Luci e Ombre
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No, forse non è stato proprio un pomeriggio buttato. Questa è
la prima (anche se mi rendo conto non molto bella) considerazione che mi sono
trovato a fare appena "libero" dall'occhio delle telecamere che
ci fissavano all'ingresso di San Vittore. Una considerazione che ha lavato
via un po' di quello scetticismo e di quella diffidenza che mi hanno accompagnato
sino all'inizio di questo incontro (probabilmente anche per qualche minuto
dopo).
E poi la mia mente è stata raggiunta da un altra domanda: ma questo
incontro a chi doveva servire? A noi "società civile" o a
chi li dentro passa e passerà giornate riempite da noia e rimorsi?
E' la risposta a questa domanda che mi lascia ancora dubbi sulla reale utilità
di quel sabato pomeriggio.
Sono assolutamente consapevole di non conoscere il lavoro che sta alle spalle
di ciò che ho visto; così come sono consapevole di non conoscere
il lavoro che seguirà a questo incontro, e non sembri il mio un presuntuoso
tentativo di giudicare, non ho i mezzi per farlo; dato quel poco che ho visto,
un lavoro sicuramente lungo e faticoso. E tanto meno sembri una mancanza di
rispetto verso chi si dedica ad una questione che noi, comodamente, non abbiamo
problemi a dimenticare.
Intendiamoci: per quanto mi riguarda l'esperienza è stata positiva.
Non è certo in discussione il fatto che da quel carcere sia uscita
una persona umanamente "migliore". Né che questa esperienza
non mi abbia fatto conoscere una realtà che altrimenti avrei continuato
ad ignorare, o che i lavori che ho ascoltato non fossero ben fatti, sentiti
e in gran parte condivisibili. Il problema a mio avviso è un altro.
Giudicare è facile. Ma forse le cose si potevano anche fare in modo diverso, visto che i carcerati erano in mezzo a noi. E mi permetto di avanzare questa "critica" riportando le domande che mi sono poi fatto quella sera. Perché ho passato tre ore in carcere in mezzo ai carcerati ascoltando le loro opinioni solo per pochi minuti? Perché i racconti di vita carceraria presenti in alcune tesine non li ho sentiti dalla voce dei carcerati stessi? Per concludere: una diversa distribuzione del tempo dato agli studenti rispetto ai carcerati non sarebbe stata più utile a noi, per sentire delle testimonianze dirette, ma soprattutto utile a loro, così da renderli per un giorno protagonisti e soddisfare la loro necessità di essere ascoltati?