Vorrei cercare di accostare il tema di cui ci stiamo occupando, cioè
l'imperfezione alle riflessioni di Heidegger sul pensiero debole, non so se
riuscirò a costruire ciò che voglio dire, ma cercherò
di farlo con le mie parole.
Abbiamo riconosciuto che la perfezione come senso di "assoluto"
non esiste.
Però di cose perfette ai i nostri occhi ne vediamo tantissime, anche
il nostro cervello elabora dei pensieri che secondo noi sono perfetti, ma
solo in teoria, perché se dalla immagine passiamo al progetto e dal
progetto alla pratica ci rendiamo conto che certe elaborazioni del nostro
pensiero diventano irrealizzabili o perlomeno il nostro cervello ci deve ancora
lavorare su.
Neanche la nostra mente elabora delle cose perfette da poter incastrare in
quel pezzo di mosaico che ci siamo immaginato, però una volta venuto
alla luce, diciamo allo stato grezzo, lavorandolo e modellandolo possiamo
renderlo perfetto per l'uso che ci siamo prefissati.
Ma dato che la nostra mente elabora dati in continuazione, non fa altro che
immaginare come cercare di migliorare, di far evolvere l'oggetto che aveva
immaginato, progettato e costruito.
Io adesso immagino che dalla nascita dell'universo, il mondo è stato oggetto di modifiche per colpa di fenomeni innanzitutto naturali, perciò le modifiche viaggiavano molto lentamente quasi invisibili; con l'avvento dell'uomo, con la nascita della intelligenza, ai fenomeni naturali si sono aggiunti i fenomeni artificiali, che fra l'altro non sempre sono stati di giovamento né alla natura, né all'uomo stesso.
Io credo che tutto quello che è soggetto a modifiche sia naturali
sia provocati dall'uomo o da altri esseri possa chiamarsi evoluzione e involuzione,
a secondo se queste modifiche distruggono per creare migliorie o se distruggono
per danneggiare.
L'uomo dalla sua nascita credo che abbia distrutto per migliorare la sua vita,
ma nel contempo non ha fatto altro che distruggere la natura, perciò,
per una forma di egoismo, se da una parte costruisce dall'altra distrugge.
Ora nel tempo questi fenomeni di evoluzioni naturali ed artificiali, camminando molto ma molto lentamente, risultavano poco visibili all'occhio umano, e questo faceva si che l'essere e la sua sostanza non potessero essere messi in discussione, se non con tempi lunghissimi. Parlo dell'evoluzione del pensiero umano che elabora dati in continuazione, ma che ha bisogno di nuovi dati e di nuove conoscenze per procedere con nuove elaborazioni e per cercare di migliorare la stessa vita dell'uomo.
Voglio dire che i pensieri forti o fissi nella nostra mente man mano che cresce la nostra conoscenza, hanno meno tempo per rimanere fermi dentro il nostro pensiero.
Ecco perché, a mio modo di vedere le cose, non possiamo più avere un qualcosa di perfetto, proprio perché tutto è soggetto ad evolversi e a modificarsi, tutto perciò è imperfetto anche la nostra mente non è perfetta se non riesce a creare qualcosa di eterno.
Nel secolo appena superato, dato che l'instabilità del pensiero camminava
in modo vertiginoso, nasce la crisi del pensiero che io voglio definire evolutivo,
perché non c'è più un esserci fisso che dura del tempo
ragionevole nella nostra mente.
Tutto cambia dall'oggi al domani, ecco la crisi del nostro essere, io delle
volte anzi spesso, non so più avere una certezza che duri nel tempo,
quando invece dieci anni fa riuscivo ad essere padrone del mio pensiero molto
più a lungo di quanto lo sia oggi.
Ecco, mi viene in mente la prigione, vengo catapultato in una dimensione che non conosco, incomincio a vivere in una realtà diversa da dove io ero abituato a vivere, dentro di me passa il terremoto, un uragano, tutto quello che io avevo acquisito, la mia conoscenza viene a contrasto con una conoscenza diversa, viene frantumato il mio essere, io non so più chi sono, tutto quello che sapevo diventa nulla, io stesso se prima ero qualcuno dei tanti divento nessuno nei tanti.
Ecco che mi sembra di essere tornato un bambino che vuole esser guidato per mano. Ma chi è quell'essere che mi può prendere per mano se oggi nessuno può sentirsi padrone di quel pensiero forte, dell'esserci?
Heidegger accomuna l'essere alla morte, in quanto l'unica cosa certa è la morte, io anche in questo incomincio ad avere le mie crisi di pensiero, se prima la media della nostra vita era trenta anni ed adesso siamo arrivati a una media di settanta anni e ancora adesso con la scoperta del genoma umano possiamo creare l'essere umano in laboratorio, rigenerando le cellule che muoiono non si arriverà ad immaginare una vita immortale?
Ci sentiamo inadeguati dall'oggi al domani, ci sentiamo delle volte dei corpi estranei se catapultati in una città che è più evoluta della nostra, ecco c'è da tenere conto anche della meraviglia che sente l'uomo nel vedere cose che non immaginava neanche che esistessero.
Ora se oggi dobbiamo riconoscere che l'evoluzione cammina ad una velocità
impensabile anche da noi stessi, come mai che certe norme della nostra società
non camminano di pari passo diciamo con la crisi dell'essere che in questo
caso è l'evoluzione?
Sto cercando anche di studiare qualcosa, con il risultato che leggendo, qualcosa
nella mia testa rimane. Il filosofo Husserl, era arrivato alla conclusione
che non possa esistere un giudizio sul mondo né su noi stessi, in quanto
è tutta soggettività della nostra mente, perciò ha cercato
di sospendere ogni giudizio su ogni cosa, in quanto niente è fondato
su delle certezze.
La dimostrazione credo più lampante possiamo trovarla dentro di noi con molta facilità, noi durante la giornata cambiamo continuamente pensiero, questo significa che non abbiamo un pensiero certo, a meno che non ci paragoniamo ai pazzi.
Ecco, io ero un pazzo, credevo di avere delle assolutezze, ho sbattuto la testa al muro tante di quelle volte fino a capire che dentro di me non è mai esistita la certezza di nessuna cosa, la mia immagine mi faceva pensare questo, ma mi sbagliavo, ora non è che io mi sento del tutto ridimensionato, ma sicuramente mi sento di sospendere quei giudizi che ritenevo certezza, che mi faceva sentire un padreterno, cercando di trovare nel futuro una soggettività dove ci siano inclusi anche i dubbi, ammettere già a priori di poter sbagliare, sperando che anche quelli con cui ci ho sbattuto il muso possano arrivare alle stesse conclusioni.
Noi come società siamo in crisi di esistenza ma i nostri governanti
che detengono il potere che decidono anche per quelli che non lo hanno, vedo
che non entrano mai in crisi e che certe norme che dovrebbero essere superate
anche per loro, anzi sono sempre piò protervi e sicuri di se.
Mi convinco sempre più che non esiste niente perciò di perfetto
se non all'origine, per un tempo più o meno limitato, ecco cosa per
me può essere la perfezione.
Se invece perfetta intendiamo simile e perciò uguale nella fisionomia
mi sembra proponibile, credo che la biologia in generale ce lo stia insegnando,
ma sempre per un periodo limitato.
Heidegger dice che noi, come esseri, siamo come un affresco moderno mancante
di quei fondamenti che servono come supporto per sostenere l'essere,"il
Dottor Aparo li chiamerebbe stampelle", sono i valori e i rapporti che
servono per sostenere la precarietà ma oggi chi è in grado di
insegnare tali valori e rapporti? e che dovrebbero durare per un periodo che
non sia dall'oggi al domani?
Se poi non riusciamo a far fronte neanche ai fenomeni di massa che modificano
irreparabilmente la nostra vita per un tempo che non ci è dato di sapere?
Io dico che non abbiamo una certezza dentro di noi che ci possa fare da corazza
per proteggerci dai fenomeni che si vengono a creare, perciò siamo
obbligati a sottostare a tetto quello che si possono chiamare intemperie o
fenomeni di massa o evoluzioni, siamo a mio modo senza anticorpi perciò
deboli di fronte a dei sconvolgimenti che provengono sia della natura sia
delluomo.
Credo che non conosceremo mai l'essere in quanto essere, cioè nella
sua vera sostanza, perciò siamo condannati ad essere imperfetti e insicuri,
prima si aveva più sicurezza in quanto i fenomeni evolutivi in generale
erano più sporadici, oggi nell'era che ci troviamo, dove il progresso
si può definire il nostro tiranno, non abbiamo il tempo di metabolizzare
tutto quello che si viene a creare sotto i nostri occhi, figurarsi come si
vedono e si sentono quelle persone che vengono catapultate in dimensioni diverse
dal loro abitat naturale.
Perciò sono convinto che nel tempo siamo condannati ad essere sempre
più imperfetti, tutto ciò paradossalmente avviene mentre la
tecnologia diventa più perfetta, proprio perché non abbiamo
uno stomaco che possa creare degli acidi a farci digerire le sostanze sempre
e più velocemente.
Vorrei dire che abbiamo perso per così dire la via di casa, sempre
che l'abbiamo avuta nel passato.
Se paragonato al mio mestiere vedo la crisi del pensiero, perciò dell'essere,
lo vedo come alle fondamenta di una casa che poggia la sua essenza su delle
fondamenta fragili, in quanto i costruttori hanno usato poco cemento, la casa
più e appoggiata su solide basi e più possibilità ha
di durare più a lungo a meno di un terremoto, meno cemento significa
più fragilità nella struttura, perciò meno possibilità
di durare a lungo.
Il terremoto possiamo paragonarlo a quei fenomeni di massa che rompono degli
equilibri creati in precedenza, anche se è vero che oggi il terremoto
fa meno danni di una volta , proprio perché si sono creati degli anticorpi
a mdifasa della distruzione delle strutture portanti, dimenticavo che ci sono
strutture che devono portare del peso maggiore e strutture che portano dei
pesi minori.
Il nostro essere per funzionare in modo stabile nel tempo senza avere cedimenti
come struttura, deve essere appoggiato su delle basi in grado di sopportare
qualsiasi peso o sconvogimento del presente.
Ma noi sappiamo purtroppo che fin ad oggi non esiste struttura che possa superare
tutte le prove senza subire degli evidenti danni.
Ma allora la crisi del pensiero debole o fragile è irreversibile?