Un detenuto, Enzo, ha chiesto:
"il pensiero debole è nato adesso o ci sono stati esempi di pensiero
debole anche in altri momenti della storia del pensiero? "
Da quanto ho capito il pensiero debole è sorto adesso
come conseguenza della crescente complessità del sapere e del mondo e
vede i suoi precursori in alcuni filosofi come Nietzsche e Heiddegger.
Cosa è il "Pensiero debole" ?
Si chiama pensiero debole perché si contrappone ad un pensiero forte.
Il pensiero forte sarebbe quello della metafisica che attraverso teorizzazioni
credeva di poter arrivare a conoscere una verità ultima e assoluta. Il
pensiero forte fa riferrimento alla possibilità di conoscere il mondo
nella sua totalità, in una storia che segue un percorso lineare in progressione,
in un soggetto autocentrato. Ma il mondo si è fatto via via più
complesso, le diverse culture sono venute in contatto e il sapere si è
fatto più articolato; di fronte a ciò è sempre più
improbabile che esista un solo sapere giusto, una sola verità che regge
tutti gli altri saperi. Venendo a contatto con altre culture ci si rende conto
di quanto esse siano ricche e complesse ed è difficile quindi collocarle
in un continuum che va dal primitivo all'evoluto. Il pensiero non può
quindi più essere un pensiero forte che ambisce a raggiungere la verità,
ma diventa un pensiero debole, cosciente di questo limite e che al massimo
può cercare di risalire al momento storico-linguistico in cui siamo venuti
a contatto con le cose del mondo. Essere consapevoli della impossibilità
di risalire attraverso il pensiero ad una verità ultima non vuol dire
cadere nel relativismo, ma significa essere consapevoli di questo dato di fatto
e per questo preferire una società pluralistica. E' infatti evidente
come molte guerre e molti conflitti siano nati proprio perché ogni parte
era convinta di aver ragione, di essere nel giusto, di credere nel vero. Per
questo il pensiero debole probabilmente significa anche tolleranza.
Ci sono tutta una serie di critiche che Antinori fa riguardo a questo argomento, ma non credo sia il caso di prenderle in considerazione.
Cosa diavolo può voler dire "La fragilità delle categorie
ontologiche"?
Con "categorie ontologiche" si parla di una griglia universale grazie
alla quale l'essere umano dovrebbe poter conoscere il mondo; si allude al fatto
che l'uomo entra in contatto con il mondo e dà un ordine ai vari elementi
che nel mondo incontra attraverso la categorizzazione; noi non siamo in grado
di entrare in contatto con le cose del mondo senza in qualche modo categorizzarle.
L'uomo crede di conoscere il mondo e cerca, sulla base delle conoscenze che
via via acquisisce, di scoprire la verità e l'origine di esso. Dato che
il pensiero debole non può pretendere di conoscere la verità ultima
(altrimenti sarebbe pensiero forte), allora le stesse categorie non vanno più
viste come gli "oggetti reali" del mondo, ma una costruzione che noi
ci siamo creata sulla base della nostra esperienza nel mondo. Noi infatti entriamo
in contatto con la realtà e la viviamo per mezzo del linguaggio. Credo
quindi che con "fragilità delle categorie ontologiche" si faccia
riferimento al fatto che le categorie nelle quali l'uomo inscrive la propria
conoscenza delle cose non ambiscono alla verità ultima, ma sono semplicemente
delle costruzioni, che in quanto tali, possono variare da cultura a cultura.
A cosa dovrebbe servire parlare di queste cose in carcere?
Parlare di queste cose in carcere serve per prima cosa per trasformare questo
in un luogo dove è anche possibile fare cultura. A cosa può essere
servito l'incontro sui virus con
il professor Pasquale Ferrante? Tutti questi convegni danno la possibilità
ai detenuti di conoscere e interessarsi attivamente, di interagire con gli altri
partecipanti del convegno che, credo, ne sanno più o meno quanto loro.
In questo modo i detenuti non diventano le uniche persone che devono imparare
qualcosa da qualcuno, ma possono condividere con parte della società
il piacere e la gioia di arricchirsi di qualcosa che può fornire loro
gli strumenti per vedere se stessi e il mondo nei tanti modi che la nostra cultura
ci propone.
Perché mai a un detenuto e a un cittadino che viene in carcere dovrebbero
interessare questa fragilità e la responsabilità che ne consegue?
Io credo che venire in carcere e interessarsi alla fragilità delle categorie
ontologiche e al pensiero debole sia prima di tutto un modo per vedere il mondo
sotto altri punti di vista. Sia un modo per riflettere sulla fragilitò
delle verità assolute che ognuno ha dentro di sé, verità
che a volte portano a non prendere in considerazione altre possibili scelte.
Io penso che questo incontro possa essere utile per decidere di esplorare strade
nuove, per vedere nella verità assoluta di qualcun altro qualcosa che
ci accomuna. In un mondo così complesso è forse importante mettersi
in discussione se non altro perché nessuno può avere la certezza
di essere al 100% nel giusto.