Tutti sappiamo che Giuda è stato il mandante dell'omicidio del suo
più caro amico.
Vorrei eludere il problema della fede, che, per il mio scopo è tutt'altro
che di aiuto.
E' la storia che mi serve
per capire.
Come può una persona che ama fraternamente un altro individuo commissionarne il delitto?
E' banale da dire, forse, ma non si cambia radicalmente "dal giorno
alla notte", non avviene tutto per caso.
Finalità prima di questa tesina è la ricerca dei "PERCHE'
", sicuramente più o meno plausibili, per poter "RIFLETTERE"
e ricavare qualcosa di buono da un atto tanto crudele.
"COSTRUIRE" a partire da cumuli, enormi, di macerie.
Per parafrasare una frase del grande De Andrè "
dal letame
nascono i fior
", che non significa che da presupposti positivi
non nasca nulla, ovviamente, ma per rivalutare, conoscere, padroneggiare "quel
letame" che è in ognuno di noi, ed evitare che esso nuoccia, ma
anzi, per aiutare quella parte "bestiale" della nostra complessa
psiche a trasformarsi in creatività.
Giuda è COLPEVOLE.
Ma questo non basta.
Non può bastare una condanna a chiudere la riflessione.
Giuda si è, a sua volta, tolto la vita.
Ed ora come la mettiamo?
Se anch'esso non si fosse sentito colpevole, tremendamente sporco e colpevole,
non sarebbe andato assolutamente e ferocemente contro al suo naturale istinto
di sopravvivenza.
Ma lo ha fatto.
Mi baserò sui testi del celebre musical Jesus Christ SuperStar, prendendo in considerazione il percorso di Giuda nella suddetta rappresentazione cinematografica.
Ed ora partiamo da capo
Nel primo brano dello spettacolo è proprio Giuda che la fa da padrone.
Lui, seduto su una roccia, con lo sguardo violento, rabbioso, combattivo.
E' un primo grido d'ascolto, il suo.
Solo, urla verso Gesù, come se non avesse abbastanza coraggio per parlargli
in modo pacato, o avesse paura di sentirsi rifiutato nell'ascolto dal suo
migliore amico (a quanti di noi non capita di avere questi timori?)
si
sfoga in un urlo delirante e, per ciò, disperato.
"La mia mente è chiara, adesso
" dice Giuda. L'illusione
di onnipotenza si staglia contro l'amico, che è assolutamente onnipotente,
carismatico, affetto lontano, che non è più solo per lui.
Giuda sta cercando di emanciparsi, con i suoi mezzi ruvidi e infantili, da
quel legame per lui diventato insoddisfacente perché non più
elitariamente biunivoco, attraverso ciò che possiamo chiamare la "maschera
dell'adulto".
Rovesciando il suo bisogno d'amore e di protezione attraverso la rabbia e
la finzione di un nuovo "io" grande, profetico, indipendente, crede
di elevarsi dal primordiale bisogno d'affetto che lo rende vulnerabile.
Gesù all'epoca cominciava a parlare alle folle. Non più solo
ai "suoi".
Giuda, come un bambino incapace di evolversi e di definire il confine tra
sé e la figura materna, non capisce, non accetta, si sente paradossalmente
tradito.
| "Quando il bambino comincia a testimoniare col primo coordinamento della mano sul seno che egli sta attivamente procedendo alla cucitura fra allucinazione e percezione, fra illusione di controllo onnipotente e azione sugli oggetti offerti dalla madre "devota", egli è già maturo per entrare nella fase in cui la madre comincerà a disilluderlo" Winnicott |
Giuda non riesce ad emanciparsi da questo amore, per evitare l'annientamento
psichico della aggressività positiva intrinseca e propria dell'amore,
un baluardo di potenza distruttrice per sé e per gli altri.
"Credimi, la mia ammirazione per te non si è spenta
"dice
Giuda, in un tentativo disperato d'amore, d'ascolto, di protezione, rovesciando
i ruoli, verso suo "fratello"ormai così lontano.
L'atto ultimo del primo brano rileva con ferocia e disperazione il sentimento
di abbandono ("No, non vuole ascoltarmi
")
|
"Egli
non si rende conto che ciò che distrugge quando è eccitato
è identico a ciò che apprezza durante gli intervalli di
tranquillità tra due eccitamenti
" |
Nel secondo brano la RABBIA è il sentimento
dominante.
Giuda critica Gesù di essere troppo indulgente nei riguardi di Maddalena,
una prostituta.
Egli forse si sente minacciato anche da un probabile "nuovo affetto"
che gli potrebbe portare via l'amico?
Riversa infatti su Maddalena, bersaglio facile, le sue pulsioni distruttive
che controlla a fatica.
Teniamo presente che la rabbia è il derivato principe della frustrazione.
Ma la frustrazione è inevitabile nel corso della vita.
Come sostiene Winnicott la frustrazione genera una dicotomia: pulsioni aggressive
innocenti verso le entità frustranti e pulsioni aggressive verso gli
oggetti buoni.
"non che io obbietti alla sua professione
ma lei non va d'accordo
con ciò che dici e insegni
non ci giova il fatto che tu ti contraddica."
A questo punto è bene precisare il perché dell'uso del "plurale
maiestatis" usato da Giuda.
Da un lato egli usa il "noi" per proteggere il suo sé e non
renderlo così vulnerabile e dichiaratamente bisognoso d'affetto.
Questo "noi" inoltre è riferito al popolo israeliano, prostrato
dalla dominazione Romana, contro la quale Giuda vorrebbe combattere.
E proprio qui si innesca un altro tipo di disillusione, o "tradimento":
Gesù non dà segno di voler combattere con le armi, parla di
liberazione spirituale.
Gesù è un uomo pieno di fascino e carisma, un uomo che combatte
ma non con le armi, che ama e non ama
non sembra più che il ritratto
di Gesù, quello di Giuda?
Forse possiamo ipotizzare che una così forte identificazione (Giuda
"tradirà" Gesù
) e una così forte presa
di posizione contro le minoranze (Maddalena) che Giuda stesso voleva difendere
(il popolo israeliano) siano il primo sintomo di un'inconfessabile pulsione
omosessuale verso l'amico fraterno?
Giuda sembra provocare le reazioni di Gesù, come il bambino fa per
essere poi sempre rassicurato e "mettere delle radici solide"
il
biberon lanciato dal seggiolone qui diventa accusa verbale verso quella figura
fascinosamente materna/paterna e quindi proibita, che è Gesù.
A questo punto si giunge al momento cardine dell'evoluzione del percorso
di Giuda.
Decide di consegnarlo ai farisei.
Decide
gran bel termine se potesse essere esaustivo.
Decide perché si sente costretto inconsapevolmente da tutte le precedenti
microscelte che lo hanno incatenato psicologicamente all'atto estremo, intimamente
connesso con la rabbia del non ascolto, con il bisogno che sente infantile
e perciò negato di quell'amore ambivalentemente crudele.
|
"La distruzione diventa una responsabilità
dell'io solo quando l'integrazione e l'organizzazione dell'io sono sufficienti
perché la rabbia, e quindi la paura della legge del taglione,
possano esistere" |
"Se vi aiuto, dovete capire
che queste sordide azioni MI SONO DIFFICILI
"
La scissione di Giuda in questo momento è così forte da segnargli
il volto. Egli vive tra l'amore fraterno e viscerale che sente verso Gesù
e il bisogno di vendicarsi del senso di abbandono, una vendetta che ha il
significato di "rimettere le cose a posto", più per cancellare
il vuoto d'amore che per punire l'amico.
|
"Il bambino comincia a preoccuparsi dei risultati
della sua esperienza istintuale fisica e psichica. E qui comincia a
sentirsi colpevole. |
La confusione tra il "pericoloso Gesù" contro il benessere degli israeliani e quello contro il benessere psicologico narcisistico di Giuda, in Giuda stesso raggiunge l'apice ed è magistralmente delineato questo passaggio nel testo del musical e nelle espressioni del nostro personaggio.
|
"Nell'infanzia osserviamo che l'essere umano
diventa solo gradualmente capace di distinguere tra soggettivo e oggettivo. |
"Dovevo venire io visto che Gesù non controllava più
la situazione come prima
" dice Giuda, facendo un ritratto di
se stesso trasferito dentro al corpo di Gesù.
"A Gesù non dispiacerebbe di sapermi qui
"
|
"In certi momenti la relazione cattiva internalizzata
prenderà il sopravvento e il bambino si comporterà come
fosse "posseduto" dai genitori che stanno litigando. |
"Non voglio il vostro denaro, il prezzo del sangue " Giuda esprime che il deviante non ruba per arricchirsi, ma per riprendersi qualcosa che, a sua volta, gli è stato rubato.
|
"Acquisizione e possesso formano un'unità psicologica, essendo una incompleta senza l'altro." Winnicott |
Ripete più volte che non gli interessa il denaro
poi si fa convincere
che è solo una ricompensa.
Dentro di lui, impossessandosi dei 30 denari, il costo di Gesù, si
rimpossessa del suo affetto.
E' un pensiero allucinatorio, delirante e perverso. Illogico.
Ma è solo analizzando queste dinamiche illogiche come invece inserite
in un io delineato da atti logici se ne può venire a capo.
Sono logiche le richieste d'amore, non quelle dell'adulto, morbose e latenti,sfuggenti.
Sono logiche le richieste d'amore del bambino che non ha ricevuto ascolto
nel suo grido di disperato bisogno d'amore, di riconoscimento, di fiducia,
per manipolare poi positivamente il mondo interiore e il mondo oggettivo,
esterno a sé.
Il quarto momento si svolge in un grande prato, dove Gesù offre ai
suoi 12 la famosa Ultima Cena.
Giuda è tra loro, con addosso un senso di colpa che nemmeno gli permette
di guardare l'oggetto amato e tradito.
Si sente braccato, scoperto, colpevole
all'estrema parte del torto.
Ma morbosamente e incoerentemente resta vicino al "suo" Gesù,
fosse anche solo fisicamente.
Alla frase "Qualcuno di voi, questa notte, mi tradirà" si
sveglia la "bestia" latente in Giuda e comincia una animata discussione
fra i due, nella quale Giuda scivola dalla posizione di vittima a quella di
carnefice, dando forma e compimento ai suoi ancestrali sensi di colpa vestendosi
definitivamente e irreparabilmente dei panni dell'omicida. (Vedi senso di
colpa in Freud)
|
"L'individuo esiste per il solo fatto di non
essere trovato. Il vero sé è nascosto e ciò con
cui abbiamo a che fare è da punto di vista clinico il complesso
del falso sé, la cui funzione è di nascondere il vero. |
|
"E' una coerenza (incoerenza, a mio avviso, in questo caso) con cui le persone devianti sanno tenere lontano tutto ciò che potrebbe rimpicciolire il loro io " Freud 1914 |
Io mi permetto di aggiungere: con violenza, anche di gestualità fisica, Giuda arretra urlando contro Gesù, rifiutando l'avvicinamento per evitare lo sgretolarsi del suo falso io ormai confermato e calcificato.
Nel quinto momento Giuda si sente alla fine.
Egli si pente per aver innescato una macchina di morte che non riesce più
a fermare.
E' commovente la scena in cui "piange come un bambino" buttando
il denaro a terra come per manifestare di essersi reso conto di aver perso
definitivamente Gesù;
lanciando le 30 monete d'argento, simbolicamente Gesù stesso, da sfogo
in un momento di delirio a tutte le sue più recondite aspettative che
lo hanno reso schiavo di se stesso:
"Io non so come amarlo
non so perché mi turba
è
solo un uomo
Quando sarà morto mi lascerà in pace?
Mi ama anche lui?
Mi vuole bene?"
Forse l'unico modo per poterlo avere e tenerlo con sé per sempre era
proprio quello di ucciderlo, per poi poterlo idealizzare
Ma torna ad attribuire poi la causa ad eventi esterni, continuando a confondere
il mondo oggettuale da quello soggettivo, dicendo:
"La mia mente si oscura, Dio, Dio, sto male,sono stato solo uno strumento
"
Sì, uno strumento di morte, per se stesso e per la persona che ha amato
di più al mondo
ma non nel senso di "strumento" che
intende Giuda.
Egli è il riflesso distorto di se stesso, un burattino sfigurato che
la sua parte considerata "cattiva" da sempre, e quindi mai fatta
crescere e incanalata in energia creativa, ha avuto terreno fertile per manipolare
e distruggere.
Il confine tra l'amore e la morte è così sottile
e Giuda
ha lasciato scegliere la parte sbagliata.
Appendendosi, lo stesso Giuda assassino, ad un albero di sicomoro si conclude
questa tremenda vicenda, che non è altro che l'espressione del fallimento
della comunicazione, della disperazione, dell'abbandono
I bambini quando fingono di essere adulti vanno aiutati, sorretti
e soprattutto
fatti tornare, nella maniera giusta, bambini