Nelle primitive espressioni religiose, il male è identificato con una o più divinità ostili che si contrappongono a quelle benefiche. Il bene ed il male derivano da forze superiori a quelle umane.
Nella tradizione ebraica e cristiana il male è mitologicamente fatto
discendere dalla rivolta degli angeli contro Dio, un peccato di presunzione
commesso da esseri creati da Dio molto simili a lui. La cacciata degli angeli,
la loro stessa rivolta, è un modo simbolico di raccontare l'origine
del male. L'episodio della Genesi, il serpente, la mela, l'albero del bene
e del male, è un altro modo simbolico di descrivere l'origine del peccato,
del male, il "peccato originale".
Il pensiero filosofico greco delle origini individua il male nella materia
e nella corporeità; il male è quindi ineliminabile dalla realtà.
Nel "Timeo" Platone attribuisce la malvagità umana alla mancanza
di educazione e agli influssi negativi del corpo sull'anima. Il male nasce
quindi dalla scarsa conoscenza del bene e dall'imperfezione della materia.
Per quanto riguarda invece la trasgressione, in questo caso legata al concetto di male, nella cultura greca veniva utilizzato un termine, hybris, il cui significato stava ad indicare la violazione dei limiti imposti dalla propria condizione. Nel mondo umano, il termine hybris si applica a coloro che trasgrediscono i limiti dati dagli dei agli uomini. In questa accezione, l'hybris rappresenta il tema centrale delle tragedie di Eschilo; qui l'uomo è un ente responsabile di sé e non è più la pedina di una divinità. Gli dei sono caratterizzati dalla Dike, l'ordine delle cose, il bene; l'uomo è libero di accettare questo ordine, ma se non lo fa ne deve subire le conseguenze. In Eschilo il male è un'entità concreta e risiede nelle cose.
La presenza del male nel mondo rappresenta un tema eterno di riflessione.
Di fronte al suo verificarsi sorge spesso spontanea la domanda: "Perché
il male? Perché alcuni scelgono il male?". Gli esempi sono sotto
gli occhi di tutti: azioni malvagie sono compiute ad ogni secondo.
Le spiegazioni più recenti di questi atti devianti sono diverse: alcune
privilegiano l'aspetto soggettivo, vedendo la colpa come la condizione più
propria dell'uomo. Heidegger sostiene che qualunque cosa l'uomo faccia, la
fa a partire dal suo poter essere incolpato. L'impulso ad essere deviante,
cioè, viene dall'individuo.
Altre teorie invece sottolineano la componente ambientale: Rousseau aveva
assolto l'individuo accusando la società. La natura umana è
buona e senza colpa, ma diventa colpevole là dove un'istanza d'ordine
superiore la reprime.
Anche Nietzsche si era posto sulla stessa linea, accusando prima Dio, poi
i nobili e i monarchi ed infine la società di imporre all'uomo comportamenti
che vanno contro la sua stessa natura.
Questa strada è la stessa seguita da Freud che analizza il comportamento
deviante nello scritto "I delinquenti per senso di colpa", pubblicato
nel 1916. Secondo Freud esiste un senso di colpa originario che viene mitigato
dal commettere un atto illecito. Il senso di colpa deriva dal complesso di
edipo, come reazione al desiderio di uccidere il padre e avere rapporti sessuali
con la madre. E' evidente anche nei bambini che "diventano cattivi per
provocare la punizione e dopo essere stati castigati si tranquillizzano e
si pacificano".( Freud)
Il delinquente compie delle azioni che lo caricano di una colpa in modo da
accantonare un'altra colpa più destabilizzante e di maggiore portata.
Franz Alexander, come Freud, notò che alcuni criminali vivono un senso
di colpa nevrotico a causa di desideri o fantasie interne che sentono sbagliate
o proibite. Il loro comportamento criminale è il tentativo di comportarsi
in modo tale che il mondo esterno li punisca mettendo a tacere la loro coscienza.
Winnicott, parlando della tendenza antisociale, sostiene che il bambino quando
ruba, non vuole le cose che ruba ma è alla ricerca di qualcosa a cui
ha diritto; egli reclama dalla madre e dal padre questo qualcosa perché
si sente privato del loro amore. Il bambino, che ritiene sua la mamma, quando
capisce che gli sta venendo tolta, reagisce sentendosi tradito.
Esiste quindi un rapporto tra tendenza antisociale e privazione: quando c'è
una tendenza antisociale significa che si è verificata una vera privazione.
Al bambino è stato tolto qualcosa di positivo di cui aveva goduto per
un certo periodo. Questo ritiro è durato più a lungo del periodo
di tempo in cui il bambino riesce a tener vivo il ricordo dell'esperienza;
il desiderio di riappropriarsi dell'oggetto mancante, la frustrazione, la
rabbia lo indurranno a reagire difensivamente.
Il bambino che ruba, secondo Winnicott, sta solo riappropriandosi di ciò
che è suo.
La delinquenza, quindi, rappresenta la fame oggettuale primitiva e precoce
della madre che una volta era stata posseduta, e poi era stata perduta, la
madre che il delinquente spera di riconquistare con questo comportamento.
Egli considera questa soluzione un segno positivo perché significa
che il delinquente sta ancora cercando e non ha ancora rinunciato.
Per quanto riguarda la famiglia del giovane deviante, essa è spesso
costituita da una figura materna fragile e priva di competenze educative,
che pone il figlio sul suo stesso piano chiedendogli non solo sostegno ma
anche rivalse nei confronti degli uomini. Dal canto suo spesso il padre è
debole sul piano affettivo ed educativo, malato o depresso, oppure è
una figura autoritaria e aggressiva che sostituisce con l'onnipotenza fallica
una carente potenza virile.
Se il ruolo paterno è carente, per queste caratteristiche del padre
o perché la madre non gli lascia spazio nella relazione con il figlio,
viene a mancare allo sviluppo del giovane deviante chi lo separi dalla madre
e ne consolidi l'identità di genere.
L'impulso a trasgredire si collega inoltre al concetto di spazio, costituito
dalle risorse di una persona, dalle sue possibilità oggettive, ecc..
Lo spazio risulta tanto più angusto quanto maggiore è la rabbia,
il senso di tradimento, la consapevolezza di aver perso qualcosa.
L'atto della trasgressione nasce come risposta all'esigenza di avere uno
spazio per cercare, per delineare una identità personale che, nello
spazio in cui il soggetto dispone non riesce ad esprimere.
Quindi la problematica della trasgressione è collegata con la necessità
di trovare dei supporti per la propria identità. Molte volte infatti
la trasgressione è legata alla mancanza di strumenti utili per costruire
la propria identità e perseguire i propri obiettivi all'interno di
spazi riconoscibili.
Il tema della scoperta e dell'affermazione della propria identità
riguarda soprattutto la fase dell'adolescenza, quando nel tentativo di rassicurarsi
circa la superiorità del proprio corpo e del proprio sé, gli
adolescenti insicuri possono compiere azioni illegali o addirittura criminose,
nel caso in cui non riescano a trovare modi più positivi per affermare
il proprio valore.
Questi atti rappresentano un modo per dichiarare la loro superiorità
nei confronti di una società di cui disprezzano i principi e dalla
quale si sentono a loro volta disprezzati.
Il bisogno di sfidare i genitori o la società costituisce un fattore
importante nella formazione della personalità delinquenziale ma alla
fine è la mancanza di rispetto per se stessi la causa del comportamento
delinquenziale. La delinquenza rappresenta un tentativo disperato di ignorare
l'idea di essere una nullità, di non valere niente.
Spesso queste idee nascono da esperienze infantili che avevano fatto sentire
al bambino che il suo corpo, e insieme ad esso la sua persona, non avesse
valore.
Le cause che possono portare alla devianza quindi sono diverse e, in generale,
sono rappresentate da fattori di malessere individuale molteplici ai quali
vengono assommati fattori esterni conseguenti per esempio a marginalità
sociale. Spesso questa inadeguatezza della persona a inserirsi in un determinato
contesto sociale viene attribuita sia a fattori interni al soggetto, sia ,
soprattutto, a una generalizzata incapacità del mondo adulto a riconoscere
le sue esigenze e il suo bisogno di realizzazione.
Dalla cronaca recente: una madre uccide il figlio, il figlio uccide il padre,
un altro la madre e si potrebbe continuare all'infinito
La spiegazione
qual è? Perché proprio loro, che erano persone come tante altre?
A queste domande sono state date diverse risposte: per alcuni il male risiede
nella società, nella famiglia; per altri nell'individuo. Probabilmente
sono vere entrambe le spiegazioni ma una domanda del genere non può
avere una risposta certa e univoca.
L'unica cosa sicura è che questi "devianti", sicuramente
colpevoli, sembrano a loro volta vittime di qualcosa che si è abbattuto
su di loro.