Come va l'imperfezione? Bene, grazie!

 

Luca Raineri

10-01-2004

La parola “perfetto” è talmente usata, spesso a sproposito, da essersi consumata e modificata, fino a perdere buona parte del suo significato originario ed essere divenuta decisamente ambigua.

Credo che ci siano almeno due significati della parola perfetto: uno, più quotidiano, che viene usato come sinonimo di ottimo, eccellente, esemplare e ineccepibile. Si parla allora di un lavoro perfetto, del ragazzo perfetto, di una vacanza perfetta; vi è poi un secondo significato, più legato alla etimologia della parola, e perciò probabilmente meno pervertito dall’abuso quotidiano. È un significato che a ben vedere riconosciamo come sottostante anche a quell’altro: perfetto deriva dal latino per-factum, che, in buona sostanza, vuol dire fatto e finito, compiuto e portato a termine definitivamente. Fra i tempi dei verbi v’è il “perfetto”, ma, se ci riflettiamo, anche un’opera, una vacanza, una vita si può dire perfetta solo dopo che essa sia stata conclusa: altrimenti cosa ci assicura che prima della fine della suddetta vacanza (o opera, o carriera, o quel che si voglia) non intervenga un qualche incidente a guastare tutto? Non è mica un’ipotesi così remota…

Ma se questo è vero, allora è una vera fortuna essere imperfetti, anzi per dirla tutta è la condizione stessa per vivere. Chi è perfetto è immobile, non può più fare un passo o rischia di perdere la sua immacolata perfezione, non può cambiare, non può crescere, non può evolversi, perché è perfetto, fatto e finito, e la paura di fare un passo falso lo paralizza; non può a nessun costo permettersi di sbagliare, pena la perdita della propria perfezione.

Ma c’è di peggio: chi è perfetto ha giocato tutte le sue carte, non ha altro da fare, è definitivamente schiacciato su se stesso, è imbalsamato. Solo chi non vive più può dirsi perfetto; perfetti sono solo i morti.
Ma noi non siamo morti e, che ci piaccia o meno, siamo tutti imperfetti. Ma questa è una gran fortuna, perché è solo se siamo imperfetti che possiamo essere perfettibili: possiamo migliorarci, crescere e cercare di cambiare se non ci piacciamo più. Inciampiamo spesso e cadiamo in continuazione, questo è vero, ma solo chi è caduto ha la possibilità di rialzarsi. Certo, ci vuole un po’ di coraggio, nessuno di noi è così ingenuo da nasconderselo. Ma se non altro noi siamo vivi; chi è già perfetto, no!