Per capire come si è giunti al convegno sulla sfida, è utile
iniziare a raccontare come è nata l'idea, chi ha lanciato questa sfida
e quanti pezzi di puzzle ci sono voluti per giungere ad esso.
L'idea è nata dallo psicologo Angelo Aparo, che cinque anni fa ha "fondato"
il Gruppo della trasgressione presso la sezione penale del carcere "San
Vittore" di Milano, essendo egli stesso figura istituzionale del plesso
milanese.
Ciò è stato possibile, certamente perché questa casa
circondariale è diretta da un uomo che si è sempre battuto affinché
il carcere non fosse una discarica, convinto che i trasgressori delle regole
civili siano uomini dotati d'intelligenza e recuperabili alla società
solo dando loro delle possibilità.
Questo signore è Luigi Pagano, sensibile sul piano umano, che porta
avanti la sua sfida, Costituzione e leggi del Parlamento alla mano. Non è
un segreto, basta leggere gli articoli dei giornali, gli atti dei convegni
a cui ha partecipato e ascoltare le sue argomentazioni nei dibattiti televisivi.
Quindi, è anche e soprattutto grazie ai suoi permessi, che il Gruppo
della trasgressione ha visto la luce e nel corso degli anni diventato sempre
più interessante, evolvendosi e crescendo insieme ai detenuti che lo
hanno frequentato.
I temi affrontati, dalle micro alle macro trasgressioni, i dibattiti, che a volte hanno raggiunto livelli di grosso spessore, a seconda del tema e delle figure professionali e culturali che ogni tanto venivano invitati a partecipare al Gruppo, hanno fatto sì che si producesse tanto materiale, anche scritto, che ad un certo punto si è cominciato a pensare ai detenuti come a gente che potesse anche andare oltre, affrontare con consapevolezza i problemi legati alla vita del carcere e mescolarli con quelli della società esterna, confrontarsi con un gruppo di studenti universitari e con questi "masticare" una gran quantità di idee e nozioni, e concludere, poi, in un confronto aperto nel convegno sulla sfida (peccato che il tempo a disposizione dei detenuti sia stato limitatissimo).
Ma questo puzzle non è ancora completo. A supporto di tutto questo,
c'è la passione di una donna che ha saputo tenere le redini ben tirate
dei partecipanti al Gruppo, determinante nel complesso lavoro, insieme ad
Aparo, sia nei dibattiti sia nell'organizzazione del convegno stesso.
Sto parlando della giornalista Emilia Patruno, direttore del giornale online
di San Vittore www.ildue.it
e di quello cartaceo "I quaderni del due" che, forse, uscirà
prima di Natale (non so di quale anno, visto che si contnua a rimandare la
sua uscita per mancanza di fondi). Infatti, partecipano al Gruppo della trasgressione
alcuni detenuti redattori del giornale, invogliati a partecipare dalla sua
costante presenza e dalle sue indicazioni sui vantaggi che ne sarebbero potuti
derivare non solo a livello culturale e conoscitivo, ma anche sul percorso
comportamentale.
Ma veniamo alla sfida.
In una delle riunioni del Gruppo, come abitudine, all'inizio si chiedeva ad
ognuno se avessero argomenti da discutere. Il dottor Aparo propose la sfida,
che cominciammo a discutere così come eravamo abituati, cioè
a esporre un pensiero, a dire ognuno la sua.
Mano a mano che la discussione andava avanti, però, le idee e le argomentazioni
che venivano fuori, avevano bisogno sempre più di approfondimento.
Fu così che dopo alcune riunioni dedicate al tema della sfida, constatato
l'interesse e l'impegno di tutti, Emilia Patruno avanzò l'idea del
film sulla sfida da presentare ai ragazzi del "Beccaria", in precedenza
coinvolti da Aparo attraverso la direttrice del carcere minorile Giovanna
Fratantonio. Si decise di approfondire l'argomento, invitando i componenti
del Gruppo a produrre degli scritti o "tracce", che avessero attinenza
col carcere e con la sfida.
Sono stati presentati diversi scritti e alcune tracce per il film, si è discusso a lungo sul loro valore e, dopo aver individuata la più consona al caso, abbiamo versato fiumi di parole per quasi un anno. La traccia è stata presentata anche agli studenti dopo che erano venuti numerosi in due convegni a San Vittore, e che, in numero più ridotto, ha continuato a venire regolarmente un volta al mese a fare Gruppo congiunto e a discutere con noi del film e della sfida in generale.
La proposta di fare interviste sulla sfida e l'acquisizione dei metodi per svolgerle sono opera di Aparo, che in varie riunioni ci ha condotto per mano, per farci capire l'importanza di certi comportamenti piuttosto che altri, per la buona riuscita dell'intervista. Poi è stata abilità di chi si è voluto impegnare in quest'esperienza giungere al risultato in un lavoro di buon livello.
Mi rendo conto solo ora che sto scrivendo, che noi tutti del Grruppo, abbiamo accettato e portato avanti una sfida che, a conti fatti, ha dato grandi risultati. Almeno dal mio punto di vista, non pensavo a questo lavoro come a una sfida, ma tutto quel che facevo, era nella voglia di capire, crescere ed evolvermi culturalmente. Ora sono contento d'aver tentato, di averci messo quel che potevo e di essere cresciuto sotto molti aspetti. D'altronde, dopo circa un anno e mezzo di dibattiti, opinioni, elaborazioni di scritti e discorsi, il prodotto ultimo non poteva che portare a risultati positivi.
Quanto i diversi relatori hanno espresso nel convegno sono i valori e le azioni della vita quotidiana. Ognuno ha raccontato, secondo la propria esperienza e la propria professione, la sua idea di sfida o la sfida che ha lanciato attraverso la propria attività. Sono venuti alla luce le diverse sfaccettature delle azioni e reazioni dell'uomo nei suoi vari comportamenti e nelle diverse situazioni, dal gioco puro e semplice del bambino a quello aggressivo dello sport; dallo studio psicoanalitico sull'individuo all'impegno per ottenere risultati concreti; dal senso di colpa del proprio stato fisico e sociale a quello del menefreghismo assoluto; dalla ribellione di cui parla la prima pagina della Bibbia e di cui parlava Mons. Ravasi alle sfide dei virus di cui parlava Ferrante; dalle sfide degli artisti a quelle raccontate nei film western; da quelle delle parole degli scrittori a quelle dei filosofi; e via via scivolare dalla sfida dei muscoli delle donne che praticano il Body Building a quella più ricorrente in questo periodo dell'emigrazione e dell'emarginazione; per poi passare a quella dei "diversi" fino all'ottimo lavoro della dott.ssa Giulia Fonti Bellati del Mesomark, con i suoi dati statistici e grafici su cosa e come pensano gli italiani sul tema della sfida.
A questo punto mancava solo il parere dei detenuti, affidato a due interviste
registrate e proiettate alla fine della seconda giornata del convegno. Quello
che è mancato, è stato il dibattito e il confronto con i sette
detenuti arrivati da San Vittore, visto che il convegno stesso era partito
dal lavoro svolto dal Gruppo della trasgressione della casa circondariale
milanese, e che era stato preso a cuore e promosso dalla Fondazione Prada.