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Erika da curare? |
Lunedì 25 Febbraio 2002
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ALESSANDRIA
Dopo aver diviso la società civile, la coscienza giuridica, il comune
sentire della gente, il caso Erika De Nardo ora spacca anche la psichiatria.
Questo forse neanche il suo ego «esasperamente narcisista» poteva
immaginarlo. Ieri Antonio Marziale, presidente dell' Osservatorio sui diritti
dei minori (quello che l´altro giorno parlava di «colle» intossicanti
per spiegare i recenti delitti di Piemonte e Val d´Aosta), ha lanciato
un appello al ministro della Giustizia, Castelli: «Le va concessa la grazia,
perché la ragazza non ha la sufficiente assistenza psichiatrica: in carcere
`´gode´´ del servizio sanitario per soli 15 minuti ogni sette
giorni». A parte il fatto che giuridicamente (e logicamente) la grazia
può essere concessa solo se è stata inflitta una condanna definitiva
- i 16 anni di carcere per il delitto di Novi sono in primo grado - l´intervento
di Marziale riprende due temi chiave: Erika è pazza? Se sì, l´ordinamento
giudiziario prevede strutture in grado di curarla? La presunta o reale pazzia
di Erika è destinata a tener banco.
Sabato a Chieti, in un convegno a cui ha partecipato anche il difensore, l´avvocato alessandrino Mario Boccassi, la «scuola romana» di psichiatria (i professori Nicola Lalli e Massimo Fagioli docenti a La Sapienza) ha sostenuto che se non proprio da una nuova malattia, la ragazza è comunque affetta da una forma schizofrenica finora mai studiata. L´opposto delle conclusioni a cui erano arrivati i periti del Tribunale dei minori di Torino: carattere con atteggiamenti «cangianti», ma d´intelligenza vivace e veloce, capace di affrontare situazioni di grande disagio con assoluta calma e freddezza, di trovare sempre una via d´uscita. Insomma Erika «regina» della doppiezza, ma nella normalità. «Macché - ribatte Boccassi, che si appresta al ricorso in appello per far riconoscere alla sua assistita l´incapacità d´intere e volere - a Chieti è emerso chiaramente, proprio partendo dai verbali stessi dei periti torinesi, che molti aspetti patologici non sono stati tenuti in considerazione. Ad esempio l´indifferenza verso tutti, verso la madre in particolare: un segno della morte della sensibilità». Poi che altro, troppo sesso, troppa droga? «Dell´uno e dell´altra in questa storia c´è abbondanza, fino a che punto sia anormale è da vedere. Ma a 16 anni ormai il carattere è formato, i figli si devono guardare quando hanno 4-5 anni, è lì che nasce la personalità. Pensi che, secondo una statistica, negli Usa una tv trasmette le immagini di 18 mila omicidi l´anno e quasi sempre il bambino si identifica col carnefice, non con la vittima»
Tralasciando le
divisioni fra psichiatri, quali sono i sintomi di questa eventuale malattia?
Per riconoscerla un genitore deve attendere che il figlio gli sferri un centinaio
di coltellate? Su questo gli esperti concordano: «Non se ne sa nulla».
I periti torinesi lo dicono perché secondo loro Erika non è matta,
gli psichiatri romani perché la malattia non dà sintomi evidenti.
«Però - chiosa Boccassi - anche sostenere che la ragazza è
`´normale´´ come può rassicurare le famiglie?»
Sia come sia, resta l´ultimo aspetto: eventualmente come curarla? Secondo
Castelli - lo dice lo stesso avvocato - per certi reati l´affidamento
non può più avvenire. «Ma noi non chiediamo la messa in
prova - afferma Boccassi -, resti la misura cautelare, però non in carcere
dove al massimo a Erika danno un po´ di Valium». C´è
la possibilità che, ritenuta insana di mente, la ragazza finisca in un
ospedale psichiatrico giudiziario. «No - insorge Boccassi - quelle sono
strutture sopravvissute alla legge 180, poi non sono destinate a minorenni».
Dunque non resta che la comunità, magari quella di don Mazzi che s´è
già offerto. Novi Ligure - che piange i suoi due morti Susy Cassini e
il piccolo Gianluca - guarda a questo nuovo balletto psichiatrico con un certo
distacco. Dice don Valentino Culacciati, della Pieve, la parrocchia dei De Nardo:
«Se ha fatto quel che ha fatto qualcosa che non gira ci sarà. Questa
società può anche riuscire creare malattie nuove, da cui non sa
difendersi». E´ l´incubo che ci ha lasciato Erika.