Premessa: Sono un Ignorante.
E' una premessa doverosa poiché, dopo ieri pomeriggio, la mia testa ha
iniziato vorticosamente a riflettere su quanto detto dal Professor Gianni Vattimo
e ho iniziato a pensare sul e con il pensiero debole.
Non Voglio e, purtroppo, non posso pensare di aver colto la vera essenza di
ciò che Vattimo ha detto, però provo a formulare alcuni concetti
sui quali ho riflettuto e che mi sono sembrati utili spunti per una riflessione.
Il pensiero debole
Innanzitutto mi è sembrato uno strumento molto potente, anzi potentissimo,
per scardinare alla base tutti gli assolutismi o pensieri forti che siano. Però
non sono riuscito a cogliere in che modo esso possa essere usato come processo
costruttivo, e vi spiego perchè:
Vattimo ha sostenuto che la società, grazie al pensiero debole, può
scrollarsi di dosso il peso delle imposizioni, visto che tutto si dà
nella temporalità del presente.
Ora, il ruolo dell'accordo, quindi, assume un importanza centrale, garantendo
la liceità e la temporalità della legge, che risulta necessaria
per il quieto vivere.
Tuttavia, è proprio nell'accordo che tutto questo processo si fonda ma,
al tempo stesso, dal mio umilissimo modo di intendere, barcolla.
Vediamo se riesco a farvi capire perché:
L'accordo permette, abbiamo detto, di trovare una soluzione mediata tra le parti
al fine di trovare una soluzione o la soluzione migliore. Ma quante sono queste
parti?
E' ovvio che se io mi devo mettere d'accordo con il mio vicino, Forse, riesco
a trovare una soluzione, ma mano a mano che il numero di persone coinvolte cresce,
vuoi per tutelare certi interessi o per garantire un minimo comune, diventa
sempre più arduo trovare una mediazione.
Utopisticamente (però qui Platone non centra) potrei anche pensare che
ciò sia possibile, ma realisticamente diventa difficile poter pensare
solo di poter accontentare i più.
Quindi?
O la società si autoriduce, diventando una microsocietà, o non
può abbandonare un pensiero forte assoluto con il quale confrontarsi.
Il pensiero debole è un modo di procedere che necessita di un pensiero
forte per poter vivere.
Non può pensare di distruggerlo senza esser distrutto a sua volta.
Forse sto solo delirando ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.
Altra considerazione e poi passo direttamente dal pronto soccorso di psichiatria
al San Carlo. (premetto che sono informazioni mediate e non dirette, quindi
per qualsiasi castroneria siete autorizzati a fustigarmi)
Popper creò un modo di procedere che mi sembra analogo al pensiero debole:
il criterio della falsificabilità.
Ovvero: non esiste una verità, poiché niente è dimostrabile,
tutte le leggi che noi troviamo non sono altro che astrazioni utili nel presente
ma niente di più. E allora che ce ne facciamo di tutto ciò che
creiamo?
Semplice! Finché io non riesco a falsificare i dati essi mantengono una
loro utilità per spiegare, ad interpretare, ecc., la mia (ed è
importante questo "mia"!) realtà, in quanto tali dati sono
i più utili nel mio presente.
Si dice che l'acqua bolle a cento gradi. Non è assolutamente vero. Non
si può minimamente dimostrare nel mondo reale; però non si può
ancora dimostrare il contrario; il dato non è falsificabile, e quindi
posso utilizzarlo per i miei scopi sapendo che ciò per ora mi è
utile.
Vado alla Neuro