Home |
Verbalizzazioni dall'incontro |
Domanda agli scout e ai detenuti: "Quali sono le vostre attese reciproche"?
Pippo:
dalla società mi aspetto condizioni migliori per non tornare a commettere
reati quando esco.
Un boy scout:
una riflessione profonda da parte detenuti sui motivi della loro comportamento
deviante, al contempo mi aspetto che e la società dia loro i mezzi
-come liste di collocamento- per una più facile risocializzazione.
Biagio:
risponde a quest'ultima osservazione raccontando l'esperienza personale: finisce
col dire che lo Stato l'ha messo in galera, l'ha liberato e poi ha fatto in
modo che perdesse il lavoro. "io volevo voltare pagina e lo stato
non me lo ha permesso".
Ivano:
le due cose devono camminare insieme: crescita personale e disponibilità
della società civile. E' giusto che il carcere, il direttore, permettano
di svolgere queste attività, ma la mia vita poi non sarà in
carcere, sarà fuori
Uno scout domanda:
rischieresti ancora di commettere un reato pur sapendo di tornare qui e ritrovare
quello che sai?
Ivano:
io ho buttato via tutto un sacco di volte, ma prima non sapevo perché
facevo quelle cose, io voglio sapere chi sono anche rispetto a quello che
ho fatto, qui ho imparato a usare il cervello per sapere quello che voglio.
Salvatore:
ognuno in circostanze avverse fa le cose che gli vengono più facili,
per alcuni di noi era rubare. Ora però dobbiamo incazzarci sui diritti
che non vengono rispettati in carcere.
Luca, un boy scout:
se siete qua, la vostra incazzatura deve essere repressa, eventualmente possiamo
incazzarci noi. Noi che siamo qui, per voi costituiamo una risorsa.
Antonella:
è tutto vero, le cose che non vanno le sappiamo, ma con le lamentele
non si costruisce niente. Potremmo trovare una comunicazione per costruire
qualcosa, allora vi chiedo: cosa vi aspettate da quest'incontro?
Risposta di un detenuto:
il problema è che siamo in pochi, e a venire qua sono le persone che
vengono toccate e che sono sensibili a questo problema; bisognerebbe parlare
con quelli che non lo sono.
Marta:
ok, ma quest'esperienza ti può servire, usa all'esterno quello che
hai avuto qua dentro. Poi bisogna anche pensare che ci sono detenuti che non
usciranno da qui, è importante farli pensare, e fare qualcosa anche
per loro che resteranno qui.
Dino:
all'interno del carcere c'è una cultura medio bassa, ma l'intelligenza
non lo è.
La società da noi si aspetta che non torniamo a commettere reati; pensa
ad una risocializzazione del condannato, ma nemmeno noi vogliamo tornare in
carcere.
Una volta che uno ha pagato il suo debito con la giustizia, resta un uomo
uguale agli altri, una delle nostre aspettative è realizzare delle
cose insieme perché voi cittadini possiate riconoscervi in noi.
Sara:
questa è una sensibilizzazione che deve partire dalla buona volontà
di tutti.
Antonella:
Tessera
Dino:
in carcere, la comunicazione, con il passare del tempo diventa statica: si
parla solo della libertà che ci manca, invece all'interno del gruppo,
si riesce a discutere e a misurare il valore delle proprie opinioni e valutarne
gli effetti sugli altri.
Cosimo:
Atti di libertà.