Le fatiche di Ercole, le astuzie di Ulisse, Giasone e il Vello doro. Molti miti sono la narrazione di imprese eroiche. Il legame che unisce il "mito" allimpresa é profondo ed essenziale. Scrive lo storico delle religioni Eliade: "Poiché il "mito" riporta le gesta degli esseri soprannaturali e la manifestazione delle loro potenze sacre, diventa il modello esemplare di tutte le attività umane significative. Il "mito" é il racconto di un inizio, é limpresa con cui il sovrumano stabilisce come lumano é e come deve essere, é il sacro che fa irruzione nel mondo e forma la norma dellagire. La modernità però ha insegnato agli uomini limportanza dellautonomia, il valore del darsi da sé la norma delle proprie azioni. Sfuggita agli dei, limpresa é divenuta lazione umana inaspettata e senza precedenti, il gesto inedito e fenomenale.
Eppure la dimensione del "mito" non sembra essersi completamente perduta. Anche oggi dalle grandi azioni nascono "miti", una mitologia secolarizzata e del tutto umana. Il primo uomo a poggiare il piede sulla Luna, latleta che corre più veloce di ogni altro essere umano, il chirurgo, che per primo trapianta un cuore. A queste imprese tocca la sorte che un tempo toccava alle azioni eroiche, quella di essere narrate come gesta che fondano la cultura e i valori di una comunità. E per quanto umane, forse proprio perché umane, queste imprese si mostrano come esempi, come modelli per lazione. Se il "mito" antico però era un evento che poteva solo essere narrato, il "mito" moderno é unimpresa che chiede di essere eguagliata o, ancora meglio, superata. Ma un "mito" che può essere dimenticato da nuove e più grandi imprese é ancora autenticamente tale?
STUDENTESSA: Abbiamo visto che ad alcune imprese dellera moderna tocca la sorte che un tempo era riservata alle azioni eroiche del "mito". Che differenza cè, e sempre che ci sia, secondo Lei, tra questi due tipi di impresa?
FUSILLO: Si possono definire "impresa" luno e laltro tipo,
e ciò attenuerebbe in parte la distinzione, perché la fantasia
e il "mito" sono parte necessaria della configurazione umana della
realtà. Dopo sporadici tentativi, soprattutto in epoca umanistico-rinascimentale,
di applicare al "mito" uninterpretazione semplicemente esoterica
o cabbalistico-magica, si può tranquillamente affermare che limmaginazione
é ancora oggi parte integrante della maniera delluomo di costruire
la propria cultura. La credenza dellimmaginario é il prodotto dellambivalente
identità delluomo, che cioè un po crede e un po
non crede. Lo stesso doveva valere per i Greci e per gli antichi in generale
se rapportati ai loro "miti". Luomo costruisce la propria identità
anche tramite limmaginario. Quando si parla di eroismo e di "mito"
non vale più chiedersi se limpresa che li costituisce sia vera
o sia falsa. Gli Antichi Greci, per esempio, credevano che la guerra di Troia
fosse realmente avvenuta, senza preoccuparsi di verificare la verità
storica dellimmaginario omerico sottostante alla vicenda. Limpresa
si erge a modello in cui tutta la comunità si riconosce e che serve alla
stessa a fondare la propria identità, a creare un tessuto di valori
o spesso anche a metterli in crisi. Infatti il mito non é soltanto costruttivo,
ma anzi, il più delle volte, si rivela "antieroico" e "antimito".
STUDENTESSA: Lei non pensa che, stante lattuale sviluppo delle telecomunicazioni, una differente accezione del concetto di "mito" possa dipendere dal cambiamento del mezzo attraverso il quale limpresa é narrata?
FUSILLO: Tutti gli aspetti materiali della produzione di "miti" giocano
un ruolo importante. Una differenza sostanziale é data dal fatto che,
nelle civiltà più antiche, si tramandava il "mito" per
via orale, come oralmente si tramandava e si trasmetteva la letteratura, attraverso
la semplice ma straordinaria memoria dei "cantori". Ciò determina
la differenza anche rispetto alle imprese eroiche, ai "miti" e ai
racconti, tramandati e trasmessi dalla scrittura ad altri mezzi di comunicazione,
causando una sovrapposizione di linguaggi che avrebbe leffetto di frantumare
e moltiplicare il "mito", e così di renderlo meno "sacrale"
e meno distante. Indubbiamente il nuovo mezzo muta laura di sacralità.
La cambia, ma non la elimina. Pertanto io credo che lera tecnologica sia
ancora in grado di produrre dei "miti", anche se questi assumeranno
una natura più ibrida, più frammentaria e, per certi versi, più
contraddittoria. Non sono i "miti" in cui si riconosce una intera
comunità, ma piuttosto dei frammenti di discorso mitico.
STUDENTE: Nel primo contributo filmato si ricorda che limpresa moderna richiede di essere eguagliata e anche superata. Lei non crede che un primato atletico, per fare un esempio, escluda per ciò stesso limpresa? Il primato, il primato atletico, può essere superato, e quindi dimenticato.
FUSILLO: Limpresa non va vista solamente in termini di vittoria, di primarietà,
di sconfitta delloppositore, dellavversario o del nemico. Limpresa
riassume unazione che possiede un significato e un valore "simbolici".
La continuità nel tempo del suo valore "simbolico" va oltre
il fatto che la prestazione possa essere in seguito migliorata. La maggior parte
delle azioni eroiche, nel "mito" antico, ripetevano altrettante imprese
di eroi precedenti. Il seguente filmato riguarda una delle azioni più
tipiche della "mitologia" antica, ovvero la "discesa agli Inferi".
ANCHISE: Adesso ascolta, se io, o Enea, vedo lontano, se é vero che sono
profeta, se Apollo mi riempie lanima di verità, vedrai i luoghi
dellInferno.
CORO: La terra che tu cerchi, o Enea, é immortale. E una terra
ancora lontana.
(melodia di sottofondo che si innalza)
CORO: Sì, figlio, é vero, ciò che hai sempre temuto, é
vero. Didone é morta. Ma non lhai uccisa tu.
(ancora melodia)
ENEA: Sì, padre, ho riconosciuto il segno. Sì, lo so, sei tu colui
che devo ritrovare.
ANCHISE: Tu devi prendere il mare. E non sia un viaggio solitario in cerca di
una libertà appartata e senza fama. Tu sei stanco, lo so, ma il tempo
della tua vita non ti appartiene. E tutto quello che tuo padre può
dirti.
(fine della visione del secondo contributo filmato e dellascolto del sottofondo
musicale che, in parte, lo ha accompagnato)
FUSILLO: Qui Virgilio pone lapprodo di Enea a Cuma, e la sua discesa agli
Inferi per avere la consacrazione del viaggio che lo aspetta e che deve proseguire.
La figura di Enea ripete appunto limpresa eroica del "mito"
di Ulisse, nellattraversamento della soglia fra la vita e la morte. Come
le parole di Anchise fanno capire, Enea rappresenta inoltre leroe stanco,
colui che sente il peso dellimpresa eroica. Si dimostra che la letteratura
"epica" antica non bada soltanto ai temi del primato degli eroi, della
loro vittoria o della loro sconfitta, ma riflette il "mito" e limpresa
"mitica" in termini di difficoltà, di spossatezza, e di angoscia
nei riguardi del peso che impone il ruolo delleroe.
STUDENTE: Considerando la molteplicità di "miti" che vengono proposti al giorno doggi, nella modernità la concezione di "mito" rispecchia un fatto puramente soggettivo o può esistere anche un modello di "mito"?
FUISILLO: Il "mito" é diventato un fatto estremamente relativo,
più che soggettivo, nel senso che attualmente non esiste un modello di
"mito" dominante, orientante il pubblico e le masse che forniscono
i fatti eroici o leggendari. Esistono oggi più modelli, ma prodotti da
"comunità intellettuali" più che da singole soggettività.
STUDENTE: Diventare e al contempo rimanere un "mito" é molto
difficile. Per dare la dovuta importanza al "mito", non é forse
meglio "delimitarlo" nel suo arco di tempo o nella società
in cui in effetti si é prodotto?
FUSILLO: Coloro che potrebbero "delimitare" oggi un "mito"
devono o dovrebbero durare questo arco di tempo. In realtà la produzione
di "miti", nellepoca contemporanea, é legata a fattori
estremamente complessi e che sfuggono alla nozione di tempo, derivando piuttosto
da agenti tecnologici e culturali propri della nuova industria e della nuova
civiltà. Il nostro tempo é un tempo diverso, un tempo frantumato,
un tempo iperveloce. In una società multiculturale come la nostra, ovvero
basata sulla ibridazione dei modi, dei costumi e delle tradizioni, tutto é
compresente, perché si può sempre e continuamente raggiungere
altri siti ed altre culture. Importare "miti" da altre culture, che
non siano più radicate nel loro contesto, equivale sempre a unoperazione
problematica, ancorché inevitabile, data la sete crescente di "novità
mitologiche". Non é un caso che si importino continuamente "miti"
da culture non nostre. Resta da vedere quanto questo poi investa la dimensione
profonda. Limportazione del "mito" da una cultura diversa funziona
e produce la sua efficacia laddove questo si sia profondamente assimilato alla
cultura di destinazione, mantenendo intatto il valore "simbolico".
Nel caso invece di una riproposizione di "miti", provenienti da altre
culture, del tutto effimera, superficiale, e dovuta solo a motivazioni proprie
dellindustria culturale e "commerciali", loperazione é
destinata a fallire ed é assolutamente da rifiutare.
STUDENTESSA: Lei prima ha detto che il "mito" non é più soltanto legato al conseguimento della vittoria. Come dice Massimo Troisi, ne La smorfia, "tra un giorno da leoni e cento da pecora, non é forse meglio cinquanta giorni da orsacchiotto"?
FUSILLO: Il "mito" é sempre qualcosa di estremamente sfuggente,
per cui occorre sapere chi é a trasmetterlo. Il "mito" é
un racconto e, come tutti i racconti, può essere utilizzato in mille
maniere. Il regime fascista e quello nazista hanno autorizzato del "mito"
un uso assolutamente deleterio. Esistono anche usi del "mito" in una
chiave del tutto opposta, in una chiave "liberatoria". Il "mito"
dionisiaco, per esempio, é stato utilizzato dalla cultura hippye e sessantottesca
come "simbolo" di "liberazione". Il "mito" rappresenta
un patrimonio collettivo e come tale atto a essere utilizzato sotto molteplici
vesti.
STUDENTE: Secondo Lei, cè un rapporto tra i "miti" letterari di oggi e quelli dellantica Grecia?
FUSILLO: Un rapporto esiste seppure mediato, perché la cultura si trasforma
in continuazione. Il "mito" é un bagaglio di azioni "simboliche"
che ogni cultura può reinterpretare a suo modo. La cultura contemporanea,
e in particolare il cinema, prende spesso spunto dal "mito" greco
in funzione di critica ai modelli imperanti della modernità e allaggressione
perpetuata nei confronti delle culture primitive. Il saggista e regista cinematografico
Pier Paolo Pasolini utilizzò il "mito" nei film in chiave di
denuncia della violenza, implicita o esplicita, delle strutture sociali dellOccidente
industrializzato alle quali lui contrappose i "tesori" del mondo agrario,
"mitico" e "sacrale", precapitalistico. Mircea Eliade, lo
storico delle religioni anche citato nella prima scheda filmata e uno dei maggiori
specialisti dello sciamanesimo e del valore dei "miti", fu indubbiamente
una delle sue guide "morali". Apocalypse now di Francis Ford Coppola
é stato ancora un film che ha reinterpretato fatti reali, come la sanguinosa
guerra del Vietnam, in chiave mitica. Anche il fumetto, come tutte le altre
forme moderne di "cultura di massa", utilizza il bagaglio "mitico".
Occorre pertanto chiedersi quale uso si faccia del "mito". Il "mito"
é un fascio di infiniti sentieri che ogni cultura può percorrere
secondo le proprie usanze.
STUDENTE: Perché, secondo Lei, si va oltre lanalisi dellimpresa vera e propria e si ravvisa la necessità da parte dei mass media di continuare a investigare nella vita privata del personaggio "mitico"?
FUSILLO: I mass media, per definizione, hanno bisogno di tempi rapidi e di produrre,
ma anche di uccidere, i "miti", in altri termini di produrli, digerirli
e farli scomparire in continuazione. Questo naturalmente comporta il tradimento
di "attese" attorno al personaggio nutrite dal pubblico, labiura
dei "valori" in cui il pubblico si é riconosciuto per il tramite
del "mito". Lunico meccanismo in grado di opporsi al dilagare
di questo fenomeno é lapproccio al "mito" critico e distanziato.
Il semiologo e critico strutturalista francese Roland Barthes, ne Miti d'oggi
del 1957, comparava ai "miti doggi" le "mistificazioni"
che di essi venivano fatte, e a questa analisi faceva seguire un distanziamento
"critico" dai fenomeni "mistificatori".
STUDENTE: Volevo sapere che cosa Lei intende per "mito" e per "impresa eroica", e se se la sente di equiparare i due concetti o in qualche modo di compararli.
FUSILLO: Il "mito" rappresenta una categoria concettuale molto più
vasta di quella che attiene allimpresa eroica. Luno spesso é
una parte dellaltro insomma. Il "mito" raccoglie un insieme
di racconti, leggende, e nozioni "simboliche", che si tramanda di
cultura in cultura, e allinterno delle stesse, e in cui le culture si
riconoscono e attraverso cui costruiscono la propria identità. Il "mito"
pertanto si identifica con una forma di pensiero, autonoma dalla razionalità
in senso stretto, o dal Principio aristotelico di Non Contraddizione. Il "mito"
deve quindi avere una sua estrema ampiezza e complessità. La nozione
di "impresa eroica" riassume piuttosto le azioni che si compiono per
conquistare un oggetto, intendendo questultimo anche come il "fine"
dellimpresa, di cui é costellata tutta la favolistica sulleroe
e sulle sue vittorie. Si può accostare limpresa eroica a un determinato
sviluppo del rapporto fra natura e cultura, ove la cultura si fa sconfiggendo
i "mostri" prodotti dalla prima. Limpresa eroica costituisce
unazione di valore eccezionale capace di produrre il "mito"
e molto spesso parte integrante di questo. Daltra parte il "mito"
non attiene necessariamente allimpresa eroica. Il "mito"
può insinuarsi anche in "fallimenti" e in "azioni subite"
dagli eroi.
STUDENTESSA: Euripide fu lunico autore tragediografo nel mondo ellenistico a celebrare la mancanza di "eroicità" dei suoi personaggi. Questa celebrazione ha reso le sue donne vittime e al contempo eroine della vicenda. Perché proprio le donne, nonostante esse vivano in una società nella quale non rivestono un ruolo molto importante?
FUSILLO: Lopera di Euripide rappresenta uno "spartiacque", un
caso straordinario di poesia caratterizzata dallatteggiamento scettico
del suo autore nei confronti dei valori tradizionali dei suoi predecessori.
In lui si riconobbero spunti di razionalismo e di irrazionalismo, data la continua
attenzione alle esigenze di credibilità e realismo da un lato e, dallaltro,
alle passioni dei suoi protagonisti. Proprio in virtù di queste sue caratteristiche,
Euripide seppe dare voce a chi era vittima dellimpresa eroica. Limpresa
dellassedio e della caduta di Ilio, laltro nome della città
di Troia, è rappresentata ne Le Troiane più dalla parte degli
sconfitti e, soprattutto, delle sconfitte per eccellenza, ossia delle donne.
Malgrado il ruolo di segregazione a cui era costretta la donna, la particolare
fortuna di cui godettero le figure femminili euripidee fu dovuta proprio a questo
loro elevarsi in dissonanza, grazie al teatro, alla tragedia e alla poesia,
rispetto ai valori remoti impressi sul tessuto sociale greco. Le Troiane é
una tragedia in cui per lappunto la guerra e limpresa eroica vengono
poste per la prima volta in discussione. Di qui il valore espresso dalla letteratura
e dalla poesia quando danno voce agli aspetti più oscuri del "mito",
quelli violenti che offuscano limpresa eroica.
STUDENTESSA: In una società dal ritmo frenetico come la nostra, quale ruolo hanno le religioni nella fondazione di un "mito"?
FUSILLO: Questa é una domanda estremamente spinosa. Il "mito"
é sempre legato al "sacro", mentre il "sacro" non
coincide con il "religioso". Esistono indubbiamente tanto le religioni
ufficiali quanto quelle consolidate, tuttavia troppo legate entrambe a dogmi
e a dottrine anche rigide per poter produrre il "mito" o la visione
"altra" della realtà. Attualmente i "miti" pervengono
da esperienze religiose lontane dal dogma, e spesso anche piuttosto ingenue,
come i fenomeni imperversanti della new age.
STUDENTE: Volevo chiederLe se alla base di un "mito" ci deve essere necessariamente unimpresa o se comunque unimpresa deve necessariamente essere definita "mitica".
FUSILLO: Nel "mito" non sempre sono contemplate imprese eroiche. Emblematico
é il "mito di Edipo. Lunica impresa che leroe-Edipo
é chiamato a compiere é quella di affrontare la Sfinge, comprenderne
gli enigmi e per questo sconfiggerla. In realtà lintera leggenda
ruota attorno ad azioni dettate dallinconsapevolezza di Edipo, coprendo
e scoprendo delle verità che danno la linea del "mito" fino
alla morte suicida di Giocasta, madre e moglie. Viceversa limpresa eroica
è sempre legata al "mito", in quanto denota il carattere eccezionale
dellazione o delle azioni che la costituiscono, e che la ergono ad unico
modello in grado di generare racconti, di creare unidentità, e
quindi il "mito".
STUDENTESSA: Da una ricerca condotta su Internet abbiamo trovato un sito, nel quale é presentato il "gruppo" scultoreo di Antonio Canova, raffigurante Dedalo e Icaro. Abbiamo scelto il Dedalo e Icaro di Canova perché in genere si pensa che leroe antico sia un eroe "in positivo" mentre quello moderno debba essere caratterizzato da una esperienza fallimentare. La vicenda di Icaro dimostra esattamente il contrario, e dimostra come la nozione di "eroe", antico o moderno, possa contenere in sé ambedue le accezioni. Limpresa, secondo Lei, nasce dalla voglia delluomo di sfidare più i limiti che gli vengono imposti dallesterno o più quelli che si autoimpone?
FUSILLO: Né il "mito", né tanto meno limpresa
eroica, devono essere visti come momento di assoluta vittoria, imposizione e
sconfitta di forze oscure. Il "mito" può invece raccontare
storie di "fallimenti". Questo é uno dei tratti della "mitologia"
antica che più attecchirà nel mondo contemporaneo, e, prima ancora,
in quello del Romanticismo. Oltre al "mito" di Icaro enorme fortuna
avrà quello di Prometeo, il benefattore dei mortali che sfida lira
di Zeus. Quello poi di Frankenstein é un "mito" particolarmente
di attualità per tutto quello che si dice sulla "clonazione".
Frankenstein é il Prometeo moderno, lo scienziato che vuole rinnovare
il "mito" antichissimo delluomo creatore della vita, ma in cui
al prodigio si sostituiscono chimica e galvanismo. Frankenstein vuole appunto
attraversare, trasgredire un limite. In conclusione "mito" e "impresa
eroica" vanno considerati come un sistema complesso, in cui convivono elementi
positivi, di vittoria e di forte proposizione di valori, e negativi, di fallimento,
di "non azione" e di caduta, come é il caso di Icaro.