mondo
vege-tale, esprime il suo testamento spirituale: per vivere con gli uomini
è necessario "rispettare prima l'ombra e poi il denaro";
per vivere da soli non c'è bisogno di consiglio alcuno.
Con l'inizio del racconto vediamo già il protagonista coltivare un
progetto di cambiamento.
La condizione nella quale Schlemihl vive è, ancora, una condizione
narcisistica.
Il protagonista, povero in canna, vive stavolta estraneo non alle regole sociali,
ma al processo produttivo che vede forza lavoro soggettiva ceduta per ottenere
potere d'acquisto.
La sua condizione è in un certo modo pregenitale in quanto sul piano
economi-co il protagonista si trova un po' come il bambino che si appoggia
all'oggetto materno, fonte di ogni soddisfacimento, senza offrire nulla in
cambio.
Dopo la rapida descrizione iniziale del proposito di Schlemihl di trovare
lavoro e della cessione dell'ombra, l'autore segue il suo personaggio descrivendo
i vantaggi dell'illimitato potere economico acquisito e i limiti impostigli
dalla mancanza dell'ombra.
Vediamo dunque risolto lo stato di indigenza iniziale, non già attraverso
uno scambio codificato -tale cioè che ai due termini risulti assegnato
un valore sta-bile e chiaramente identificato- ma per via di una cessione
che gli aliena una parte di sé.
Fra Schlemihl e l'uomo in grigio il rapporto non si regge sulla prestazione,
ma sulla cessione di una parte non riproducibile né quantizzabile,
una parte non suscettibile di codificazione.
Diversamente da quanto accade per la prestazione, l'effetto
dello scambio è qui un'alterazione strutturale del protagonista. Questi
non potrebbe cioè ripetere una seconda volta l'operazione.
Abbiamo visto così rispettate le due premesse (la condizione narcisistica
e la spinta al cambiamento) che avevamo posto come requisiti essenziali a
che si produca la figura del Doppio.
Ma a questo punto abbiamo già gli elementi sufficienti per individuare
quale fra i due obiettivi possibili venga privilegiato dalla scissione dall'ombra
che qui si verifica. Il Doppio di Schlemihl assolve senz'altro la funzione
di preservare le sue parti narcisistiche dal rapporto oggettuale e in generale
dai limiti che il rapporto con la realtà impone, limiti peraltro presenti
già nell'investimento og-gettuale stesso.
Schematicamente, l'assenza dell'ombra produce sul protagonista due effetti
principali:
· lo rende inaccettabile a chi si accorge della sua mancanza e conseguente-mente
inabile a realizzare fattivamente un rapporto oggettuale;
· gli apre uno spazio di intervento onnipotente per cui tutto gli è
possibile, ma implicitamente gli preclude la possibilità di un confronto
sul piano di realtà, in quanto rende il suo potere economico del tutto
incommensurabile con quello di occasionali avversari.
Se prima la condizione di Schlemihl era narcisistica in quanto irrelata al
pro-cesso produttivo, la condizione che segue la perdita dell'ombra è
narcisistica in quanto il borsellino magico assicura al protagonista quella
che Matte Blanco definirebbe una borsa di simmetria8.
Il protagonista vive cioè una condizione economica e, per estensione,
psichica, per cui qualsiasi elemento aggiunto o sottratto al suo patrimonio
non ne altera minimamente la dimensione. Schlemihl è immerso in una
dimensione narcisi-stica con una porta aperta sull'infinito.
Osserviamo ripetersi per il protagonista quanto già abbiamo notato
nella vi-cenda dello studente di Praga: la spinta a uscire dalla condizione
preoggettuale narcisistica viene contrastata dal prodursi del Doppio, che
in entrambi i casi, a-lienandosi dal protagonista, ne preserva le parti resistenti
al cambiamento dai limiti della realtà.
In entrambi i casi vediamo così mantenersi un funzionamento di tipo
allucina-torio per cui ogni tensione negativa viene virtualmente ovviata grazie
a una fantasia onnipotente divenuta, nel racconto, fattuale.
Ma per entrambi vedremo prodursi una progressiva inabilitazione del prota-gonista
che lo esclude da qualsiasi confronto oggettuale.
Schlemihl rimane peraltro privo di un'identità riconoscibile: accolto
come un principe in incognito a causa delle sue ricchezze, di fatto non lo
è. E d'altra par-te la nobiltà attribuitagli non basta a vincere
le resistenze del padre della ra-gazza quando questi si accorge che Schlemihl
è privo dell'ombra.
Seguendo Schlemihl nelle sue varie peripezie lo vediamo passare da una fru-strazione
all'altra senza mai poter individuare in alcuno degli episodi un segno decisivo
sulla storia personale, nella quale gli avvenimenti vengono piuttosto registrati
in riferimento alla mancanza e alla tensione verso il recupero del Doppio.
Possiamo cogliere anche stavolta nella tensione del protagonista verso il
suo Doppio un amore, sotto certi riguardi, di tipo omosessuale, ma fin da
adesso è possibile prevedere un epilogo diverso della vicenda giacché
la tensione posi-tiva verso il Doppio non muterà di segno.
Per Schlemihl vedremo piuttosto proiettato sull'uomo in grigio l'amore verso
l'ombra. Questi gli decanta l'eleganza e la bellezza della sua ombra contempo-raneamente
al valore del borsellino che gli offre in cambio.
Ma per tutto il racconto il Doppio non diventa mai il suo persecutore. Il
Dop-pio, autonomo da Schlemihl, ma schiavizzato dall'altro, motiva il protagonista
verso il suo recupero e non già, come accade a Baldovino, verso la
sua elimina-zione. L'ombra, anche se non diventa persecutoria, rimane però
per tutto il tempo un agito: materializzazione di un'istanza psichica che
non trova spazio rappresentazionale all'interno del protagonista.
La vicenda inoltre rimane, come abbiamo visto, non contrassegnata dalla pre-senza
del terzo, dello scambio.
La dimensione nella quale si agisce è chiusa nello spazio fusionale
con la ma-dre e dunque priva della presenza di un punto di riferimento stabile
(il terzo, il padre) che consenta di individuare e codificare la posizione
dei due elementi (madre-figlio) in essa presenti.
L'amore per l'ombra, risposta alla minaccia di venire espulso da una condizio-ne
fusionale con la madre, ridefluisce verso la natura?madre, venendo però
su-blimato in un investimento nello studio della botanica, che diventa per
Schlemihl unico polo di interesse e, allo stesso tempo, consacrazione di un
iso-lamento affettivo dal quale il protagonista non uscirà più.
Schlemihl si dedicherà infatti alla classificazione delle forme vegetali
e non già alla ricerca creativa, mentre chiude ogni rapporto oggettuale.
La richiesta fusionale verso la madre onnipotente viene in parte sublimata
in approccio conoscitivo verso le manifestazioni della natura.
L'angoscia di separazione e di disgregazione, che si era accompagnata inizial-mente
alla minaccia di individuarsi dallo stato narcisistico fusionale con la ma-dre
e che si era materializzata nell'alienazione dell'ombra, diventa, a questo
punto, angoscia di rimanere chiuso dentro l'universo fusionale. La classifica-zione
botanica costituisce per Schlemihl un compromesso nevrotico che, senza costringerlo
a uscire dall'orbita gravitazionale materna, gli garantisce una rete conoscitiva
che lo protegge dalla caduta entro il nucleo fusionale originario.
L'amore verso il Doppio, mediatore tra onnipotenza e individuazione, ricon-fluisce
nell'amore verso la madre dalla quale si distanzia però attraverso
lo strumento conoscitivo. Per Schlemihl parleremo di soluzione nevroti-co?ossessiva
(l'isolamento, la classificazione) di fronte alla minaccia di venire risucchiato
in un'appagante e al tempo stesso deindividualizzante gravitazione materna
senza la mediazione di alcuna figura paterna.
Schlemihl torna così alla condizione narcisistica iniziale, abbandona
il progetto emancipativo e rimane definitivamente nell'universo fusionale,
anche se suffi-cientemente difeso dal collassarvi dentro.
Lo scambio simbolico
Nel racconto di Conrad un giovane capitano, a bordo della propria
nave or-meggiata nel porto, attende che si alzi il vento, mentre si accinge
per la prima volta a salpare con la responsabilità di condurre una
nave. Durante la notte, mentre i marinai riposano, egli passeggia sul ponte,
meditando fra timore e trepidante attesa su come assolverà le funzioni
di comandante. Qui si accorge che la biscaglina, tramite virtuale tra la nave
e la terra e/o un eventuale visita-tore, non è stata ritirata e di
ciò si sente parzialmente responsabile. Il capitano coglie inoltre
in una nave fuori del porto un obiettivo specularmente opposto al suo: tornare
a terra.
Proprio mentre soppesa il rischio e il piacere del nuovo ruolo, scorge nell'acqua
scura un uomo che da quel momento diverrà per lui, segretamente dal
resto dell'equipaggio, compagno di cabina e anticipatore dell'esperienza che
vivrà da lì a poco.
La figura che si delinea nel buio gli appare laggiù, aggrappata alla
scaletta e bi-sognosa del suo sostegno, tanto quanto, come si vedrà,
il capitano avrà bisogno della figura stessa.
Il primo ufficiale Leggatt, proveniente dalla nave che attende fuori del porto,
si è già trovato infatti a risolvere problemi di navigazione
con i quali il capitano non si è ancora misurato.
Leggatt aveva realizzato il salvataggio della nave, dove era primo ufficiale,
da violenti marosi, ma per effettuare la difficile e azzardata manovra si
era reso colpevole dell'esautoramento del capitano della nave, immobilizzato
dall'ango-scia di fronte al pericolo, e dell'uccisione di un marinaio che
rifiutava di obbe-dire ai suoi ordini.
Il capitano sente crescere l'intimità con Leggatt via via che questi
racconta di sé, nascosto nella sua cabina.
Giunge il momento in cui i due decidono di separarsi e il capitano di intra-prendere
finalmente il viaggio.
Leggatt andrà via dalla nave a nuoto dopo aver ricevuto in dono dal
capitano il suo berretto e tre monete d'oro.
Per agevolare il ritorno di Leggatt a terra il capitano si avvicina quanto
più è possibile alla terraferma, nonostante il buio della notte
e le difficoltà della ma-novra, che gli faranno rischiare di finire
sugli scogli.
A questo punto il capitano vede galleggiare in mare il provvidenziale berretto,
che nel frattempo il suo Doppio ha perso nuotando e, prendendolo come punto
di riferimento, riuscirà a calibrare la manovra per condurre fuori
pericolo la nave9.
Leggatt è rimasto compagno del capitano finché la simbolica
restituzione del berretto non ha consentito a quest'ultimo la manovra per
evitare di cozzare su-gli scogli, separarsi dalla terraferma, dove ha lasciato
l'altro, e intraprendere fi-nalmente il suo primo viaggio da capitano.
Il racconto lascia intravedere che il momento in cui il Doppio del capitano
prende vita è proprio quello dove è più spessa l'ansia
della separazione che il giovane deve affrontare: separazione dalla terra
e dalla protezione del porto e acquisizione operativa del suo grado di capitano,
guida e interprete principale del viaggio cui la nave si accinge.
Il visitatore, in fondo atteso, dà corpo alla figura cui il capitano
affiderà la fun-zione di mediare la propria separazione dalla terraferma,
quale prezzo e pre-messa della conferma fattuale del proprio ruolo.
Il racconto di Conrad ci propone una complementarità
dei due personaggi che si articola su due piani:
· il capitano attende di uscire dal porto; l'ufficiale Leggatt ha bisogno
di cer-care rifugio a terra dopo essere fuggito dalla nave dove era tenuto
prigio-niero in attesa di essere consegnato alla giustizia per il crimine
commesso;
· il comandante è capitano della nave, ma non ne ha mai governato
una in prima persona; Leggatt non lo è, ma, per quanto problematicamente,
ha già assunto il comando della propria. Leggatt ha fatto qualcosa
che non era previsto facesse; il comandante non ha ancora esperienza di ciò
a cui è già abilitato.
I due personaggi si incontrano quando all'uno manca ciò che l'altro
ha in ecces-so, si incontrano dunque diversi, ma nel segreto della cabina
si instaura una re-lazione per cui i due raggiungono gradualmente una piena
intimità mentre pa-rallelamente matura la decisione di separarsi.
La relazione fra i due personaggi ripropone quindi alcuni dei temi che ormai
ci sono noti e che abbiamo visto presenti anche negli altri due racconti;
ma stavol-ta il protagonista giunge al migliore degli epiloghi: il successo
del progetto. Il capitano, nella fase iniziale del racconto, vive in un'atmosfera
sospesa. Nono-stante egli sia di diritto comandante della nave, esita a dare
ordini, come chi non sia sufficientemente sicuro di poterlo fare. Prima che
la nave esca dal porto egli stenta ad avere con i marinai una relazione rispondente
ai ruoli che a cia-scuno competono. La condizione iniziale può essere
definita ancora indistinta in quanto fra capitano ed equipaggio è ancora
presente la confusione fra sog-getto e oggetto (a differenza di quanto accade
di solito, il capitano vigila la not-te mentre i marinai dormono).
Il capitano è alla sua prima esperienza di comandante; dalla terra
si è finora staccato solo guidato da altri. Il capitano, dunque, prima
del viaggio non si è ancora autonomizzato dal porto materno, né
differenziato dall'oggetto.
Ma se la condizione di con?fusione con il corpo materno e con
l'oggetto acco-muna il capitano a Baldovino e Schlemihl, da questi ultimi
il protagonista del racconto di Conrad si diversifica per vari motivi. Egli
vive in attesa di intra-prendere il viaggio o, come altrove abbiamo proposto,
dell'assunzione di una "identità a rischio".
Per il capitano il passaggio a questo tipo di identità è pertanto
un momento maturazionale naturale e non l'obiettivo di una decisione repentina,
come quel-la per cui Baldovino e Schlemihl decidono di dare una svolta alla
loro vita.
Il capitano avverte, al pari degli altri due protagonisti, gli effetti dell'ansia
di fronte al salto esperienziale del distaccarsi dal rassicurante porto e
condurre la nave, ma è avviato verso un compito al quale il codice
marinaro lo ha già abili-tato.
Vediamo dunque che l'esperienza del Doppio si verifica anche in questo caso
in concomitanza con un momento fortemente dinamico dove istanze regressive
e spinte emancipative lottano fra di loro.
Infine, il Doppio Leggatt non è una pura produzione del soggetto, ma
un per-sonaggio dotato di vita autonoma. Possiamo cogliere fra il capitano
e il suo Doppio un rapporto inverso a quelli esaminati per Baldovino e Schlemihl.
Qui Leggatt nasce come figura autonoma e reale e diventa Doppio del capitano,
via via che fra di loro cresce l'intimità; negli altri casi l'ombra,
il Riflesso diventano, da parti indissolubili del protagonista, personaggi
autonomi.
Potremo così parlare non di produzione allucinatoria, ma di rapporto
con un oggetto reale che rimane tale mentre si carica di quanto il soggetto
veicola di proprio, utilizzandolo come supporto.
I1 Doppio Leggatt costituisce per il capitano una sorta di oggetto transizionale
che, mentre partecipa a pieno titolo della realtà, assolve la funzione
di mediare il suo rapporto con la realtà stessa e gradualizzare la
separazione dall'oggetto materno10.
Tra i due si realizza così uno scambio: Leggatt porterà a terra
le parti narcisisti-che del capitano dalle quali egli può, in tal modo,
accettare di separarsi; il capi-tano assume la forma anticipatoria che il
visitatore gli consegna per riproporre il suo gesto nel ruolo codificato che
al gesto autorizza.
Il rapporto col Doppio consente al protagonista un dialogo che avrà
come cul-mine la restituzione del berretto, prima donato all'altro e dall'altro
provviden-zialmente perso, che costituisce un faro indicatore per operare
una scelta e in-traprendere definitivamente il viaggio.
Il Doppio uscirà di scena solo quando il capitano comincerà
a dare i primi or-dini per governare la rotta.
Leggatt, come già l'ombra di Schlemihl, non diventa persecutore del
protagoni-sta. L'intimità col capitano cresce anziché venire
negata, come era accaduto a Baldovino.
Riprendendo come parametro la formula freudiana della genesi della paranoia,
vediamo che anche in questo caso non si dà passaggio dall'amore all'odio
per l'oggetto.
Il Doppio, contenitore delle istanze narcisistiche, non viene espulso, ma
diventa strumento rappresentazionale del protagonista.
Ma un ulteriore tratto specifico discrimina il rapporto con il Doppio Leggatt
da quello di Schlemihl con l'ombra. Quest'ultima si aliena definitivamente
dal pro-tagonista provocando il suo isolamento, Leggatt si distacca dal capitano
por-tando con sé il suo berretto: un suo oggetto e non una sua parte.
Questo dono, finalizzato a proteggere Leggatt dal sole troppo caldo, sblocca
il tempo oggettua-le del protagonista invece di sospenderlo (come era avvenuto
per il baratto di Baldovino e di Schlemihl) in quanto si pone come capostipite
di una serie vir-tualmente infinita di scambi.
E di scambio si tratta, in quanto il berretto diventa testimone di un passaggio
di consegne, testimone dove si annodano le spinte opposte verso il viaggio
in mare aperto e la rassicurante terra.
Ma il berretto donato esaurisce la sua funzione solo quando ritorna al protago-nista
come indicatore, grazie al quale può essere decisa la manovra più
corretta per scampare al pericolo degli scogli.
Il berretto, donato a Leggatt come oggetto, torna nella veste di indicatore
dire-zionale che garantisce il capitano sulla rotta da seguire.
L'oggetto si carica così di molteplici valenze: viene dato a Leggatt
per custodire le parti regressive del capitano e, divenuto a quel punto simbolo
del rapporto fra i due, indica con la sua presenza (presenza del rapporto)
che la rotta che u-nisce la terraferma al mare aperto deve essere percorsa
nei due sensi opposti. Mentre Leggatt si avvia a nuoto verso terra, è
solo grazie al berretto che il capi-tano ruota la barra verso il mare aperto
ed evita così di andare nello stesso sen-so del Doppio.
Dopo averlo visto, bianco nell'acqua scura della notte, il capitano potrà
con una manovra azzardata vivere in prima persona l'esperienza che Leggatt
gli aveva anticipato. A differenza di Baldovino che cerca di catturare il
suo Doppio, a differenza di Schlemihl, che lo perde, il capitano recupera
simbolicamente le parti narcisistiche motivate all'autoconservazione che all'altro
aveva affidato e, attraverso il recupero, salva anche le proprie parti che
spingono verso l'eman-cipazione.
Il berretto, divenuto oggetto indicatore, si fa testimone del rapporto e suo
rap-presentante, e come tale lo salva, mantenendo in vita il capitano che
grazie al recupero simbolico del Doppio può salvarsi e proiettarsi
in avanti al tempo stesso.
Ma il felice epilogo non è tale solo perché la nave viene salvata
dal capitano, ma anche perché stavolta la nave può essere salvata.
L'ordine di cambiare la barra proviene in questo caso da un vero capitano
e non già da un primo uffi-ciale che al capitano si sostituisce in
maniera onnipotente, scardinando l'ordine gerarchico.
Seguendo il racconto di Conrad abbiamo avuto una riprova della duplice fun-zione
del Doppio, che consente, già nel momento della sua produzione, I'aper-tura
di una corsia a doppio senso di marcia, dove transitano in senso opposto parti
narcisistiche e spinte emancipative. Le une reclamano il mantenimento di una
condizione dove discriminazione e giudizio sono sospesi, le altre l'acquisizione
di una Gestalt che faccia da supporto alla proiezione del soggetto verso il
sim-bolico e ne codifichi il ruolo.
Abbiamo però visto che fra i tre personaggi seguiti, il capitano di
Conrad è l'u-nico a collocare il proprio salto defusionale in un universo
elaborato simboli-camente in modo più completo, lo stesso universo
che gli assegna il grado di capitano.
Per il capitano, come per gli altri, il Doppio assolve nella fase iniziale
la fun-zione di accogliere quelle parti che, in quanto sfrattate, rischiano
la frammenta-zione. Ma solo in quest'ultimo racconto vediamo tornare al protagonista
le parti affidate all'altro.
L'esito diverso ci sembra riconducibile all'unica circostanza che negli altri
rac-conti non si verifica: la premessa di un ruolo codificato, I'avallo del
padre, dunque il riferimento al confronto edipico.
L'amore verso il Doppio non muta in questo caso in odio, né si riconverte
in amore verso la madre, ma diventa amore per le proprie funzioni e al tempo
stesso per la nave: la funzione che consente al giovane capitano di agire
come il padre senza essere il padre; la nave che gli si offre come eco materna
di cui prendersi cura mentre al tempo stesso lo contiene.
Il Doppio e lo stadio dello specchio
Lo stadio dello specchio accompagna emblematicamente la spinta
che porta il bambino fra i 6 e i 18 mesi ad acquisire un'immagine di sé
unitaria e definita11.
Il bambino giungerà, dopo una serie di difficoltà, a riconoscersi
finalmente nel riflesso e a indicarlo col suo nome proprio.
La spinta determinata dall'insufficienza della relazione fusionale a quietare
lo stato di tensione che i limiti della realtà impongono; le frustrazioni
via via più frequenti che la madre e l'assenza della madre producono;
la naturale spinta maturativa che, se assecondata da una madre rassicurante,
induce il bambino stesso a cercare le prime esperienze autonome, lo porteranno
gradualmente alla necessità di allontanarsi dalla madre stessa.
Ma la minaccia della perditadel contenitore materno, pur necessaria, suscita
nel bambino delle fantasie di frantumazione.
Il riflesso speculare si trova così ad assolvere una duplice funzione:
· contenitore per contrastare la fantasia di annientamento che la perdita
della madre comporta, contenitore dunque delle parti che il bambino vive per
co-sì dire "in via di sfratto" dalla madre;
· supporto ortopedicol2 per attribuire all'immagine, prima ancora che
a se stesso, un nome e un'identità.
Riconoscersi intero allo specchio, mentre comporta una definizione dei propri
confini fisici, impone la definizione dei confini che lo separano dalla madre.
L'immagine nella quale il bambino si aliena lo alienerà allo stesso
tempo dalla madre.
Spinto fuori dal primo contenitore, il bambino cercherà ospitalità
nell'immagi-ne speculare che, come abbiamo visto per il Doppio, mentre lo
emancipa dalla madre, lo preserva dall'angoscia di annientamento che l'essere
fuori della ma-dre comporta.
L'immagine speculare, dunque, mira a conservare uno stato di compatta totali-tà
non meno di quanto lo interrompa.
In essa si ripropone quella compiutezza autosufficiente che fino a pochi mesi
prima era assicurata dallo stato biologico e la cui interruzione, dalla nascita
in poi, il bambino aveva dovuto fronteggiare attraverso l'approntamento di
fanta-sie onnipotenti mirate a ricostruirla fantasmaticamente.
L'illusione onnipotente è stata, fino a questo punto, una difesa contro
l'angoscia di rimanere senza protezione, una difesa mirata a negare i limiti
che via via in-crinano e rendono meno praticabile la fantasia di totalità
mentre rendono sem-pre più pressante la nascita di uno stato coscienziale.
Possiamo ripetere che la riattivazione di uno stato onnipotente è proprio
quan-to ogni volta abbiamo notato collateralmente all'insorgenza del Doppio.
Ancora meglio, l'insorgenza del Doppio assicura ogni volta al protagonista
il manteni-mento dell'illusione onnipotente, la sospensione del tempo oggettuale,
l'esen-zione dai limiti di realtà proprio quando il protagonista vive
la massima spinta verso l'investimento oggettuale e la contemporanea individuazione
dalla con-dizione narcisistica.
Riannodando le fila ricupereremo così che il riflesso speculare assolve
per il bambino il ruolo che il Doppio assume per il conflitto narcisistico
nell'adulto.
In entrambi i casi troviamo nel Doppio la ripetizione di un vagheggiamento
re-gressivo della condizione di totalità che dispensa in pari grado
dai limiti del-l'azione e della coscienza.
Altrove13 si è visto come il Doppio si produca in alcuni momenti cruciali
dell'a-nalisi e cioè quando il paziente, motivato verso un salto emancipativo,
compo-ne le sue spinte regressive, resistenti all'interpretazione, in una
figura che as-sume appunto i tratti distintivi del Doppio.
Comune a entrambe le situazioni è il momento dinamico del salto da
un terre-no dove gli aspetti più infantili e non integrati della personalità
cercano prote-zione e rifugio dalla assunzione di un ruolo più adulto
e autonomo. Nel rifles-so dello stadio dello specchio, così come nel
Doppio del conflitto narcisisti-co?evolutivo, cogliamo la teatralizzazione
di una ripetizione mutativa: tentativo di trovare in avanti quanto stiamo
per lasciare indietro, di ritrovare nell'indivi-duazione dal corpo materno
quanto ci era caro nella fusione con essol4.
Non sempre il tentativo di portare avanti contemporaneamente le due istanze
riesce.
Non sempre infatti il soggetto riceve, dopo lo stadio dello specchio, il conforto
di una figura paterna che, mentre vieta di essere uguale al padre, lo autorizza
e lo supporta nel diventare come lui, garantendogli così, a un tempo,
il divieto della madre reale e l'accesso alla madre simbolica.
Solo a queste condizioni quello che per il Doppio è un tentativo, diventa
per il soggetto pratica di una corsa proiettata contemporaneamente in avanti
e all'in-dietro, ma unitariamente protesa nell'espletamento della funzione
del soggetto.
NOTE
Per la traduzione italiana degli scritti di S. Freud si fa riferimento alle "Opere", edite da Boringhieri, Torino 1967?1980, in 12 volumi.
1. Qui ci si riferisce al film di Stellan Rye, del 1913, tratto dal racconto di H.H. Ewers e menzionato da O. Rank in n Doppio, cit., pp. 23 sgg.
2. CHAMISSO, A. VON La storia meravigliosa di Peter Schlemihl. Tr. it. Rizzoli Milano 1950.
3. CONRAD, J. n compagno segreto. Tr. it. Rizzoli, Milano 1975.
4. FREUD, S. Il perturbante. Vol. 9.
5. LACAN, J. Scritti. Tr. it. Einaudi, Torino 1974.
ó. POE, E.A. William Wilson. Tr. it. in: Racconti. Garzanti, Milano 1983.
7. FREUD, S. Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia. Vol. ó.
8. MATTE BLANCO, 1. L'inconscio come insiemi infiniti. Tr. it. Einaudi Torino 1981.
9. Questo passaggio è magistralmente interpretato da E. Gaburri nel saggio incluso in questo volume.
10. WINNICOTT, D.W. Cioco e realtà. Tr. it. Armando, Roma 1974.
Il. FUNARI, E. Lo specchio, I'immagine, I'altro. Il Piccolo Hans, n. 10, aprilegmgno 1976.
12. LACAN, J. op. cit.
13. Vedi il saggio di E. Funari in questo volume.
14. FUNARI, E. Natura e destino della rappresentazione. Raffaello
Cortina Editore, Milano 1984.