Si sentiva fluttuare nell'aria, l'aria era diversa, lo avvolgeva, lo penetrava,
lo superava. Anche il sole, quel raggio tiepido che lo confortava, invitante
ad immergervisi come in una sensazione di affetto; quel raggio che si rifletteva
sui capelli corvini, faceva notare i primi ciuffi bianchi; quella sembrava l'unica
differenza che gli anni avevano lasciato.
Gli anni, il tempo erano passati; 10 anni da quando con i ceppi ai polsi era
giunto alla matricola del carcere, orgogliosamente disperato. Imputato di reati
gravi, che la sua fedina penale aggravava ulteriormente, convinto della sua
innocenza, colpevole!! Si aprivano davanti a lui le porte dell'inferno, sofferenza,
umiliazione, disperazione e l'incertezza di riuscire a farcela anche questa
volta!
Ora sapeva, ce l'aveva fatta, il suo sguardo appariva quello di un bimbo ai
primi passi. Il rumore dei cancelli che si chiudevano alle spalle, le formalità
burocratiche in matricola che sembrano infinite e poi finalmente il CLACK fragoroso,
liberatorio del passo carraio, l'ultima porta, che si richiude alle sue spalle.
Libero, Libero urlava la sua anima!!!
L'aria, il sole, il cielo, i rumori della città diventati negli anni
estranei, l'anestesia carceraria che tutto ovatta, scomparsa! Niente più
muri, cancelli, sbarre a delimitare lo spazio, niente più: "scusi
signor agente posso?". Poteva, poteva fare qualsiasi passo a destra
o a manca, in fin dei conti la libertà non è usufruire di questo
o di quel bene, ma usufruirne quando si vuole e non quando te lo concedono
gli altri!
Però, figuriamoci se non c'è un però nella vita dei maledetti,
sentiva ancora un forte magone in gola, le lacrime che inumidivano i suoi occhi
castani ed il groppo allo stomaco erano ancora lì. Gli impedivano di
godere appieno della sua ritrovata libertà, un attimo e gli tornarono
in mente i suoi compagni di carcerazione, visi, occhi, labbra che con il tempo
si sarebbero inevitabilmente sbiadite nella sua memoria, sbiaditi, non dimenticati
perché il carcere non si dimentica mai e con esso tutto ciò che
comprende.
Compagni che lasciava in carcere, tra tutti, due di quei visi non sarebbero
sbiaditi neanche con l'eternità. Non gli riusciva di toglierseli da dinanzi
agli occhi, gli appartenevano, erano dentro il suo cuore.
Il caso li aveva uniti con un amicizia che andava oltre alla semplice parola,
già di per se stessa impegnativa, "amicizia". Quella amicizia,
che ora rendeva felici i due rimasti dentro perché il loro amico era
uscito, impediva a lui di godere appieno della libertà ritrovata! Tutto
questo si era manifestato nel loro ultimo giorno comune di detenzione, un giorno
veramente irripetibile per le sue sensazioni.
L'avevano passato, nonostante gli impegni lavorativi, a scherzare, a ridere,
volevano festeggiare, c'erano riusciti nonostante aleggiasse pesante la sensazione
della separazione, unita alla consapevolezza che, di tre, due rimanevano in
cattività. Gli scherzi succedutesi fino a notte fonda avevano visto sempre
e comunque il liberante subire, gli toccava
il suo carattere alcune volte
superbo si era dovuto adattare. Nei momenti in cui una battuta metteva in evidenza,
senza volere, quella che sarebbe stata la nuova differente situazione personale
tra loro dall'indomani, le risate si impregnavano di tristezza e tradivano lo
sforzo di conservarsi spensierate.
Ciò non bastava a incrinare quel momento, come per magia, nonostante
tutti notassero tutto, ogni comprensibile scoramento veniva assorbito dalla
positività del momento. Solo al momento del loro ultimo saluto la commozione
luccicava nei loro occhi, occhi di uomini cinquantenni, avvezzi a molte sofferenze
e a poche gioie. La tenerezza prendeva il posto del cinismo, l'affetto quello
della tristezza
e si creò quel transfert che diede felicità
a chi rimaneva e tristezza nostalgica a chi andava via dall'inferno.
Fu a quel punto che i due dissero all'amico: "vai non ti voltare, sai che porta sfortuna, porta un poco di noi in libertà con te, anche se non ci potremo rivedere la nostra amicizia sopravviverà, abbi cura di te, vai con Dio amigo!"
Quell'ultimo momento con i suoi due compagni era quello che nella sua anima
si assestava, mentre si immergeva nella sua ritrovata libertà, verso
un cielo azzurro privo di nuvole.