Giulio Giorello dice che la sfida è "un atto pubblico, lo scontro privato diviene di fronte agli occhi degli altri che si nascondono ma guardano" e che "riguarda le cose fondamentali della vita, quindi porta l'uomo di fronte al proprio destino, diventando una presa di libertà".
Lui ha portato ad esempio i western, io ho cercato di individuare esempi negli altri interventi del convegno. Ho rintracciato in molti relatori, che queste "cose fondamentali della vita" in realtà si riducono ad una sola motivazione: affermare il diritto ad essere ciò che si è e il rifiuto di essere qualsiasi cosa d'altro.
La questione importante, la molla, il nodo alla gola che fa urlare e scendere
l'individuo sul fronte di sfida è la voglia di dimostrare a tutti quegli
occhi nascosti che la ragione non è loro, che la normalità che
difendono non vale nulla, perchè è un'illusione, che la risposta
giusta e unica non esiste e che non c'è motivo di avere paura di tutto
questo perchè la loro esistenza è la prova che si può
vivere comunque anche in modi diversi e come dice Marc
Quinn:
"la sfida è farvi capire che il modo in cui si vive è
solo uno dei modi possibili" .
Le difficoltà incontrate in questa rivendicazione sono la sfida di
Imma Battaglia, che dice
"la mia sfida era un impegno e senza possibilità di ritorno
da una situazione in cui la vita era stabilita alla nascita e imposta, io
volevo capire chi ero e cosa volevo fare e queste erano domande che non potevano
essere fatte".
La sua riposta alla società che non le rispondeva è stata violenta:
"la sfida sociale l'ho fatta in base a quella personale, quindi
sfido provocando per far nascere qualcosa che è nell'oscurità
e farla diventare evidente"
La risposta che invece mi ha stupito è quella di Franco
Bomprezzi, la cui sfida è simile:
"trasformare il limite in risorsa, cambiare punto di osservazione",
ma la sua idea è anche quella di
"rispettare l'ignoranza altrui di chi non capisce come mi posso
sentire io".
Questa affermazione non gli impedisce di voler cambiare le cose
"spero in una società che consenta il libero fluire di tutti",
o di accettare un confronto
"la sfida è anche combattere la paura della contaminazione
e contagio culturale, perchè è più difficile ma più
libero parlare con chi è diverso da te".
La sua è una posizione orgogliosa
"bisogna evitare il rischio dell'indulgenza, che è la versione
moderna e politicamente corretta del pietismo",
ma dal mio punto di vista piena di coraggio ed esperienza per cui più
disposta all'incontro e quindi alla crescita comune.
Per vincere la sua sfida Bomprezzi individua questi mezzi:
"Per accettare sè stessi in una società dell'estetica
come sinonimo di successo occorre costruire un'estetica della disabilità
e la cultura e la comunicazione sono le armi per vincere la sfida".
Credo sia stato questo a spingere lui e gli altri relatori a partecipare al
convegno e che spinge noi ad entrare in carcere o a scrivere sulla rete, ad
andare insomma nella direzione di confronto e di dialogo in cui stiamo andando.
Una società del confronto e non dello scontro è quella che
vuole anche Pap Khouma per sè e
per suo figlio, rivendicando il diritto ad una vita normale che garantisca
a tutti le stesse possibilità. Dice infatti che
"anche se un bambino di una coppia mista proviene da antenati di
culture diverse, ha comunque un'unica identità e il resto è
ricchezza da sfruttare".
Anche Agata Primo Robson vuole potersi
integrare nella società facendo anche notare che
"io non ho scelto nulla; sono così e basta",
quasi a voler giustificare una qualche forma di offesa al quieto vivere.
Una voglia di poter giocare la propria libertà è quello che
sottende tutti questi interventi e credo sia quella libertà di cui
parla Loic Jean-Albert:
"la sensazione del volo con la tuta è diversa da quella
del volo con il deltaplano perchè ci si muove esclusivamente con il
corpo e quindi c'è un'estrema libertà e controllo del proprio
corpo".
Il controllo del proprio corpo e la sua accettazione è al centro di
molte sfide perchè rappresenta l'espressione del sé all'interno
della realtà, limitarlo o nasconderlo significherebbe nascondersi e
inibirsi, o comunque fingere.
Per questo,come dice Gustavo Pietropolli Charmet,
"le sfide degli adolescenti hanno come oggetto il corpo che sta
cambiando", .
E per questo la body builder Rossella Pruneti
vuole tenere sotto stretto controllo il suo corpo partendo dal principio fondamentale
che:
"il corpo è una massa che in quanto tale può essere
manipolato dalla mente".
Proprio il ruolo della mente nel controllo della realtà è stato
adeguatamente chiarito da Edoardo Boncinelli
che, studiando i meccanismi di ragionamento, dice
"gli animali ragionano per categorie chiuse, mentre gli esseri
umani hanno categorie aperte che permettono di vedere un essere da più
punti di vista",
E' possibile che gli schemi individuali e generali possano cambiare a favore
di un nuovo punto di vista? Risponde Boncinelli:
"la nostra razionalità è limitata, oltre a questo
limite si ragiona a pera".
Una speranza per la società arriva da Natalia
Aspesi che dice:
"per quanto si viva in un periodo libertino, in qualunque modo
cambi la società i sentimenti rimangono gli stessi";
si combattono tabù diversi come omosessualità, l'incesto e l'amore
tra persone di culture diverse, ma si difendono gli stessi valori, che credo
siano uguali per tutti, quindi ci sarebbe una base comune da cui partire.
Il sentimento che tutti difendono è la libertà; la libertà
di essere, la libertà di amare, la libertà di lottare per ciò
in cui si crede.
La sfida fondamentale è dunque quella espressa da Ivano
Longo:
"la sfida di oggi è quella di rimanere quello che sto diventando,
un uomo libero" .
Tornando all'intervento di Giorello, noi con questo convegno abbiamo evidenziato
anche di non essere quegli occhi nascosti, ma siamo piuttosto come ha detto
Emilia Patruno:
"le persone sui confini che cercano e troveranno".