CARCERE - Capire gli elementi che determinano una ''sfida'' e le reazioni degli uomini che si misurano con essa. Un convegno che nasce dai discorsi dei detenuti (Vedi altri lanci nel notiziario del 07.10.2002)
 
07/10/2002 11.30.19
MILANO - "Il tema della sfida è venuto fuori nelle discussioni di un gruppo di detenuti che mòdero, chiamato “Gruppo della trasgressione”: la sfida, nel corso degli incontri, è divenuto il tema dominante. Così ci siamo promessi che avremmo tentato di farne un convegno”, racconta angelo Aparo docente di Psicologia della devianza alla Facoltà di psicologia dell’Università Bicocca nonché psicologo nel carcere di San Vittore e curatore del convegno ”La sfida”, che si terrà il 10 e 11 ottobre alla Fondazione Prada di Milano. Se l’idea è nata in carcere, come mai un convegno all’esterno del carcere, dove è preponderante la presenza della società civile?
“Perché la sfida non è questione che, pur riguardando anche i detenuti, è propria di ciascuno. Ogni essere umano identifica di volta in volta gli ostacoli e le prove in cui cimentarsi. E questo vale per lo sportivo come per lo scienziato; per chi commette un reato come per il disabile. Ogni sfida ha istanze propulsive, positive, che portano ad un allargamento della prospettiva, ad un superamento dei confini; e istanze regressive, negative, che costituiscono la parte narcisistica dell’atto stesso di sfida. Si vince la sfida nel dialogo tra queste due istanze, quella propulsiva e quella regressiva”.
Qual è l’utilità di questo convegno?
“Nel confronto di così tanti relatori che interverranno, il convegno offrirà un contributo importante per imparare a conoscere i termini generali che caratterizzano la sfida stessa. Conoscendo le due parti che si contendono della sfida, è più semplice trovare una strada più amplia per la collaborazione tra le istanze regressiva e progressiva e anche per la collaborazione tra gli uomini”.
Qual è il ruolo reale dei detenuti nel convegno?
“I detenuti, previa autorizzazione del Magistrato di sorveglianza, parteciperanno come relatori al convegno, parlando del loro rapporto con la sfida. Ma va sottolineato il fatto che il convegno ha il valore aggiunto di nascere, almeno come idea, dai discorsi emersi negli incontri di un gruppo di detenuti, quello della trasgressione, che con il loro costante lavoro in effetti ha fatto “cultura”, permettendoci di meglio affrontare, in questo convegno, il tema della sfida”. (cpg)
 


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