...questa lotta che combatto da sempre dovrà avere una spiegazione.
Forse inseguo l'eco della prima parola che ha inondato la mia bocca.
Forse la vita a partire da quel miracolo, sia soltanto un viaggio di ritorno,
una penitenza, un avvicinamento all'origine, la storia di una dimenticanza.
Scopriremo a suo tempo, liberi da tutte le angosce, che l'emozione spuntò,
nuda, nel primo urlo. Voleva dire fame, solitudine, paura?. Raffigurava il mondo?...
Seduto nella macchina che mi portava nel mio nuovo rifugio, sento le mie mani
inquiete unite nella stretta delle manette.
Di fronte al cancello elettronico che si apre e si chiude dietro di me, penso
che era già stato chiuso tempo fa, molto tempo. Ed io non me ero reso
conto.
... l'uomo è vittima della confusione. Non capisce niente e tace.
Dal suo silenzio nasce il mal di testa, l'insonnia, la nevrosi e l'inquietudine.
Non si spiega. Continua a tacere, esistendo per inerzia, stordito dall'ozio
e dalla paura. Non si riconosce a se stesso e sente, di tanto in tanto, la voglia
di piangere. Per niente...
Vado su per la scala che mi porta in matricola, mi siedo su una panca fredda,
con le mie mani già libere nella chiusura.
Sono stanco, vorrei avere un letto o un angolo dove potermi sdraiare.
Li ci sono Tonino, Carlo, Mohamed...non si sa quale di loro arriva e quale se
ne va. Tutti camminano in un via vai senza fine. Tutti vogliono fumare, tutti
chiedono sigarette.
...tanti esseri nascono e muoiono senza lasciare memorie del loro viaggio.
Anonimi e sconosciuti come un soffio d'aria.
Quale spiegazione dare al vuoto delle loro vite, alla loro mancanza di eredità,
quale impenetrabile mistero è questo che ci copre, perché sono
nati, di quale infinita catena siamo un ossidato anello sommerso nella oscurità
delle acque?...
Mi chiamano per nome, chi lo sa quando ritornerò ad averne uno. Svuotare
le mie tasche è un attimo. L'orologio rimane qui, anche la cravatta e
la cintura, caso mai ti venissero delle idee strane...adesso spogliati!!
... perché la disgrazia, che ci visita tutti si accanisce con alcuni,
forse i più deboli?.
C'è un ordine superiore che lo dispone, obbedendo a disegni che la
nostra povera mente non riesce a decifrare?. Chi decide la quota che ad ognuno
corrisponde di bellezza, di dolore, di esistenza?.
La vita è un muto interrogante. L'uomo, un filo della trama. Il tessitore,
chi si crede di essere? Su quale legge si basa per lasciarci così soli
con il freddo, così nudi di fronte all'eterna notte dei tempi?...
E sono nudo, sopra una coperta che mi sembra un tappeto persiano, pronto per
fare le flessioni che il regolamento ci impone. Quando avrò dimostrato
che al mio interno non ho niente, potrò vestirmi ed avere nuovamente
la mia angoscia nel suo angolo accogliente.
Che differenza dal Sud America, dove ti portano in carcere già quasi
nudo, dopo il tempo passato in interminabili e brutali interrogatori polizieschi!
Le foto, le mie impronte digitali, tutto è importante in questo momento, meno io.
Come spiegare e a chi l'essenza del vuoto?
...il dolore fisico impaurisce perché non sappiamo se saremo capaci di
sopportarlo senza sprofondare, o senza lasciar nell'aria le nostre miserie;
il dolore dell'anima invece si conserva al coperto da sguardi esterni, soffoca,
imbavaglia e annulla pian piano la nostra capacità d'amare...
Va bene!!!... N° 28248, niente d'importante per uno come me, che ai numeri
non dà valore, però mi piace, incomincio a convivere con lui,
in fin dei conti è tutto ciò che ho.
E ancora a camminare per nuovi labirinti, corridoi sotterranei con delle scritte
sul soffitto. Fatti da mani che parlano attraverso un accendino: ...Ti amo Gianna...Francesco
2-4-1986... Mario Rossi innocente...; poi destra, sinistra fino al mio incontro
con lo psicologo e il medico.
...chi può sapere del dolore altrui?, arriva il momento, per chi soffre,
nel quale il linguaggio non serve.
Nel dolore, quando è vero, siamo soli. Non si può comunicare,
- nonostante l'urgenza che abbia chi lo sente - nonostante la necessità
di aggrapparsi ad uno sguardo, una corda, un gesto di pietà.
Non ci sono altre difese che non sia la pazienza e il freddo; ritirarsi nel
proprio io, sperando ancora una volta che la sua primavera porti armonia e conformità
con ciò che ci circonda...
Un'altra scala stretta, andare su è come nascere di nuovo, altri cancelli
che si aprono, arrivo al centro, la rotonda, il gran circo.
Destinazione 3° raggio, mi incammino con la mia coperta, il mio piatto,
il mio cucchiaio ed una mela che un'ombra mi ha passato senza parlarmi; cella
114 "siamo in troppi"...urlano, ed è vero.
Sono, siamo in tanti. Io sono Marcelo...io sono Franco, Nino, Gianni, Ahmed...
conto sette strette di mano...un caffè, no, meglio un tè.
Il rito dell'ospitalità continua, mangio qualcosa mentre preparano il
mio letto quasi nel cielo. Sono stanco, vorrei dormire e do la buona notte.
Incomincio a scalare i letti fino al terzo piano del nostro castello di tristezze,
questa volta salire è come morire un poco.
...la solitudine è un bene perché rivela la nostra nudità.
Però è anche difficile da accettare, non essendoci più
abituati. Per questo, la temiamo. Soltanto in lei l'uomo può maturare,
nella conoscenza di se stesso, nel ricuperarsi, nel sapere di sé. Accettare
la fragile bellezza del suo destino...
Sono così vicino al tetto che posso leggere dei giornali incollati lì;
leggo e vedo le fotografie. C'è la diva di moda, sogno irraggiungibile
di tutti quelli che sono passati dal mio posto. La coppia del jet-set. La villa
del più ricco, la nave di colui che lo segue. Gli eredi di tutti, re
e regine di questo mondo di teste coronate
Chi lo sa se potrò addormentarmi questa sera, nonostante la stanchezza.
Infine penso a loro; le mie compagne, i miei figli, i figli dei miei figli.
...soltanto i bambini vivono l'illusione dell'eternità.
Forse per questo tutto ciò che è significativo, meraviglioso
e degno da ricordare ci succede nell'infanzia; forse per questo riempiono il
nostro tempo le vaghe immagini di un tempo senza misura.
L'albero che le mie braccia non abbracciarono, le prime ferite, i paesaggi irripetibili,
la vecchia casa che accoglieva i miei sogni, il viso inamovibile dei nostri
antenati, il vero rostro dei miei nonni, miei genitori, le mie sorelle; mai
come allora sono stati così vivi. Fino ad oggi.
Buonanotte, la vita incomincia domani...!!!
(Il testo, nato dalla penna di Marcelo Nieto, è stato utilizzato dall'autore come parte della sceneggiatura di Campo corto, il film realizzato nel carcere di San Vittore da Marcelo Nieto, Santino Stefanini e Alejandro Carrino e montato all'esterno dal regista Sergio Attardo).