Un film in divenire

 

Livia Nascimben

Dopo l'incontro con Ruggero e in relazione all'ipotesi di un "film sul film".

Il direttore del carcere di San Vittore, Dott. Luigi Pagano, e la direttrice del carcere minorile Beccaria, Dott.ssa Giovanna Fratantonio, s'incontrano per discutere del trasferimento di un ragazzo dall'uno all'altro carcere di Milano.

La conversazione è molto viva, si affronta la questione dei problemi psicologici che può vivere un ragazzo che passa da una situazione, al minorile, in cui le giornate sono organizzate in funzione del percorso di crescita ad una situazione, a San Vittore, in cui si trascorre quasi l'intera giornata, chiusi in una cella sovraffollata, ad aspettare il fine pena.

La discussione si sposta sulla pena, sulla sua funzione e su cosa invece sia oggi in Italia... ed inevitabilmente sul tema del suicidio in carcere.

La pena dovrebbe favorire il recupero e il reinserimento in società del detenuto, essere riabilitativa ed emancipativa; in realtà, per come risulta applicata oggi, un detenuto, scontata la pena, la maggior parte delle volte ritorna in libertà


Il Dott. Pagano, allarmato dalla quantità di fascicoli su casi di suicidio, tentato suicidio e comportamenti autolesionistici, esprime la sua preoccupazione di fronte alle dimensioni del problema e alla necessità che la società si interroghi su come farvi fronte; egli constata come in ogni caso di violenza concorrano sia le componenti individuali (non tutti i carcerati si suicidano) che le condizioni di estrema costrizione e degrado in cui si trovano a vivere i detenuti.

La Dott.ssa G. Fratantonio parla della sua esperienza, di come al Beccaria la pena sia strutturata in funzione dei singoli ragazzi e della loro evoluzione; per l'equipe del minorile è opinione condivisa che il reato costituisca una manifestazione sintomatica del malessere vissuto da molti adolescenti durante il loro sviluppo e che, di conseguenza, l'istituzione debba adoperarsi affinché i giovani detenuti possano riprendere a vivere in modo costruttivo per sé e per gli altri.

Racconta di come, pur mancando episodi di suicidio, nel suo istituto i ragazzi a volte comunichino il loro bisogno di ascolto e di riconoscimento attirando l'attenzione con litigi o comportamenti violenti rivolti verso se stessi o verso gli altri. Un ragazzo, proprio il mese precedente, si era procurato una vistosa ferita alla testa sbattendola ripetutamente contro il muro; dopo un rimprovero, giorni di silenzi e molto lavoro da parte dell'equipe, il ragazzo si è aperto al dialogo e ora collabora e partecipa attivamente alle attività.

Il Dott. Pagano, che da mesi è a conoscenza di un progetto del Gruppo della Trasgressione (un film che ha come tema centrale la sfida), dopo aver ascoltato attentamente la sua collega, la invita agli incontri del gruppo, pensando che con la sua esperienza possa dare un contributo importante al film ed essere fonte di arricchimento per tutti.

La traccia del film "51 giorni", come è stata inizialmente concepita, presenta alcuni passaggi problematici; si vorrebbe provare a realizzare un soggetto che possa aver presa sul pubblico e motivarlo ad prestare maggiore attenzione verso il tema in oggetto e le problematiche relative alla devianza.

Alcuni dei detenuti che hanno elaborato la prima stesura della traccia sembrano poco ricettivi alle critiche mosse da parte degli studenti:

La presenza prima del Dott. Pagano e poi della Dott.ssa G.F. risultano fondamentali per la trasformazione del film.
Il Dott. L.P. dopo aver esposto le sue critiche sul film, propone una possibile traccia (che Dino si prende l'incarico di mettere per iscritto) e stimola il gruppo a modificare la traccia iniziale di "51 giorni".
La dott.ssa G.F. racconta della sua esperienza al Beccaria e, in particolare, la storia di un ragazzo che sbatteva la testa contro al muro per attirare l'attenzione su di sé e della volontà da parte degli operatori di aprire la comunicazione col ragazzo.

Da questo incontro nascono nuove proposte per il film.

Dal confronto con i due direttori del carcere e dal racconto della Dott.ssa G.F. vengono ricavati degli spunti per modificare la figura del magistrato:

Ivano e Antonella apportano delle variazioni alla traccia di "51 giorni", altri scrivono, Salvatore e Vito, Dino.. Cosimo illustra la proposta di Ruggero di Maggio, il regista che si è candidato nell'appoggiarci alla realizzazione del film. Ognuno dà il proprio contributo valorizzando qualche aspetto del lavoro che va avanti da mesi:

Nel film ciò si realizza mediante la trasformazione della sfida che portano avanti i diversi personaggi: si passa da una sfida interpretata prevalentemente in senso regressivo (la contrapposizione), ad una interpretata in senso emancipativo, con il detenuto che a poco a poco, grazie al lavoro con gli altri, giunge ad un allargamento del proprio "spazio d'espressione".

Ci si incontra, si discute, incontro dopo incontro viene delineata una traccia del film che discende dai contributi delle diverse persone impegnate in questa sfida: detenuti, studenti, i due direttori, lo psicologo, la giornalista, il regista.

Una nota casa di produzione accetta di finanziare il progetto; inizia la fase di produzione; il film viene prodotto e portato fuori dal carcere, scuote l'interesse di molti, in particolare del direttore del carcere di Palermo che prende contatto con il Dott. L.P., partecipa ad alcuni incontri interni del Gruppo della Trasgressione, viene a contatto con una modalità nuova di entrare in contatto da parte di detenuti e società e propone un progetto analogo all'equipe del suo istituto.