Io sono un detenuto come tanti; quando mi hanno condannato mi sono chiesto
se era giusto.
Durante questa mia carcerazione ho conosciuto molte persone e sentito le giustificazioni
più varie per i reati commessi.
La maggior parte di noi sostiene che il giudice non considera a sufficienza
ciò che c'è di buono o che è stato fatto prima di aver
commesso il crimine.
Ma quanti si sono immedesimati in un giudice?
Io sì e ho fatto il seguente ragionamento:
Giudicare è un lavoro come lo è fare l'elettricista e, come
per ogni lavoro, ci sono delle regole da rispettare; l'elettricista deve badare
a che i colori dei conduttori di un impianto siano il gialloverde per la messa
a terra, e cosi via; lo stesso è per il giudice, il quale si deve attenere
a dei parametri ben definiti che sono le leggi.
Un esempio di legge può essere il "vietato fumare" ed è
scritto così VIETATO FUMARE punto e non virgola o però, è
vietato e basta.
Trasgredire a tale divieto, quale sia la causa, il dato di fatto è
che è stato trasgredito.
E il giudice non può dare il perdono perché si deve attenere
alle leggi che la società ha stabilito per difendersi da coloro che
cercano di lederla con le proprie azioni.
E quindi dopo questo ragionamento non posso fare altro che imputare la colpa
solo a me stesso e non ad altri perché qualunque giustificazione porti
a mia discolpa non è tale poiché quando si trasgredisce lo si
fa per propria volontà, perciò invece di auto deresponsabilizzarsi
bisognerebbe responsabilizzarsi maggiormente e cercare di non perseverare
in ciò che è contrario alle leggi che la società ha voluto.