Ti somiglio sempre di più

Marta Sala

30-04-2004  

Una nuova ruga vicino all’occhio, i capelli sempre più bianchi. Mi sembra di averti davanti in questo momento. Mi scruti coi tuoi occhi azzurri lucidi, col tuo solito volto scuro pieno di domande, vuoto di risposte.

Volevo che tu non potessi in alcun modo vedermi uguale a te, sarebbe stata una sconfitta. Sarebbe stato come ammettere di avere qualcosa in comune con te e non volevo. Nella mia testa non c’era posto per le sfumature: se ero uguale a te in qualcosa, allora voleva dire che lo ero in tutto. Invece no, non è così. Sei mio padre e da te ho ereditato tanto, ma nella mia vita ho anche camminato da solo, ho fatto nuove esperienze e lungo il viaggio ho unito all’eredità nuovi guadagni che mi rendono diverso pur nella somiglianza. Ho imparato a reagire diversamente nelle situazioni in cui tu ti comportavi in un modo per me assurdo. Ho fatto nuovi sbagli, che tu non hai mai fatto.

A volte mi hai dato consigli che a me sembravano minacce. Dicevi che la vita m’avrebbe sempre tradito, che non avrei trovato nessuno di cui potermi fidare. Non ti potevo nemmeno dire: “Ti voglio bene”. Quando ho provato a dirtelo m’hai risposto di non essere sentimentale perché “Nella vita non serve, non ti porta da nessuna parte. Serve solo a renderti vulnerabile e a farti fregare”.

E invece guarda: avevo delle speranze, dei sogni. Molti si sono realizzati. Mi sono laureato, fidanzato, sto pensando al mio futuro. Ho intenzione di trovarmi un lavoro che mi piace.

Non ti ascoltavo perché il modo in cui parlavi mi faceva fuggire lontano. Ma ti ascoltavo. Ti ascoltavo anche quando mi terrorizzavi con le tue paure che, secondo te, dovevano diventare anche mie. Ti ascoltavo quando piangevi in silenzio in camera tua e, per paura che tu potessi dirmelo, non venivo a chiederti il perché.

Chissà quanto diverso sono dal tuo ideale di figlio, quel mio fratello immaginario? Lui sarebbe stato simile a te, avrebbe seguito le tue indicazioni e tu lo avresti amato di più. Ho ancora qualche timore ad avvicinarmi perché ho paura di confondermi con te, di perdere pezzi di me sostituendoli con i tuoi. Non voglio che un passo avventato mi riporti al solito distacco ancora più testardo del precedente. Voglio salire uno scalino alla volta, ma continuare a salire.

La tua faccia ora è qui con me e dentro quella faccia ci sono io.